“Le serate di Arcore avevano certamente carattere prostitutivo, era un sistema apparecchiato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi”, hanno ribadito i giudici della quinta sezione penale attribuendo ad Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti le responsabilità dello ‘scabroso imbastimento’. Trascorsi ormai ventisei mesi dall’inizio delle udienze e dopo duecento testimonianze rilasciate, sono state appunto tre condanne ad aver chiuso il sipario sul processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile, trattasi cioè del procedimento-gemello del sintomatico caso Ruby nel quale, nemmeno un mese fa, lo stesso leader Pdl ha subito una condanna a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Mora è stato condannato a sette anni per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile, essendogli state tuttavia riconosciute le attenuanti generiche.

La condanna attribuita a Fede, equivalente anch’essa a sette anni, risponde invece al reato di favoreggiamento e induzione alla prostituzione nei confronti delle sole ragazze maggiorenni. Nicole Minetti, per finire, è stata condannata a cinque anni di reclusione per favoreggiamento della prostituzione (non minorile), essendo stata invece assolta, per non aver commesso il fatto, per il reato di induzione. Sull’ex agente ‘gossipparo’ e sull’ex direttore del Tg4 pesano anche le condanne all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre nei confronti dell’ex consigliera della regione Lombardia l’interdizione vale ‘solo’ per cinque anni. I tre condannati dovranno inoltre provvedere ai rispettivi risarcimenti, al momento non ancora quantificati, nei confronti delle due passate vincitrice della celebrazione Miss Piemonte, Chiara Danese a Ambra Battilana, e della giovane di origini marocchine, Imane Fadil: tutte testimoni costituitesi parte civile.

Il gravoso carico della sentenza, forse giunta inaspettata agli imputati, non si ferma qui: il giudice Anna Maria Gatto ha infatti disposto la trasmissione degli atti in procura al fine di valutare eventuali ipotesi di reato a carico di Berlusconi, dei rispettivi legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, dell’ex avvocato di Karima El Mahroug, Luca Giuliante e di altre ventinove persone, tra cui la stessa Ruby, annoverate tra gli ospiti delle note cene. Gli episodi al centro della trasmissione degli atti alla procura della Repubblica sono specificatamente due: il primo accaduto a cavallo tra il 6 ed il 7 ottobre 2010 mentre il secondo il 15 gennaio 2011. I fatti riguardano rispettivamente l’interrogatorio di dubbia valenza di Ruby davanti all’avvocato Giuliante, a Lele Mora e ad un presunto emissario di Berlusconi e la successiva convocazione delle ragazze ad Arcore da parte dei difensori del Cavaliere, casualmente proprio a seguito dell’effettuazione delle perquisizioni nelle loro abitazioni.


Annessi ai due episodi emergerebbero i versamenti sborsati da Berlusconi a Ruby e ad altre numerose ragazze protagoniste dei festini a luce rosse. “La decisone di inviare gli atti per tutti i testimoni che contrastavano la tesi accusatoria già fa ben comprendere l’atteggiamento del giudicante” hanno così criticato il dispositivo della sentenza i legali Ghedini e Longo. Nonostante le evidenti contradditorietà testimoniali e le reazioni di indignazione, per i giudici del tribunale di Milano la realtà di Arcore rimane una sola: una grande festa per il divertimento di Berlusconi a cui si dedicavano il “procacciatore di ragazze” Mora, “l’assaggiatore” Fede e “l’organizzatrice” Minetti.


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