Il ministro degli affari regionali Graziano Delrio ha messo sul tavolo del consiglio dei ministri una bozza di legge che ha l’obiettivo di ridisegnare l’architettura istituzionale italiana; infatti bisogna scordarsi le province per come sono ora ed immaginarle svuotate di poteri, non elette direttamente dai cittadini, ma dai sindaci e soprattutto a costo zero. Questo, dunque, dovrebbe essere il passaggio intermedio tra la condizione attuale delle province e la loro definitiva sparizione che il Governo Letta intende perseguire.

Discorso diverso, invece, vale per le grandi città; infatti dal 1° gennaio 2014 esordiranno le città metropolitane che si occuperanno praticamente di tutto, mentre alle province rimarrà competenza solo su pianificazione del territorio, trasporto pubblico e scuola. Come detto per il momento questo scenario è solo ipotetico, è una bozza quella presentata da Delrio che probabilmente dovrà essere aggiustata anche alla luce delle motivazioni che la Consulta ha dato nel bocciare il riordino previsto dal Governo Monti.

Ad ogni modo dalle prime indiscrezioni trapelate da ItaliaOggi ci sono elementi che sicuramente faranno discutere, ad iniziare proprio dalla formazione in due tranche delle città metropolitane che, mediante un percorso molto semplificato, potranno esordire già dal prossimo anno rispettando quindi la scadenza stabilita dal governo Monti. Come le province anche le città metropolitane non saranno elette direttamente dai cittadini e in più correranno il serio rischio di essere monopolizzate dai comuni capoluoghi, dal momento che aspettando l’entrata in vigore a regime della riforma sarà il sindaco del capoluogo a guidare di diritto il nuovo ente, poi dal 2017 il sindaco metropolitano sarà eletto normalmente.


La teoria prevede che i nuovi enti sostituiranno le province quando queste andranno a scadenza ma non è esclusa  nemmeno l’idea di una convivenza tra i due enti. Ciò avverrà se entro il 28 febbraio almeno un terzo dei comuni di una città  metropolitana chiederà di non farne parte. In questa circostanza la provincia sopravviverà con nuovi confini, cioè circoscritti ai comuni che l’hanno preferita alla città metropolitana. A parte questo caso la regola generale sarà che le città metropolitane combaceranno con le province omonime.

Sotto la guida del sindaco del capoluogo le città metropolitane saranno gestite da un consiglio e da una conferenza, nel primo saranno presenti solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti ricompresi nel territorio del nuovo ente, oltre a questi faranno parte del consiglio anche i rappresentanti delle unioni dei comuni della provincia o dei comuni in convenzione. La conferenza metropolitana sarà invece l’assemblea di tutti i sindaci appartenenti al nuovo ente, tra i suoi compiti l’approvazione dello statuto che sarà predisposto dal consiglio.

Le nuove province saranno governate da un presidente, eletto dai sindaci, dal consiglio provinciale e dall’assemblea  dei sindaci. Nel consiglio saranno presenti solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e i rappresentanti delle unioni. Faranno parte dell’assemblea tutti i sindaci della provincia. Il presidente sarà eletto dai sindaci in carica mediante un sistema di voto ponderato, ossia verrà attribuito un valore crescente ai voti dei sindaci in modo proporzionale alla popolazione dei rispettivi comuni. Gli organi provinciali in carica alla data di entrata in vigore della riforma saranno prorogati fino all’insediamento del nuovo presidente e del nuovo consiglio.

I piccoli comuni saranno obbligati a riunirsi in unioni per gestire le funzioni principali, non solo ma questo gli permetterà di ricevere benefici fiscali e l’accesso prioritario ai contributi, ma soprattutto perché i comuni che daranno luogo ad una unione saranno sollevati dagli obblighi del Patto di Stabilità alla stregua di quelli con meno di 1000 abitanti.

Le Unioni verranno considerate enti di secondo livello con un presidente che verrà eletto con voto ponderato dal consiglio dell’Unione, composto dai sindaci dei comuni aderenti più due consiglieri per ciascun ente, il consiglio inoltre sarà coadiuvato dall’assemblea che avrà funzione consultiva.

