Come avrete capito, gli amici al bar sono tutti di sinistra e proprio per questo discutono sempre di tutto. Ma la discussione di quel giorno era proprio all’ultimo respiro. Lo psichiatra sosteneva la tesi di Francesco Piccolo, lo sceneggiatore del “Caimano”, e cioè che Berlusconi occorreva batterlo sulle idee, sui programmi, sulle leggi dei suoi governi rovinose per l’Italia, e non sugli eventi scandalosi della sua vita privata o coi pettegolezzi sarcastici e stupidi.

Insomma bisognava e si poteva ormai largamente battere, come sosteneva Renzi, con libere elezioni democratiche piuttosto che a colpi di processi e di gradi di giudizio sui propri affari. Che anzi, se il Parlamento avesse votato la decadenza per frode fiscale e gli avesse impedito di essere il leader formale del centro-destra, questo sarebbe stato per Berlusconi un aiuto formidabile nel fargli recuperare forza e simpatie elettorali per altri anni ancora.

Il professore obiettava con più veemenza del solito che invece la legge è uguale per tutti e che un parlamentare, anche se eletto a stragrande maggioranza dal popolo, è soggetto al giudizio della giustizia italiana, che subentra anche in caso di reato privato al giudizio del popolo. Siccome si discuteva a voce alta e siccome l‘argomento appassionava per l’appunto il popolo, al contrario del solito, un crocchio di persone si era fermato intorno al tavolo ad ascoltare.


Io dentro di me, a dire il vero, la pensavo come lo psichiatra, temevo e temo insomma che questo accanimento per vie giudiziarie contro il “Caimano” sia mosso dal desiderio di trovare un rapido espediente per eliminare l’avversario ovvero dalla paura dell’avversario stesso, ennesima espressione della paura di perdere della sinistra cui appartengo e che l’ha condotta sempre alla sconfitta.

Per capire e governare il popolo, bisogna ascoltare il popolo, cosa che i dirigenti più intelligenti e snob della sinistra non fanno, e così mi venne un’idea fulminante. Mi rivolsi agli astanti e chiesi loro se volevano esprimersi su quella diatriba. Un sì entusiasta si levò dalla folla.

Prima chiesi loro di alzare le mani a quanti volevano libere elezioni per porre fine al ventennio berlusconiano. Tante mani alzate intorno offuscarono il piccolo cielo del bar.

Poi chiesi quanti di loro volevano che a decidere fosse la decadenza in Parlamento per la sentenza per frode fiscale. Fui subissato da un coro di “no”. Volevano essere loro a decidere del loro futuro. Conclusi che il bar aveva votato con la sua autorità contro la decadenza di Berlusconi e per restituire la parola al popolo, e sciolsi l’assemblea.

Quando gli astanti si voltarono, il treno stava per partire e si precipitarono verso le porte in chiusura. Fuggii con la mia bici mentre qualcuno rimasto a terra imprecava contro la politica e contro i pensionati.


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1 COOMENTO

  1. Gentile Francesco Ciotti,
    rispetto la Sua opinione; vorrei prendesse in considerazione la mia.
    La invito a riflettere su quanto e come siano cambiati i valori etici da circa 40 anni, e cioè dall’era Craxi a venire, e quanto una certo modo di relazionarsi con clemenza con la propria coscienza abbia dilagato a macchia d’olio. Non voglio atteggiarmi a sociologo indagandone le cause, non ne sarei capace, ma ritengo che i sostantivi “disciplina” e “onore” siano oramai privi di “intimo” significato per la maggior parte di tutti noi.
    Premesso questo, ha ragione Lei quando afferma che il Caimano vada battuto in libere elezioni, ma per batterlo bisognerebbe bonificare il modo di pensare ed essere della società italiana, cancellare venti e più anni di Drive In, vari Ballando e compagnia bella andati impunemente in onda come anestetico del pensiero. E Lei sa bene, come me, che non è possibile, o per lo meno non prima che io e il Caimano abbandoniamo questa valle di lacrime. Quindi, ben vengano i magistrati e la Severino (sic!) se sono rimasti l’ultimo baluardo di una parvenza di etica pubblica.

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