Passata la crisi di Governo più velocemente di quanto si potesse immaginare, l’attenzione si sposta sull’agenda di Governo che, di fatto, ha subito un rallentamento e rischia un ingorgo pericoloso. Dopo il pasticcio dell’Iva, ormai salita ad una aliquota del 22%, è di nuovo il turno dell’Imu visto che a breve c’è una scadenza importante come la conversione del Dl 102 che elimina l’acconto di giugno, ed una di più ampio respiro come la legge di stabilità che dovrà inserire nel panorama fiscale del 2014 la service tax. 

Nonostante la maggioranza non abbia mai fatto mistero di voler blindare il primo decreto e rinviare al provvedimento che sostituisce la vecchia finanziaria la risoluzione di tutte le altre questioni, non si rilevano segnali particolarmente positivi; tanto per il numero di emendamenti, 468, che sono stati depositati ieri nelle commissioni Bliancio e Finanze, sia per le distanze che ancora si registrano tra Pd e Pdl. Fra le richieste di modifica già presentate emerge quella democratica di ridurre la cancellazione della prima rata Imu agli immobili con rendita catastale inferiore ai 750 euro.

Secondo i sottoscrittori di questa proposta, se si fa pagare l’imposta ai proprietari di una abitazione che è oltre questa soglia, si potrebbero recuperare 1,2 miliardi da impiegare per far tornare l’Iva al 21% dal 1° novembre (706 milioni), alla Cig in deroga (400 milioni) e al fondo affitti (50 milioni). L’Imu rimane una priorità anche per il Pdl come ha confermato il capogruppo alla Camera Renato Brunetta che ha detto che sembrerebbero “spariti i migliori propositi; congelamento dell’aumento Iva ed abolizione dell’ultima rata dell’Imu, che verrà scaricata sugli esangui bilanci famigliari”.


L’ex ministro della Pa ha poi aggiunto “se queste anticipazioni fossero fondate non potrebbero non destare grande preoccupazione”. Oggi, quando verrà stabilito il nuovo calendario per l’esame del Dl 102, si capirà se questi scontri che ci verificano sono frutto della recente crisi o sono vere e proprie prese di posizione che poteranno ad un inevitabile scontro.

L’ammissibilità degli emendamenti inizierà lunedì 7 e l’approdo in aula dovrebbe essere posticipato a venerdì 11 ottobre, senza dimenticare che il provvedimento dovrà andare poi al Senato e che la dead line per la sua conversione in legge scade il 30 ottobre. E’ in virtù di questo se all’interno della maggioranza in molti puntano a circoscrivere i correttivi e rinviare le altre modifiche alla partita più ampia che si giocherà con la legge di stabilità anche perché, si chiede Francesco Boccia, presidente della commissione di bilancioche senso avrebbe modificare il decreto quando sono passati quasi tre mesi e mezzo dalla scadenza della prima rata  ed è già stato effettuato, su richiesta dell’Anci, il trasferimento integrale ai Comuni?”.

Se in conclusione si decidesse per un intervento soft sul provvedimento, uno dei relatori, Marco Causi (pd), non avrebbe dubbi su dove intervenire. “Spero che il governo – dice l’esponente democratico – voglia cogliere l’occasione per dare dei segnali sulla deducibilità per gli immobili produttivi delle imprese e su interventi di equità a favore degli inquilini”. Nella consapevolezza che non è comunque il decreto 102 la sede migliore per la riforma dell’Imu e dell’intera tassazione immobiliare. 


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