Depositate in tarda mattinata le 208 pagine di motivazioni della sentenza della sentenza n. 35729/13 che ha condannato, lo scorso primo agosto, Silvio Berlusconi a quattro anni per frode fiscale nell’ambito del processo diritti Tv Mediaset.

Secondo la Suprema Corte, che ha confermato le condanne già espresse in primo grado e in appello, annullando solo l’interdizione dai pubblici uffici per chiedere alla Corte di secondo grado di ricalcolare la pena, Berlusconi non sarebbe stato altro che “l’ideatore di un sistema di illeciti”.

In sostanza, si conferma l’impianto accusatorio anticipato dal giudice Antonio Esposito nell’intervista galeotta concessa al Mattino, una breve chiacchierata che ha prodotto una bufera politica contro lo stesso giudice, con tanto di apertura di un dossier da parte del Consiglio superiore della magistratura.


Secondo i giudici, che hanno firmato insieme la sentenza di cui lo stesso Esposito ha letto il dispositivo con l’attenzione dei media di tutto il mondo, Berlusconi si sarebbe configurato come il solo “ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”. L’intero collegio dei giudici, insomma, ha scelto di porsi come estensore della sentenza, e non il solo relatore, come invece è solito accadere.

A parere della Corte, Berlusconi era dunque il dominus di un sistema di evasione dal fisco che gli è costato i quattro anni di reclusione – che verranno indultati a uno – più un periodo ancora da definire di interdizione dai pubblici uffici. La quota sottratta all’imposizione sarebbe di 7-8 milioni di euro per operazioni commerciali su titoli cinematografici nel mercato statunitense.

Insomma, a meno di 24 ore dal deposito della memoria difensiva dell’ex premier in giunta per le elezioni, arrivano anche le motivazioni della sentenza che inchioda Berlusconi. Ora, l’imperativo per il Cavaliere è sfuggire alla legge Severino, che prevede l’allontanamento dalle istituzioni rappresentative per coloro che abbiano riportato almeno due anni di condanna in ambito penale. Per questo, nel pacchetto della memoria consegnata in Giunta elettorale, hanno trovato spazio i pareri di ben sei costituzionalisti, che chiedono il rinvio della legge sull’ineleggibilità alla Corte costituzionale.

Vai al testo della memoria difensiva di Berlusconi

 


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