“Oggetto: Ricorso ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Silvio Berlusconi C. Italia”. Il Cavaliere gioca la carta dei diritti umani. Prima che la Giunta del Senato si possa riunire per decidere della decadenza dell’ex presidente del Consiglio, Berlusconi ha già pronta la propria personale offensiva per rimanere in Parlamento, anche se valutando tutte le ipotesi, questa volta, sarà davvero una mission impossible.

Dunque il Cavaliere ha inviato via fax alla Corte europea dei diritti dell’uomo il documento valido per fare ricorso, che è già stato depositato presso la Giunta che si vede mettere pressione per una decisione ormai attesissima, non solo nel mondo politico. Come già accennato sopra, la mossa della Corte europea non è che il primo step di una strategia difensiva che si basa su molti altri passaggi, che, tuttavia, sembrano davvero essere fragili dal punto di vista giuridico se non fosse per l’eccezione costituita dal possibile salvataggio “politico” che potrebbe garantirgli il Pd.

Anche in quel caso però la decisione sarebbe semplicemente rinviata a fine anno, periodo nel quale scatterà l’interdizione dei pubblici uffici, visto che la Cassazione, rispetto alla sentenza della Corte di Milano, ha solo ordinato un nuovo conteggio degli anni di pena in quanto ha ritenuto dovesse essere applicato il diritto tributario che, per il reato di frode fiscale per il quale è imputato Berlusconi, commina una pena da 1 a 3 anni, invece che dei 5 che la corte milanese gli aveva inflitto.


La difesa disperata del Cavaliere parte, quindi, da Strasburgo; l’idea dei suoi legali è quella di rendere vani gli effetti della legge Severino mediante l’invocazione dell’articolo 7 sulla irretroattività della legge meno favorevole per l’imputato condannato. Viene citato anche l’articolo 13 di cui si richiede la violazione visto che l’ordinamento italiano non permette a Berlusconi alcun rimedio “accessibile ed effettivo” per ricorrere contro l’incompatibilità della Severino con la Convenzione europea dei diritti umani.

Il procedimento tentato dall’ex premier, tuttavia, si preannuncia di difficile realizzazione; infatti deve superare il filtro dell’ammissibilità. Il cardine del ricorso è costituito dalla presunta violazione dell’articolo 7, il medesimo invocato da Cesare Previti per il processo Imi/Sir-Lodo Mondadori, nel febbraio scorso. In quella circostanza, il ricorso venne dichiarato “irricevibile”.

Le vie europee non si esaurirebbero qui; in caso di insuccesso a Strasburgo, i legali del Cavaliere hanno ancora un altro asso nella manica da giocare; la corte di Giustizia del Lussemburgo. Sarà lo stesso Pdl a chiedere di intraprendere questa via alla Giunta del Senato. In questa sede verrebbe sostenuta la decadenza automatica, fissata dalla legge Severino, valida  solamente per amministratori e politici locali, ma non per i parlamentari, in virtù dell’articolo 66 della Costituzione che recita ” Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Anche in questo caso, come nel precedente, verrebbe fatto presente il nodo legato alla retroattività.

Terminata la strategia europeista, si passerebbe a quella tricolore, avvalendosi della macchina giuridica nostrana. I sostenitori di Berlusconi spingono perché venga interpellata la Consulta sulla base del fatto che il reato di frode fiscale per cui il Cavaliere è stato condannato sarebbe stato commesso prima che la normativa fosse approvata.

Questa teoria incontra il parere totalmente negativo di molti costituzionalisti; la norma non è un effetto penale, ma una sanzione amministrativa, quindi il problema della retroattività non si potrebbe porre. L’associazione Avaaz ha fatto firmare a dieci di loro, fra cui il professor Alessandro Pace, un documento che mira a far decadere “immediatamente” l’ex presidente del Consiglio da “senatore” e dunque viene ritenuto impossibile nella pratica un “rinvio”. La Giunta, comunque, potrebbe rivolgersi sia alla Consulta che alla Corte di Giustizia europea solo se venisse riconosciuta come organo giurisdizionale. Non è scontato, infatti sarà una delle pregiudiziali che verrà affrontata.

Escluse  queste mosse, rimarrebbero quelle più disperate; la grazia oppure la commutazione della pena e quella della revisione del processo Mediaset. I figli di Berlusconi  sarebbero pronti a chiedere un provvedimento di clemenza al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma se anche il Colle decidesse per la grazia o per la commutazione della pena per frode fiscale, rimarrebbe la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.  Nel caso in cui la decisione di Napolitano voglia annullare anche la pena accessoria, ciò non rimuoverebbe l’ultimo ostacolo costituito dalla legge Severino che non ha escluso graziati dagli incandidabili. 

In estrema ratio ai legali di Berlusconi rimarrebbe un altro tentativo; rivolgersi alla Corte d’appello di Brescia per chiedere la revisione del processo Mediaset, ma sarebbe finalizzato semplicemente a prendere tempo, visto che darebbe ai giudici la facoltà di sospendere la pena in attesa della decisione di accogliere o respingere la richiesta di riapertura del processo.


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