Colpo di scena nell’intricata questione della riforma delle pensioni. Dopo una serie di annunci, prima smentiti, coi confermati, poi di nuovo rientrati, ora si affaccia una nuova ipotesi, una delle più incredibili e meno pronosticabili in senso assoluto: il ritorno delle baby pensioni.

Insomma, pare proprio che dalle parti del governo non ci siano mezze misure: da una parte si invoca maggior flessibilità per i regimi introdotti con la riforma Fornero, senza ottenere, ancora, alcuna risposta concreta; dall’altra, si presentano all’orizzonte le ipotesi meno attese, quelle che, per anni sono state assunte come simbolo degli sprechi di Stato che hanno condotto l’Italia nelle attuali sabbie mobili.

In breve, l’idea delle baby pensioni sarebbe emersa in seno al Ministero della Funzione Pubblica, dove qualche analista ha estratto a sorpresa come una possibile cura del dispendio di risorse del welfare, in ottica avversa al senso comune, dove invece sono spesso interpretate come un esempio da non seguire.


L’idea riguarderebbe quel numero imprecisato di lavoratori che, dagli apparati pubblici, possono essere tolti dal servizio senza che la macchina statale possa risentirne. Insomma, si torna a parlare dei famosi esuberi, quelli che, ancora, latitano dalle riforme del governo Monti, nonostante ne fossero stati annunciati oltre 20mila.

E proprio alla legge che istituiva la revisione delle piante organiche sarebbe dovuta la nuova “pazza idea” del ministro D’Alia: secondo le norme della spending review, infatti, sembrerebbe più conveniente, per le casse statali, mandare i lavoratori intorno ai 50 anni, ma solo di alcuni specifici settori statali, in pensione piuttosto che mantenerli al proprio posto.

A ben vedere, già con le norme di Monti 7mila lavoratori del settore pubblico vennero esentati dal doversi adeguare alla riforma Fornero di fine 2011, e fu concesso loro di accedere ai trattamenti pensionistici con il regime antecedente, a patto che avessero maturato i minimi entro l’anno in corso.

La nuova cura shock delle baby pensioni, riguarderebbe naturalmente anche le forze armate, i cui ranghi, secondo la road map tracciata dagli ultimi due governi, dovrebbero ridursi di 40mila unità nei prossimi 10 anni, ragione per cui l’ipotesi ha trovato appoggio al Ministero della Difesa.

Dunque, staremo a vedere. Sicuramente la riforma delle pensioni brancola nell’incertezza: proprio negli ultimi giorni, le Commissioni parlamentari hanno bloccato la proposta Damiano per introdurre 3 anni di flessibilità rispetto al regime Fornero, anche se il ministro Giovannini ha confermato correttivi per settembre. Ora, dunque, salta fuori anche la proposta delle baby pensioni: che si sia trattato di un colpo di sole o se un tentativo verrà davvero avanzato, sarà solo il tempo a dirlo.

Vai allo speciale riforma pensioni di Leggioggi


CONDIVIDI
Articolo precedenteTfa speciale – Pas: dal 2 agosto al via le iscrizioni
Articolo successivoDecreto lavoro, il testo completo delle modifiche approvate al Senato

