La Commissione europea ha deciso di autorizzare una maggiore flessibilità per i bilanci dei Paesi che hanno i conti in ordine, a cominciare dall’Italia. La decisione ha incontrato la soddisfazione del presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta il quale da Twitter ha fatto sapere: “Ce l’abbiamo fatta! La Commissione Ue annuncia ora ok a più flessibilità per i prossimi bilanci per i paesi come l’Italia con i conti in ordine”. Bruxelles, in sostanza, “consentirà deviazioni temporanee dal raggiungimento dell’obiettivo di medio termine”, come ha chiarito il presidente della Commissione Ue Josè Barroso, che accorderanno “investimenti pubblici produttivi”, cofinanziati dall’Unione europea. “Oggi dall’Europa arriva un premio importante -ha dichiarato ai microfoni del tg1 Letta-  la maggiore flessibilità sul bilancio 2014 ci consentirà maggiori investimenti. E’ l’idea che l’Europa premia chi si impegna”. Al di là dei toni euforici, il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha tirato il freno sulle deroghe. Letta ha ribadito che “i sacrifici fatti al momento giusto, perché avevamo fatto troppi debiti in passato” così come “le scelte che i governi precedenti, quello di Monti in particolare, sono state confermate da noi” hanno permesso di “uscire dalla procedura di deficit eccessivo e di avere un premio importante”: appunto una maggiore flessibilità sul bilancio 2014 volta a consentire nuovi  investimenti produttivi.

Nonostante il quadro positivo aperto dalla Commissione Ue per il nostro Paese, quest’ultima ha comunque evidenziato che il deficit non deve mai arrivare a superare il 3%,”nemmeno con le nuove regole per gli investimenti pubblici”. Gli investimenti, pertanto, non verranno esclusi dal calcolo del deficit, allungando di contro le tempistiche previste per il raggiungimento degli obiettivi. L’Italia potrà dunque spostare oltre il biennio 2014-2015 il traguardo del pareggio di bilancio strutturale. Anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, commentando la decisione dell’Ue, si è detto “molto soddisfatto”. “Aspettiamo di vedere la lettera di Olli Rehn per valutare, ma sarà possibile un intervento sostanzioso”, ha concluso il ministro. L’impegno preso dal nostro Paese coincideva con il raggiungimento del pareggio di bilancio, un pareggio che strutturalmente viene compreso in una forbice che oscilla tra lo 0% e lo 0,5% del Pil, pari a circa 8 miliardi di euro l’anno. “Il governo italiano –si è appreso da una nota diffusa da Palazzo Chigi– raccoglie con grande soddisfazione un risultato importante, forse il più importante di tutti nel rapporto con le istituzioni europee. E’ il premio per la scommessa che questo governo ha fatto fin dall’inizio sul rispetto degli obiettivi di finanza pubblica”. Della stessa opinione è anche Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia: “Manterremo gli impegni presi e taglieremo le tasse, ma per farlo è necessario tagliare prima la spesa pubblica“.

Barroso ha chiarito le motivazioni alla base delle decisione presa dalla Commissione, quest’ultima infatti “ha esplorato ulteriori modi all’interno del braccio preventivo del Patto di Stabilità (ossia per chi è sotto il 3% di deficit e quindi fuori da procedura) per realizzare investimenti pubblici non ricorrenti con un impatto provato sulle finanze pubbliche”. Per questo, ha proseguito il presidente, “quando la Commissione valuterà i bilanci nazionali per il 2014 e i risultati di bilancio del 2013, considererà di consentire deviazioni temporanee del deficit strutturale dal suo percorso verso l’obiettivo di medio termine fissato delle raccomandazioni specifiche per Paese”. Questo cambiamento di direzione “deve essere collegato a una spesa pubblica su progetti cofinanziati dalla Ue nell’ambito della politica strutturale e di coesione, delle reti trans-europee e della ‘Connecting Europe Facility‘ con un effetto nel lungo termine positivo, diretto e verificabile sul bilancio”, ha concluso Barroso.

 


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