Si prospettano ancora otto giorni densi di impegni per il Parlamento: a Camera e Senato restano infatti sei decreti da convertire prima della chiusura estiva con almeno altri 3-4 voti di fiducia già pronti sul tavolo dei lavori. Su tutto questo, pesa poi l’attesa per la pronuncia della Cassazione fissata per il 30 luglio sul processo a carico di Silvio Berlusconi che rischia di far saltare la partita ancora prima del fischio finale. Ad accrescere ulteriormente le incombenze ‘legislative’, ieri a Montecitorio, i deputati del M5S hanno protratto la maratona oratoria fino a notte inoltrata, in segno di protesta al disegno di legge di riforme istituzionali perché giudicato contrario alla Costituzione.

La lunga schiera delle leggi che restano ancora da fare, delineata poco meno di una settimana fa dal premier Enrico Letta e guidata dal ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, è ora al centro di una diramazione. I decreti legge che rimangono da convertire costituiscono indubbiamente l’esempio più sintomatico delle urgenze che il Parlamento è chiamato a risolvere. In mezzo al voto di scambio, al blocco del finanziamento pubblico ai partiti, alla lotta contro l’omofobia e la transfobia, alla normativa Comunitaria, al comitato parlamentare per le riforme costituzionali, spiccano non poche difficoltà all’approvazione dei provvedimenti in calendario da qui fino all’8 agosto, data di scadenza prima della pausa estiva. Gli eventuali rinvii all’autunno non sembrano dunque ipotesi così remote, anche se pur sempre scongiurate dal presidente del Consiglio che continua a chiedere celerità e compattezza da tutti i membri dell’esecutivo.

La legge di stabilità, a titolo esemplificativo, si preannuncia come una manovra a tutto tondo, allo stesso modo anche gli interventi che toccano i delicati settori di Imu e Iva non potranno più certo essere affrontati con semplici rinvii. Il decreto del fare va così al Senato, mentre giungono alla Camera, a seguito delle votazioni in Aula di lunedì, i decreti Iva-lavoro e svuota-carceri. In aggiunta, anche il decreto Ilva non passerà in discesa a Palazzo Madama in vista del voto definitivo; anche il provvedimento sugli eco-bonus (alla Camera) si presume già dovrà fare gli straordinari. La sola luce che per il momento sembra illuminare questo cupo tunnel ‘normativo’ riguarda il Dl sui debiti sanitari che è stato unito al decreto del fare. La road map che si delinea, pertanto, rende molto chiaro il difficoltoso cammino che il corposo pacchetto dei decreti legge dovrà affrontare in queste ultime due settimane ‘pre-estive’ vista la sovrapposizione negli stessi giorni dei voti previsti, e si spera concretamente portati a termine.


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