Il procuratore aggiunto Vittorio Nessi della Procura di Torino, interrogato sull’inchiesta Fonsai, ha parlato di “uno spaccato inquietante”. In merito all’inaspettata svolta presa dalle indagini, Nessi ha dichiarato: “Una società assicurativa molto importante era piegata agli interessi di una parte dell’azionariato, quello che contava. I Ligresti attraverso Premafin detenevano oltre il 30% della società”. Su Salvatore Ligresti e i figli Giulia, Jonella e Paolo gravava già l’indagine coordinata dai procuratori torinesi, Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, che rimetteva ai vertici di Fonsai la presunzione di responsabilità per aver “truccato” la voce destinata alla cosiddetta riserva sinistri attraverso l’alterazione, tra il 2008 e il 2010, del bilancio della società, e la successiva ‘falsata’ comunicazione ai mercati sul bilancio dell’azienda quotata in borsa, ritoccando il prezzo delle rispettive azioni.

Si è così appurato che l’importo di denaro che la holding della famiglia Ligresti e Premafin ha incassato come utili al posto di registrare perdite ammonta a 253 milioni di euro. La Guardia di Finanza ha infatti riscontrato, durante l’inchiesta partita nell’agosto del 2012, come fosse stata effettivamente messa in atto una “sistematica sottovalutazione delle riserve tecniche del gruppo assicurativo della riserva sinistri”, responsabile, nell’arco degli anni, di aver reso possibile la cospicua affluenza di denaro nelle casse della famiglia.

Seguendo la tesi sostenuta dall’accusa, la famiglia Ligresti, potendo anche fare affidamento “sulla compiacenza del top management” ha avuto modo di assicurarsi, in aggiunta al “costante flusso di dividendi”, anche la possibilità di accedere “a numerose operazioni immobiliari con parti correlate”. Per questo motivo, la Procura di Torino ha deciso di avviare le procedure cautelari nei confronti dell’intera famiglia. Tra le motivazioni giustificanti le misure di cautela, le toghe torinesi hanno fatto esplicito richiamo sia alle realistiche possibilità di fuga che al pericolo di reiterazione criminosa, oltre che di inquinamento probatorio. Il comandante della Guardia di Finanza di Torino, il generale Giuseppe Gerli, ha tuttavia descritto la reazione di Salvatore Ligresti alla procedura d’arresto come “molto serena”.


Le misure cautelari commissionate alla Finanza e disposte dalla magistratura torinese sono state allargate a diverse città. Salvatore Ligresti ha ricevuto la notifica dei domiciliari nell’abitazione di sua proprietà a Milano; la figlia Giulia è stata fermata nel capoluogo lombardo e poi trasferita in carcere; Jonella, l’altra figlia, è stata invece raggiunta a Cagliari, dove si trovava in villeggiatura, e condotta nel penitenziario cittadino. Gioacchino Paolo Ligresti, il figlio di Salvatore, è l’unico a non essere ancora stato rintracciato dagli inquirenti, trovandosi al momento in Svizzera.

Al momento è stato formalmente inserito nell’elenco dei c.d. ricercati ma, da quanto trapelato dagli organi investigativi, l’uomo non avrebbe mostrato alcuna intenzione di fare rientro in patria. In merito poi ai due ex amministratori delegati dell’azienda si apprende come: nei confronti di Emanuele Erbetta l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sia stata notificata a Novara, città dove l’uomo vive, mentre Fausto Marchionni sia stato raggiunto dai Finanzieri a Forte dei Marmi e trasferito ai domiciliari nella sua casa in provincia di Cuneo. Antonio Talarico, infine, ex vice presidente pro-tempore del gruppo, ha ricevuto la notifica dei domiciliari nella rispettiva abitazione milanese.

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteAnagrafe dei conti correnti: cosa cambia con i nuovi accertamenti bancari
Articolo successivoKazakistan, non c’è solo Alfano: anche la Bonino rischia insieme al governo

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here