Secondo la fonte di stampa “MessinaOra”, il 18 settembre 2013 giunge notizia che nessun documento tecnico esiste presso l’ARPA Sicilia sul progetto dell’elettrodotto denominato “Sorgente-Rizziconi”, e nessuna convenzione risulta firmata per il monitoraggio ambientale dell’intervento.
Notizie del genere destano preoccupazione, in quanto sono indispensabili nuove opere in Sicilia per mettere in sicurezza la rete elettrica.
Già alcuni mesi fa l’Antitrust aveva espresso una forte preoccupazione per il ritardo dei lavori relativi alla realizzazione e all’esercizio dell’elettrodotto “Sorgente-Rizziconi”, dopo che l’Assessore all’ambiente della Regione aveva invitato la Società costruttrice a fermare il cantiere e l’Assemblea regionale siciliana, nella seduta del 6 marzo 2013, aveva votato una mozione per chiedere una modifica sostanziale del tracciato dell’opera, a causa della sua estrema vicinanza alla popolazione residente nel territorio di vari Comuni dell’isola.
Con il parere AS1039 del 12 aprile 2013 espresso ai sensi dell’art.22 della legge 287/1990, l’Autorità garante non si limita a occuparsi degli ostacoli alla concorrenza e al contenimento dei costi dell’energia che potrebbero derivare dal ritardo di costruzione e messa in esercizio dell’elettrodotto in questione, ma mette in luce, con l’occasione, una problematica di ben più ampia portata relativa al contesto di criticità ove si colloca l’investimento, e auspica che il confronto in corso tra le istituzioni nazionali (Ministero dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti), le istituzioni regionali e la Società costruttrice possa trovare punti di contatto tali da consentire il proseguimento dei lavori nei tempi previsti.
Nello specifico, occorre evidenziare che l’investimento in gioco non è una ordinaria infrastruttura di rete destinata alla trasporto di energia elettrica, bensì un’opera di alta valenza strategica, dalla quale dipende il destino di sviluppo sociale e industriale della maggiore isola italiana.
È sufficiente ricordare, sul punto, che il decreto del Ministero dello Sviluppo economico emanato di concerto con il Ministero dell’Ambiente, con cui nel luglio del 2010 è stata autorizzata l’opera, definiva quest’ultima “essenziale per garantire condizioni di esercizio e di continuità del servizio elettrico in una delle sezioni oggi maggiormente critiche dell’intera rete di trasmissione elettrica nazionale, in tal modo riducendo il rischio di isolamento elettrico dell’isola, favorendo un maggiore mutuo soccorso tra le reti di Sicilia e Calabria tutelando la sicurezza pubblica”.
L’estrema fragilità del sistema elettrico siciliano appare il leitmotiv del parere dell’Antitrust, che si sofferma meticolosamente sulle criticità strutturali della rete di trasmissione al servizio del territorio regionale.
Rileva l’Authority che tali criticità risalgono a un concorso di varie cause, e, nello specifico, ai seguenti fattori:
a) una scarsa magliatura interna della rete (in particolare con riferimento al collegamento tra la zona orientale e quella occidentale dell’isola);
b) un’insufficiente interconnessione della rete di trasmissione siciliana con quella nazionale, con conseguente separazione del mercato siciliano da quello del resto del territorio nazionale a causa di una persistente congestione tra le due zone;
c) un’insufficiente dotazione di capacità di generazione, soprattutto in caso di eventi particolarmente traumatici come il fuori servizio di alcuni impianti.
In questo complesso scenario, l’Autorità garante osserva che “l’elettrodotto a 380 kV in doppia terna denominato “Sorgente-Rizziconi” è considerato come un’opera di fondamentale importanza nella prospettiva della risoluzione delle criticità strutturali del sistema elettrico siciliano, mentre d’altro canto, sotto il profilo concorrenziale, “l’entrata in funzione dell’opera consentirà la completa interconnessione tra il mercato siciliano e quello del sud Italia, permettendo all’eccesso di capacità di generazione (sia rinnovabile, sia tradizionale) presente nelle zone peninsulari di poter transitare verso l’isola e, in tal modo, di poter competere con la capacità installata in Sicilia”.
A conclusione di tale analisi, il parere aggiunge che l’investimento “avrà l’effetto di ridurre il potere di mercato degli operatori presenti nell’isola, consentendo la convergenza tra i prezzi siciliani e quelli continentali con un beneficio netto sui prezzi dell’energia pagati da tutti i consumatori italiani”.
Al di là, dunque, del rispetto formale delle prerogative degli organi regionali, che l’Antitrust non intende ovviamente mettere in discussione, il parere de quo è un accorato appello a un forte senso di responsabilità degli amministratori, con l’avvertenza che “ulteriori iniziative assunte dalle istituzioni regionali al fine di ritardare la realizzazione dell’opera rappresentano un ostacolo frapposto alla risoluzione di una problematica concorrenziale (a voler prescindere dai pur importanti temi di sicurezza del sistema elettrico), che attualmente grava sui costi dell’energia pagata dalle imprese e dalle famiglie di tutta la nazione”.


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