Dal prossimo 2 settembre, Inps, Inail e casse edili dovranno dire ufficialmente addio al Durc cartaceo. Il documento unico di regolarità contributiva, infatti, verrà rilasciato esclusivamente via posta elettronica certificata (Pec) direttamente all’indirizzo indicato nella domanda. In tal senso, le imprese sono abilitate ad indicare, anziché il proprio, il recapito mail del consulente. La novità deriva dalla manovra di semplificazione al Durc introdotta  dal dl n. 69/2013 ed è stata resa nota ieri dalla Commissione nazionale per le Casse edili (Cnce) nella nota n. 521/2013 in cui le semplificazioni vengono circoscritte proprio alle modalità di rilascio del documento di regolarità.

La comunicazione ha mantenuto l’obbligo per stazioni appaltanti ed enti aggiudicatori di acquisire d’ufficio il Durc, con specifico riferimento al pagamento dei lavori all’impresa affidataria e alle subappaltatrici. Convalidato, inoltre, l’intervento suppletivo di stazioni appaltanti ed altri enti aggiudicatori con il pagamento diretto agli enti di previdenza e alla cassa edile in quelle circostanze in cui il Durc, richiesto per stati di avanzamento lavori, indica inadempimenti contributivi.

Il Decreto Fare ha, poi, rimarcato il periodo di durata del Durc (valido per 180 giorni dalla rispettiva emissione), consentendone altresì l’utilizzo, sempre nel medesimo arco temporale, anche per differenti finalità. La più rilevante variazione, secondo la nota della Commissione nazionale per le Casse edili, riguarda la previsione dell’obbligatorietà per le stazioni appaltanti di acquisire il documento di regolarità, a seguito della sottoscrizione contrattuale, ogni 180 giorni e contestualmente di usufruirne per pagare i sal che ricadono entro il periodo di valenza di ciascun documento.


Quale modalità di esortazione alla regolarizzazione, la Cnce ha stabilito, seguendo le direttive del Decreto Fare, la trasmissione di una Pec all’impresa o in alternativa al rispettivo consulente contenente la segnalazione dettagliata delle motivazioni dell’irregolarità. La Pec inoltre, come già anticipato, rappresenta l’unico strumento per il rilascio del Durc: l’obbligo, come specificato dalla Cnce, attiene alle richieste presentate non soltanto da stazioni appaltanti, enti aggiudicatori o Soa, ma anche a quelle delle imprese, rimanendo tuttavia a quest’ultime la facoltà di specificare in alternativa al proprio indirizzo Pec quello del consulente.

L’eventuale esigenza di trasmettere di nuovo il Durc ricevuto via Pec dall’impresa verso categorie di destinatari non tenuti all’utilizzo di questo strumento, come ad esempio committenti privati o amministrazioni di Paesi esteri, viene soddisfatta attraverso la concessione della possibilità di stampare il documento allegato alla mail certificata. L’apposizione sul Durc del c.d. “glifo”, infatti, ossia il contrassegno generato elettronicamente, permette di garantire la provenienza e la rispondenza all’originale della versione cartacea del documento.


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2 COMMENTI

  1. bè…non è tanto le linee intasate, quanto la non comunicazione tra gli enti..
    ti rilaasciano un durc per via pec senza firma e nulla…
    una impresa ti richiede il durc…che fai??
    stampi quello ricevuto per pec ( senza firme) e dichiari (falsamanete)che l’originale è presso l’azienda??
    inoltri la pec ricevuta all’impresa??
    il tutto perche poi l’impresa deve prensetarlo in comune ..ed il comune vuole tali dichiarazioni..impossibili da fare..
    come dire ogni ente ragiona a sè..e noi siam in balia delle lorosingolari decisioni….
    mah…

  2. E chi pagherà quando le loro linee saranno intasate o non funzionaeranno, come già capita, e l’utente sarà poi sanzionato? La loro incapacità per fare cassa è notoria e quindi tenete presente che li si può denunciare per ritardo in atti d’ufficio.
    Mettono mano alle tecnologie e solo quelle che interessano a loro funzionano, solo quelle che a loro danno soldi, il resto rimane fuffa

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