La legge di stabilità 2014 non cambia. Lo assicura il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, mentre al Senato si sta svolgendo il rush finale per l’inserimento degli emendamenti da presentare in aula.

Sono molte le voci discordanti che si sono alzate, negli ultimi giorni, inclusa Confindustria che, con il proprio presidente Giorgio Squinzi, ha bocciato la manovra così come già, al momento della sua presentazione in Cdm, fecero i sindacati.

Ma la stroncatura più cocente, per il governo, è stata sicuramente quella arrivata da Bruxelles, dove la Commissione europea ha ritenuto insufficienti gli interventi contenuti nel testo della finanziaria, ritenuta incapace di stimolare la crescita a dovere e, insieme, di tenere a posto i conti.


Così, in queste ore concitate, si sono succedute ipotesi anche rivoluzionarie sulla legge di stabilità 2014. Alcuni hanno paventato che potesse essere quasi riscritta, visti i rilievi piovuti addosso al governo da più parti e, insieme, il mancato raggiungimento degli obiettivi con le annunciate riforme. Su tutte, ad esempio, fa specie la riduzione del cuneo fiscale che, nella versione presentata dal governo, assicura soli 14 euro in più in busta paga.

Ma a smorzare gli animi su una possibile rivoluzione della finanziaria è arrivato il titolare del Tesoro, annunciando che la legge non subirà ingenti modifiche al Senato, naturalmente esclusi gli emendamenti usciti dalla commissione nel numero di alcune centinaia.

Tra queste proposte di modifica, anche il pacchetto di correttivi presentato dal governo stesso, inclusa – ormai sembra ufficiale – la legge sugli stadi, prima inserita, poi eliminata e infine ritornata nel novero delle modifiche governative al ddl bilancio.

Per soddisfare le richieste Ue, ha evidenziato Saccomanni, sono infatti stati varati, negli ultimi giorni, i programmi di spending review, privatizzazione degli immobili e quote di Bankitalia, i quali andrebbero proprio nella direzione chiesta dall’Europa, nel senso di una maggiore attenzione alle casse pubbliche.

Nel frattempo, sarebbe a punto anche il nuovo condono per il  rientro dei capitali, che Saccomanni rifiuta di etichettare come una nuova sanatoria, ma che prevede l’aliquota del 12% sui patrimoni nascosti al fisco e depositati all’estero che finirebbero per rientrare.

 

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