Non è passata la mozione di sfiducia del MoVimento 5 Stelle per chiedere le dimissioni del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri: la Camera ha respinto la richiesta dei grillini con una maggioranza di 405 voti contro la mozione, mentre solo 154 sono stati i favorevoli, con 67 assenti e 3 astenuti.

Dunque, le larghe intese sono state compatte nel proteggere il Guardasigilli, contro cui si era scatenato un vespaio di polemiche a seguito della pubblicazione delle telefonate che vedevano coinvolto il ministro in prima persona – ma anche suoi strettissimi famigliari – con esponenti della famiglia Ligresti, in particolare dopo l’arresto della scorsa estate del nucleo alla guida di Fonsai.

C’era molta attesa per scoprire se il Pd avrebbe votato all’unanimità oppure se, all’interno del gruppo della Camera dei deputati, ci sarebbero emerse delle spaccature a seguito delle dichiarazioni di alcuni tra i principali rappresentanti, tra cui i candidati alle primarie per la segreteria Pd Gianni Cuperlo e Pippo Civati, oltre al sindaco fiorentino, e favoritissimo per la corsa alla segreteria, Matteo Renzi.


Se nei giorni scorsi l’atto delle dimissioni della Cancellieri era arrivato a sembrare una scelta quasi obbligata, visto l’appoggio ormai svanito anche in area democratica, il richiamo del presidente del Consiglio Enrico Letta è stato decisivo per riportare tutto il gruppo del Partito democratico sulla stessa posizione, ostile alla mozione dei 5 Stelle.

In mattinata, nel corso di un’accesa discussione sulla mozione proposta dai parlamentari grillini, non erano mancati i distinguo, primo tra tutti quello dello stesso Civati, che annunciava di votare contro le dimissioni per disciplina di partito più che per convinzione personale. I deputati grillini hanno inveito contro i banchi del Pd, accusando i propri colleghi del centrosinistra di aver ceduto ai diktat del presidente del Consiglio.

Il caso Cancellieri, però, non si chiude qui: lo stesso Guardasigilli aveva intimato che non si sarebbe rassegnato a ricoprire un ministero “zoppo”. Bisognerà vedere le ripercussioni di questa giornata per capire se il lavoro della Cancellieri potrà proseguire come se niente fosse o se tornerà sui suoi passi, rassegnando le dimissioni e rimettendo, dunque, il governo in crisi, come ricordava lo stesso Letta nel video clandestino andato in onda a Ballarò.


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