Milano, fra le future e possibili metropoli, è sicuramente quella più pronta a partire; infatti già da settembre partiranno 4 tavoli di lavoro per far cominciare il confronto con i comuni dell’area metropolitana milanese. La proposta è stata annunciata ieri dall’assessore all’area metropolitana Daniela Bernardelli durante la prima assemblea dei sindaci tenutasi a palazzo Marino alla presenza del sindaco Pisapia e del presidente della provincia Guido Podestà.

 

 

 


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3 COMMENTI

  1. Non vorrei fosse un’altra annunciata riforma (abolizione Enti inutili – finanziaria 2008) passata poi nel dimenticatoio. Non capisco come mai un Governo di colazione nato per gestire l’emergenza a livello politico oltre che tecnico, continua a rinviare, ad insabbiare, a tacitare, a promettere, a blandire, a minacciare alla stregua di un ridicolo Governicchio preoccupato di tirare a campare in luogo di dare una decisa impronta politica, visto il magari obbligato, ma indiscutibile sostegno dei maggiori partiti Italiani.
    Del Rio, è persona onesta, ma la sola onestà non basta a modificare cattive cosuetudini consolidate. Occorre essere uomini invece che ominicchi. Cosi si aspetta ancora ? Non solo il nostro tempo è breve. Lo è anche il suo..perciò… CORAGGIO !!!
    Un convinto augurio da
    Ferdinando Razza
    25 luglio 2013

  2. è lodevole l’impegno del MINISTRO per L’abolizione delle provincie, la mia perlessità è dovuta al fatto si parte sempre dalle cose difficili da realizzare, mentre vi sono enti inutili e costosi come ad es. i 131 consorzi di bonifica integrale presenti sul territorio nazionale che avrebbero il compito di salvaguardare il territorio dal rischio idrogeologico che fino a oggi risultano essere intoccabili Lettera aperta
    Al Presidente del Consiglio
    On. Enrico Letta
    Signor Presidente,
    Lei è il quarto Presidente del Consiglio in ordine di tempo a cui scrivo perché ponga l’attenzione sui Consorzi di Bonifica Integrale.
    In verità, avevo molti dubbi se rivolgermi di nuovo al Capo del Governo, ma vista la situazione del nostro paese e i temi a cui viene data la priorità, cioè la riduzione della pressione fiscale e la necessità di cambiare la Costituzione, considerata vecchia, e che ha solo sei anni più di me, per adeguarla ai nostri tempi, Le chiedo di abrogare il R.D. 13-02-1933 n. 215 “Nuove norme per la bonifica integrale”, emesso quando c’era un’altra Italia, e che non può essere considerato ancora attuale. È un controsenso sostenere che bisognerebbe ridurre o eliminare l’IMU, e sulla stessa proprietà per una parte degli italiani viene tenuta questa tassa, che è una patrimoniale iniqua

