Imu e riforma del catasto, cantieri aperti senza data di fine lavori. In queste ore in cui il Parlamento cerca di recuperare terreno dopo lo stop per l’improvvisa crisi di governo, si accumulano diverse questioni lasciate in disparte dopo la bufera politica che, ora, riemergono in tutta la propria urgenza dovuta all’imminente scadenza dei testi di conversione in legge.

E’ il caso, su tutti, di due provvedimenti di cui si è molto parlato negli ultimi tempi, che rischiano di diventare ininfluenti per via delle eccessive lungaggini dovute a dibattiti fiume e incertezze in maggioranza. Si tratta, nella fattispecie, di due testi lontani nel tempo, uno giovanissimo, l’altro, invece, da lungo tempo impegnato in un ping pong parlamentare. Due riforme che, se approvate entrambe entro i tempi previsti, dovrebbero cambiare una volta per tutte la fiscalità immobiliare nel paese: l’abolizione dell’Imu e la delega fiscale, al cui interno si trova, come noto, la riforma del catasto. Uno, si trova proprio in queste ore all’esame della Commissione della Camera, l’altro, alla corrispondente di palazzo Madama, dove però rischia di bloccarsi nuovamente.

Sull’Imu, c’è un decreto che risente dei tempi strettissimi per la conversione, pena la decadenza e obbligatoria leggina correttiva, che inlinea teorica potrebbe anche ristabilire la rata di dicembre per le fasce che il governo ha deciso di esentare, ossia prime case, terreni e abitazioni rurali. Dall’altra parte, al Senato, si trova il blocco normativo e la scansione di rendite su cui proprio l’Imu è basata, ossia le rendite catastali, che attendono di essere aggiornate da tempo immemorabile. L’ok definitivo alla riforma del catasto non è mai stato così vicino, ma l’ingorgo in parlamento rischia di lasciarlo ancora ai box.


Quello dell’anagrafe immobiliare, è un argomento che sta a cuore non solo ai cittadini in senso stretto, ma anche alla macchina burocratica e statale, da intendersi anche come contributiva. Come ha ben spiegato Emilio Casalini nel servizio andato in onda su Report ieri sera, infatti, nel comparto degli immobili si racchiude un terzo del patrimonio delle famiglie italiane, corrispondente a 9mila miliardi di euro. Un sistema, però, obsoleto, antecedente agli scossoni del mercato degli ultimi anni, che, dopo la grande crisi globale e con la nuova era delle politiche fiscali, produce risultati incoerenti, come vani uno fianco all’altro che appartengono a due categorie catastali distinte, arrivando a generare, in questa maniera, rendite e, di conseguenza, rate Imu differenti.

E ciò che la riforma si promette di cambiare una volta per tutte è proprio il principio di calcolo delle rendite, che non scaturirà più dal numero di vani, ma dai metri quadrati di cui l’immobile è composto. 

Intanto, anche l’Imu torna a fare parlare di sé: oggi arriva in voto alla Commissione Finanze della Camera l’emendamento presentato da Pd  per il pagamento della rata alle abitazioni di lusso con rendita superiore ai 750 euro. Tutto ciò, in attesa che, con la stesura della prossima legge di stabilità, si definisca l’entità della nuova Service Tax, al cui interno dovrebbe essere inglobato anche il gettito Imu. Naturalmente, tutto sarebbe più semplice – e probabilmente più equo – con le rendite catastali aggiornate.

Le ultime notizie, però, non fanno ben sperare per un’approvazione lampo della delega fiscale: con il Parlamento bloccato settimana scorsa, pare che il suo iter abbia subito uno stop e il testo sia rimasto ancorato alla Commissione Finanze del Senato, tanto che risulterebbe ormai improbabile, stando al calendario dei lavori, un’approvazione della riforma entro il prossimo 15 ottobre. Entro quella data, infatti, dovrebbe essere divulgata la legge di bilancio e, allora, inizierà a scoprirsi cosa nasconde il futuro impositivo per i contribuenti italiani.

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