Abolizione delle Province, ora si ragiona sulla destinazione dei dipendenti. Sono 56mila i lavoratori degli enti provinciali che si trovano a rischio con l’approssimarsi del via libera al ddl Delrio, ormai in dirittura d’arrivo alla Camera per la votazione.

Negli ultimi giorni, è intervenuto più volte lo stesso ministro a rassicurare tanto i tecnici quanto i singoli dipendenti, riconoscendo che, nel disegno di legge di prossima presentazione a Montecitorio, i lavoratori non rischiano di trovarsi disoccupati per effetto del riordino istituzionale.

Comunque, come prima cosa, il ministro ex presidente Anci ha sottolineato che le preoccupazioni della Corte dei Conti sarebbero eccessive sui costi del provvedimento e le conseguenze sul governo locale che si dovrebbero generare, dando vita a una confusione tra i vari livelli che potrebbe produrre meno semplificazione del previsto, almeno secondo la Corte.


Ad avviso del ministro, invece, le novità introdotte con il ddl dovrebbero produrre un vantaggio per gli enti, e un ritorno economico per le casse statali, citando, a suffragio delle sue affermazioni, uno studio dell’università Bocconi di Milano.

Tornando ai dipendenti provinciali, va sottolineato come l’emendamento inserito in legge di stabilità, che propone la proroga dei commissariamenti provinciali fino al 30 giugno prossimo, non mette del tutto al riparo le posizioni degli amministrativi e di tutti i lavoratori delle province in via di sparizione.

Martedì, il governo ha firmato un protocollo d’intesa con i sindacati, al fine di trovare un piano di assorbimento delle risorse attive negli enti già esistenti e nelle città metropolitane che il ddl vuole istituire e potenziare.

Secondo quanto stabilito dal patto con le parti sociali, allora, dovrà aprirsi un confronto teso a individuare eventuali posti disponibili per gli esuberi che giocoforza si verranno a creare, e che neanche il ministro, finora, ha potuto negare. Quest’ultimo si è limitato a rimarcare che i dipendenti delle Province “passeranno ai Comuni o alle Regioni”.

Oltre a questi nodi di superficie, poi, c’è tutta una serie di questioni sindacali e interne alla finanza degli enti locali – non da ultimo, le spese ripartite per il pagamento degli stipendi ai dipendenti  che richiederebbero una profonda revisione del patto di stabilità, quantomeno alle voci interessate. Insomma, la partita delle Province è ancora tutta da giocare.

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