    Tenuto conto che, sulla necessità di eliminare i Consorzi di Bonifica Integrale, nel tempo si sono spese un po’ tutte le parti politiche, sono state presentate interrogazioni, disegni di legge in proposito, e anche qualche proclama, senza adottare mai un provvedimento. Anzi, le Regioni, che oggi hanno la competenza in materia, tendono più a fare “leggi salva-consorzi” che una seria analisi della loro utilità, relativamente al costo, per la pubblica amministrazione e i cittadini, lasciando senza risposte tante domande come :
    1. Quali sono i costi-benefici che l’attività di questi Enti ha prodotto in ottanta anni?
    2. Di quanto è migliorata in quasi un secolo la sicurezza idrogeologica del nostro territorio?
    3. Quanto costano alle amministrazioni gli interventi di emergenza, legati agli eventi meteorologici, e i danni che ogni anno sono costretti a pagare per risarcire i cittadini che fanno i contenziosi per la mancata manutenzione del territorio?
    4. Quanto è utile la presenza di più Enti sullo stesso territorio regionale, a cui vengono affidate le medesime competenze relative alla salvaguardia del territorio, ad esempio autorità di bacino, genio civile, province, consorzi, comunità montane, parchi, ecc.?
    5. Quanto è garantita la democrazia nella gestione di questi Enti, il cui obbiettivo era l’autogoverno del territorio?
    Mio malgrado, ho il privilegio di essere un consorziato del Consorzio Bonifica Integrale Comprensorio Sarno, Irno e Ruscelli Vesuviani, e per anni mi sono rivolta alle istituzioni, per denunciare la grave situazione di questo Ente, che dovrebbe operare in un territorio ad alto rischio idrogeologico, che versa in uno stato cronico di emergenza, dove la funzione di scolo dei canali di bonifica è gravemente compromessa dalla inadeguata attività manutentiva, senza che alcuno abbia mai avvertito la necessità di verificare le condotte di questo come di molti altri enti, che in tanti anni hanno operato in queste aree, senza ottenere nessun miglioramento, per la sicurezza del territorio, a discapito dei tanti milioni di euro spesi.
    Si tratta di un Consorzio anomalo, nato nel 1952 tra le province di Avellino, Salerno e Napoli, con il compito di occuparsi della manutenzione della rete idrica esistente. Dopo diciotto anni di vita, viene indetta un’unica elezione per nominare l’assemblea consortile. Elezione di cui nessuno è mai stato a conoscenza. Dopo ventidue anni il Consorzio viene commissariato e così rimane per altri diciotto anni.
    A trent’anni da quell’unica elezione e due leggi regionali di riforma in materia di consorzi, che stabilivano tempi e modalità con cui costituire gli organi rappresentati, il 1 maggio 2011, a cinquantanove anni dalla data di costituzione, si arriva ad un’elezione illegittima, dopo un tortuoso iter durato cinque anni, in cui la politica è entrata a piene mani. Tenga conto che dei 47 comuni facenti parte del comprensorio ne sono stati chiamati a votare 33.
    La consultazione elettorale avrebbe dovuto promuovere finalmente l’autogoverno del territorio, un obbiettivo ancora una volta fallito.
    Dei venti seggi a disposizione, sedici vanno al PDL e quattro alla Coldiretti, grazie soprattutto all’impegno di esponenti politici di rilievo. Dei 186.408 aventi diritto al voto, i votanti sono stati 1.682, con un’astensione del 99,1%, che nella provincia di Napoli ha toccato il 99,9%, con 47 votanti su 40.360 elettori. E nessuno si è indignato.
    Una chiara risposta dei cittadini che, con un’astensione così forte, hanno di fatto votato per quel referendum indetto nel 2008, richiesto da 10 amministrazioni comunali in rappresentanza di oltre cinquantamila elettori, con cui si chiedeva la soppressione del Consorzio, sospeso per opposizione al TAR Campania del Commissario pro tempore, e mai svolto per l’inerzia delle istituzioni preposte.
    Intanto, in questo Consorzio sono stati posti in riscossione, in violazione della L.R. n°4/2003, dalla fine dell’anno 2006 ad oggi, ruoli a partire dall’annualità 2003, rispondenti ad un Piano di Classifica per il riparto della contribuenza del Consorzio Agro Nocerino Sarnese (abrogato nel 2003), la cui approvazione risale al 1996.
    L’ultimo Commissario, che doveva durare in carica 120 giorni, e invece resterà per cinque anni e otto mesi, ha consegnato alla gestione ordinaria un Ente in crisi aggredito dai creditori, e ha proceduto a nuove assunzioni, portando il personale da 86 a 172 unità, pur non avendo le risorse necessarie, sottoscrive inoltre alcune convenzioni, tra cui quella con il Parco Regionale del bacino idrogeologico del fiume Sarno, con cui si impegna a supportare l’Ente con il distacco di proprio personale, facendosi carico degli oneri economici, il tutto a spese dei consorziati, che non hanno mai avuto né hanno voce in capitolo, anzi, hanno persino difficoltà a collegare questo Ente con l’eventuale risoluzione dei problemi del territorio.
