Il recente decreto sui precari della pubblica amministrazione ha diramato alcune istruzioni chiave per favorire l’uscita dal lavoro di quei dipendenti prossimi alla pensione e, insieme, raggiungere le quote di esuberi introdotte con le leggi recenti, su tutte la spending review 2012 di montiana memoria.

La vera novità del decreto 101/2013 che è già arrivato in Commissione al Senato in vista delle prime votazioni in sede di conversione, riguarda i lavoratori che abbiano maturato i requisiti per l’accesso al trattamento previdenziale al 31 dicembre 2014: per loro dovrà scattare obbligatoriamente il licenziamento, se inclusi nelle quote in eccedenza.

Come si ricorderà, infatti, le indicazioni della spending review sul personale in sovrannumero negli enti pubblici specificavano che il 20% dei dirigenti e il 10% del personale andasse inserito nelle liste in eccesso, alle quali potevano essere riconosciuti i vecchi requisiti in termini di età pensionabile.


La data limite di questo adempimento, era fissata, per tutti coloro che rientrassero nel computo del personale in oggetto, al 31 dicembre 2014. C’è, però, un aspetto da tenere in considerazione: quello della finestra di 12 mesi, che rende possibile il rinvio alla fine del 2014.

Secondo il decreto precari nella pubblica amministrazione, dunque, l’obbligo per gli enti in grado di dare vita ai piani di allontanamento dei lavoratori più longevi, è quello del licenziamento dei diretti interessati che siano in possesso dei requisiti ante riforma Fornero entro la fine, appunto, del 2014.

Un altro aspetto innovativo del decreto precari, in riferimento ai prepensionamenti, riguarda l’applicazione dei minimi per accedere alla pensione – sempre pre riforma – a coloro che avessero le credenziali in regola al 31 dicembre 2011.

A questo proposito, dunque, il ministero della Funzione Pubblica guidato da Gianpiero D’Alia dispone l’obbligo di allontanare dal posto di lavoro quei dipendenti che, non prima del 2012, avessero alle spalle 40 anni di contributi, indicazione che invalidava, come sottolinea il quotidiano Italia Oggi, la facoltà di restare al proprio posto fino al 70esimo anno di età. A nulla, dunque, varrebbe la sentenza del Tar che rendeva inefficace la disposizione, dal momento che è proprio il decreto precari a riportare in vigore le specifiche precedenti del Ministero.

Vai al testo del decreto precari della PA

 


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1 COOMENTO

  1. Sono un funzionario del Ministero del Lavoro collacato a riposo ,coattivamente, a partire dal 1°febbraio 2014 perchè compio 65 anni a gannaio 2014. La questione è questa: per assorbire gli esuberi che le varie amministrazioni hanno(avranno), si risolve il rapporto di lavoro con i dipendenti con più di 40 di servizio senza considerare il profilo professionale e/o la qualifica che dir si voglia. Ciò comporterà(almeno nell’Ufficio dove presto servizio) che alla fine del 2014 inizio 2015 non ci saranno più funzionari del mio profilo perchè-guarda caso-oltre il 50% ha una età superiore ai 60 anni.

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