Il Consiglio nazionale forense interviene con una nota a difesa degli ordini forensi circondariali, che rischiano di sparire in seguito all’imminente riforma della geografia giudiziaria. Nuova puntata dello scontro tra Ministero della Giustizia e mondo forense, dopo i fuochi d’artificio delle ultime settimane sulle riforme professionali e della mediazione civile.

Come noto, è uno degli effetti della spending review 2012, che ha tagliato 220 sedi distaccate dei tribunali, e un numero ancora superiore di aule dei Giudici di pace, così come indicato dal decreto legislativo 155/2012, a parere dell’organo di rappresentanza degli avvocati, incostituzionale.

Ma il provvedimento della riforma della distribuzione dei palazzi di giustizia tocca sicuramente più da vicino la soppressione dei cosiddetti tribunalini, confermata anche dall’interpretazione ministeriale espressa nella relazione pubblicata in allegato al decreto.


Una posizione che, dunque, confermerebbe anche la dipartita di altrettante sezioni circondariali degli ordini forensi, fatto che, a parere del Cnf, dovrebbe essere evitato almeno secondo queste modalità. “La soppressione del Tribunale non può comportare in via necessaria e automatica anche la soppressione dell’Ordine forense istituito presso quel circondario.” Queste le parole che aprono la nota del Consiglio nazionale forense.

“Perché ciò accada – prosegue il Cnf – è necessaria una norma di legge che non solo ne preveda la soppressione ma disciplini la sorte dell’albo forense tenuto da quell’Ordine, e quella del personale dipendente, del patrimonio, delle funzioni amministrative in corso di svolgimento, con particolare riferimento a quella disciplinare, dei rapporti giuridici in corso”. 

Insomma, le conseguenze a catena sarebbero molteplici per gli ordini forensi, e cancellare con un colpo di spugna organismi così complessi richiederebbe un atto normativo più adeguato. A questo proposito, il Cnf in prima persona si offre al Ministero della Giustizia al fine di “per proporre una soluzione compatibile con i principi costituzionali e con il quadro normativo esistente ed evitare così che la incertezza normativa dovuta al silenzio della legge sul punto specifico possa generare gravi disservizi nella tenuta degli albi professionali.”

 


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