    Né cambia qualcosa con l’amministrazione illegittimamente insediatasi a maggio 2011, sicuramente a conoscenza dei fatti, che invece di verificare quanti milioni di euro sono stati incassati finora ingiustamente, chi e in che modo dovrà risarcire per i danni arrecati, è stata mossa esclusivamente dalla necessità di fare cassa e non ha ritenuto opportuno fermare la società GE.FI.L., che continua a recapitare migliaia di avvisi di notifica e ingiunzioni di pagamento illegali, poco chiari, dalla sgradevole sensazione intimidatoria, in cui, con notevoli aggravi di spese, si preannunciano fermi amministrativi, pignoramenti e ipoteche. Un modo per ridurre al silenzio i cittadini che si trovano disarmati di fronte a chi può impunemente permettersi di ignorare le leggi. Con queste caratteristiche questo Ente continuerà ad essere un inutile carrozzone politico, legittimato ad esistere dalle convenienze e i compromessi, vivo solo sulla carta, e impropriamente definito Consorzio.
    Mentre la Regione Campania, che ha il compito di vigilare sulla legittimità degli atti emessi dal Consorzio, continua a vistare i ruoli della contribuenza in palese violazione della normativa vigente. E nonostante, dopo anni di lotta, la Commissione Tributaria Regionale di Salerno ha confermato l’illegittimità del Piano di Classifica della contribuenza, pronunciandosi a favore dei cittadini, continua la colpevole ed inverosimile tolleranza delle inadempienze dell’Ente da parte degli organi di controllo.
    Come più volte, è stata richiesta una verifica sullo stato del territorio e della gestione dell’Ente, istanza mai presa in considerazione dalle istituzioni competenti, (si sono limitate talvolta a formali risposte di sostegno). L’inerzia, finora riscontrata, ha favorito la speculazione di chi ha concretamente gestito l’Ente, tale da renderlo il “padrone”, facendone venir meno la sua autonomia. D’altro canto, si sono realizzate opere discutibili come la Centrale Ortofrutticola, con cui ci si proponeva di valorizzare il prodotto orticolo dell’Agro-Sarnese, prevedendo la creazione di nuovi posti di lavoro, che nulla aveva a che vedere con la salvaguardia idrogeologica, un’opera la cui realizzazione iniziata nel 1956, e costata decine di miliardi, è proceduta per cinquant’anni, e senza essere mai stata inaugurata, è stata poi in parte venduta, per fare fronte ai debiti del Consorzio.
    Se l’obbiettivo del Governo e della politica in generale è quello di ridurre la pressione fiscale in tutte le varie forme, per dare speranza agli italiani e promuovere la ripresa economica del Paese, si cominci a tagliare le tasse ingiuste, come quelle del tributo consortile, poiché pesa solo su una fetta di proprietari di immobili e terreni, in territori circoscritti, e si somma alle altre tassazioni, né è giustificata dalla salvaguardia del territorio, dato che il degrado è sotto gli occhi di tutti.
    Porre fine a questa anomalia è un atto di civiltà e di giustizia verso quelle migliaia di persone, a cui in questo momento si richiedono pesanti sacrifici, e snellire questa pletora di enti interessati alla salvaguardia del territorio è un’azione concreta per affrontare con determinazione il rischio idrogeologico, che pesa sui beni privati e collettivi, sull’industria, sull’agricoltura, sul paesaggio e sul patrimonio artistico e culturale.
    Con l’impegno del Parlamento e delle Regioni a rendere più incisiva l’azione sul territorio, e più trasparente di quanto non lo sia adesso.

    Santa Cascone

  3. E’ criticabile che si progetti una nuova Provincia nell’atto stesso in cui si costituisce la città metropolitana. O la città metropolitana s esende alla Provincia omonima, assorbendola completamente, o, altrimenti, è meglio non farne nulla: l’eccezione è degna dei tanti pasticciacci romani e sarebbe opportuno sapere chi è il cervellone che l’ha partorita e la situazione concreta che mira a salvaguardare.
    L’obbligatorietà dell’Unione di Comuni è accettabile per il rispetto dell’autonomia comunale; ma essa non è un rimedio radicale alla frammentazione dei Comuni. Va resa preferibile e più allettante agli amministratori ed ai cittadini la fusione dei piccoli Comuni rispetto all’Unione.
    Manca nell’articolo un cenno a quale ente siano attribuite le funzioni sottratte alle Province, e come siano distribuite le competenze tra gli organi delle nuove Province.
    A mi avviso sarebbe preferibile mantenere lo status quo fino a quando non sarà terminato l’iter della soppressione per legge costituzionale dell’istituto provinciale.

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