Non sembra vedere la parola fine la telenovela della quale sono protagoniste le società degli enti locali.
E attualmente fissata al 30 settembre 2013 la data entro la quale i comuni entro i 30 mila abitanti devono dismettere (liquidandole o cedendole) le partecipazioni in società, a meno che tali società non abbiano concluso in utile gli ultimi tre anni di esercizio, sempre che non abbiano subito perdite tali da imporre agli enti ricapitalizzazioni per riportare il patrimonio sopra ai limiti di legge.
Si tratta di una scadenza contenuta nell’art. 14 comma 32 del Dl 78/2010, e che è stata già rimandata 5 volte.

Tuttavia le probabilità di una nuova proroga sono altissime, e sembrerebbe che il governo Letta sia al lavoro su un decreto da fare uscire entro pochi giorni.

Il provvedimento di rinvio è stato peraltro richiesto a gran voce dal presidente dell’ANCE Piero Fassino, che ha sollecitato il governo a intervenire “disinnescando” una norma che presenta importanti incertezze interpretative, e che soprattutto colpirebbe duramente sia i bilanci comunali che i lavoratori.

Nel frattempo si avvicina anche il termine del 30 settembre 2014, entro il quale anche i comuni medi, cioè quelli tra i 30 mila e i 50 mila residenti, devono realizzare la dismissione delle partecipate.

Ancora più vicina è la scadenza del termine previsto dalla “spending review” del 2012 per privatizzare o chiudere le società strumentali degli enti locali, cioè quelle che ricavano dal proprio ente almeno il 90% dei ricavi.

Attualmente la norma, contenuta all’art. 4 del DL 95/2012, pone il termine del 31 dicembre 2013, ma è stata anch’essa prorogata a partire dalla prima scadenza (il 30 giugno 2013).
Visto i precedenti, non è difficile prevedere che anche questi termini passeranno a vuoto, spia dell’impossibilità di servirsi di questo tipo di misure draconiane, che colpiscono in modo indifferenziato e indiscriminato le realtà più diverse.
Peraltro quest’ultima norma ha subito un’enorme depotenziamento in seguito decisione della Corte Costituzionale del luglio scorso, che (con la sentenza 229 del 2013) ne ha dichiarato l’inapplicabilità alle società strumentali delle Regioni e a quelle dei Comuni e delle Province delle Regioni autonome.

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