7 COMMENTI

  1. C’è una cosa che appare con tutta evidenza assurda ma che non sfiora neanche un po la mente dei nostri politici e amministratori pubblici. La pubblica amministrazione,4 milioni di dipendenti circa, ha esuberi ( reali e non quelli dichiarati dalle singole amministrazioni ) del 10 per cento a essere ottimisti del 20 a essere realistici. 400 mila / 800 mila lavoratori che spesso loro malgrado non servono a niente e sono costretti a rimestare aria fritta, lavori inventati e inutili. Ora se li teniamo in servizio ci costano a testa, uno stipendio netto da 1300/ 1800 2000 euro al mese + buoni pasto 140 euro mese + fondo unico di amministrazione + straordinari, progetti + scrivania,uffici riscaldati bagni imprese di pulizia computer telefoni ecc quanto fa? Un botto di soldi dello stato cioè nostri.
    Visto che non servono mandiamoli in pensione ( anche anticipata ) almeno quelli per età più vicini alla pensione senza tenere conto delle assurde leggi Fornero ecc… Quanto ci costano?Di sicuro una pensione inferiore allo stipendio percepito in servizio, poi niente buoni pasto, niente straordinari, niente ufficio, riscaldamento, pulizie ecc quanto si può risparmiare su 400 – 800 mila dipendenti? 500 euro a testa al mese? forse di più ? fatevi un po di conti e vedrete. Visto che poi gli stipendi degli statali li paga lo stato e le pensioni inps anche, lo stato non può che risparmiare ( forse un miliardo ogni anno se non di più ) Ci vuole tanto a capirlo o viviamo in un paese di deficienti? Ristrutturare il lavoro della PA svuotare e accorpare uffici,dismettere quelli vuoti ( vendere gli immobili ) riformare gli enti inutili ecc è così difficile? Sono io che non ho capito un tubo? O siamo nelle mani di una classe dirigente che si è bevuta il poco cervello rimasto?

  2. quando si parla di P.A. bisogna fare distinzione fra i vari settori della P.A.. vogliamo parlare di scuola? e precisamente di scuola dell’infanzia dove occorre anche avere una resistenza fisica per poter parlare anche il linguaggio corporeo consono al bambino di quella età? ad una nonna di 60 anni riesce faticoso correre dietro ad un nipotino e quindi ad una maestra di 60 anni con 25 alunni e a volte anche di più ? Vogliamo prendere in considerazione il distacco generazionale? Vogliamo considerare che dopo 40 anni di servizio si deve faticare sempre di più per essere all’altezza della situazione e al meglio delle prestazioni? Se poi volessimo continuare: che dire dell’entusiasmo? Ultimo ma non ultimo e il turn over? quando potranno lavorare i giovani di oggi? domani? ma non saranno già troppo avanti con l’età per svolgere questo delicatissimo e importante compito dove è anche importante la freschezza?

  3. Il mondo del lavoro è comunque un contenitore, di grandi proporzioni, ma contenitore è. Ad un certo punto deve essere un pò svuotato se si vuole ricuperare spazio. ragionamento semplicissimo per dire che 60 anni di età e 40 anni di servizio ( perchè la Francia si e noi no?…) sono sufficienti per un collocamento in pensione senza definizione di “anticipata” o altro….

  4. Le BABY-PENSIONI sono una inaccettabile assurdità, nel particolare momento che stiamo vivendo. Chi le propone, ancora una volta, antepone gli interessi di parte (consenso elettorale) al bene del Paese. Sono questi i politici che non vorremmo più avere nei posti di governo. Le uscite dell’INPS andrebbero invece monitorate e corrette in maniera seria ed equa. I soldi della previdenza devono servire solamente a pagare le pensioni a chi ha versato contributi per 40 anni o più. La proposta di Cesare Damiano di introdurre quota 98 aumentabile gradualmente fino a quota 100 è la più giusta per i pensionandi e per le casse dell’INPS. Non è poi così difficile capirlo, anche politici incompetenti e “provvisori” potrebbero comprenderlo. Letta mantenga le promesse fatte o al momento delle prossime elezioni molti 60enni pensionandi, “abusati” dalla precedente frettolosa ed iniqua riforma, se lo ricorderanno.

  5. La cosa assurda è stata quella di avere assunto nei pubblici uffici gente che non serviva; ciò conferma il sospetto che nella pubblica amministrazione vige ancora un sistema clientelare caratteristico della prima repubblica e contrario ai principi ed alla ideologia di un paese moderno.

  6. Strano che ci si accorga solo ora di questa norma, è presente nella Spending Review da più di un anno.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here