Quella in arrivo, per il MoVimento 5 Stelle, si preannuncia come una nuova fase critica per la stabilità all’interno del giovane partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Questa volta, sul banco degli imputati, finisce uno di quelli che si era soliti considerare un “grillino di ferro”, Luis Alberto Orellana, che, subito dopo le elezioni, era finito tra i papabili addirittura per la poltrona di presidente del Senato.

A mandare sulla graticola l’ingegnere di Pavia, la dichiarazione sulla possibilità di crisi del governo Letta, che rimetterebbe il MoVimento al centro della scena politica, con la possibilità eventuale di dare vita a una maggioranza alternativa.


Questa, almeno, è la posizione espressa dallo stesso Orellana, il quale ha aperto a un possibile accordo con altre forze per incrementare il “peso contrattuale” della folta pattuglia grillina in Parlamento.

Una linea del tutto inversa a quella espressa, invece, proprio dallo stesso Grillo, il quale, dopo un periodo di relativo silenzio intervallato solo da qualche post sul proprio blog, ha detto a chiare lettere che il MoVimento è pronto ad andare alle elezioni al più presto, anche con il Porcellum ancora in vigore.

Ora, per ovviare ai possibili nuovi “falchi” che esprimono posizioni divergenti dal vertice, si starebbe ragionando su una messa a punto di un documento scritto che gli eletti dovranno firmare, in cui si dichiara la non disponibilità singola a a scendere a patti con forze politiche avverse.

Questo, in termini di posizionamento del M5S nello scacchiere politico. Ma c’è un altro fronte che destabilizza il partito di Grillo, ed è quello relativo alla sostituzione dei capigruppo.

Come da regolamento interno, infatti, il comico genovese e il guru Casaleggio hanno scelto di sostituire, a rotazione, i portavoce delle due Camere. Con il secondo trimestre ormai in scadenza, dunque, si è aperta la discussione su chi dovrà rappresentare il MoVimento nei prossimi 90 giorni. E a palazzo Madama, potrebbe giocarsi una partita decisiva per il futuro della giovane formazione grillina: se a prevalere sarà la fazione degli intransigenti o, viceversa, quella dei possibilisti ad accordi con altri partiti, con il Movimento potrebbe cambiare anche il quadro dell’intera politica nazionale.

 


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