A distanza di soli due giorni dall’annuncio sorprendente di Papa Francesco sulla costituzione di una “pontificia commissione referente”, istituita ad hoc per rinnovare lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, l’operazione di sovvertimento in Vaticano sembra iniziare davvero a prendere forma concreta. Ad anticipare la manovra di ‘pulizia’ nelle casse e nelle dirigenze dello Ior, è intervenuta la Finanza che ha messo  in manette un sacerdote italiano, alias Nunzio Scarano, per i reati di truffacorruzione e calunnia.  Le accuse, oltre che sul monsignore responsabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), pesano anche su Giovanni Maria Zito, carabiniere ex funzionario dell’Aisi, il Servizio segreto interno, e su Giovanni Carenzio, un broker finanziario operativo soprattutto fuori dall’Italia. La vicenda, al centro di un filone investigativo mirato sull’Istituto ‘bancario’ religioso, ruota intorno all’intesa pattuita tra Scarano e Zito con l’intento di far rientrare dalla Svizzera 20 milioni cash di proprietà di alcuni amici dello stesso prelato a bordo di un jet privato. Per la prestazione, il carabiniere avrebbe ricevuto come compenso 400mila euro.

Monsignor Scarano, peraltro già coinvolto in un’altra indagine per ricettazione, solo il 14 giugno scorso era stato iscritto dalla procura di Salerno nel registro degli indagati insieme ad altre 56 persone per il reato di riciclaggio di 560mila euro, e proprio ieri era stato sospeso dall’incarico di responsabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa. In quell’occasione il sacerdote si era detto incolpevole, rivendicando la provenienza lecita dell’ammontare. I sospetti degli inquirenti erano nati dalle dubbie modalità esecutive dell’operazione di estinzione di ipoteca su di un appartamento che lo stesso Scarano aveva dato in garanzia. Questa, infatti, era stata ultimata grazie a fittizie donazioni da parte di terzi e tramite assegni da 10mila euro rimborsati in contanti. Il sacerdote, che da tempo vive a Roma nella ‘pregiata’ Domus Internationalis Paulus VI, situata nella centralissima via della Scrofa, a cavallo tra il fiume Tevere e piazza Navona, prima di prendere i voti nel 1987, era un impiegato di banca; in Vaticano, tuttavia, lavorava nel settore immobiliare.

A capo del servizio di contabilità analitica dell’Apsa, ente di ‘fama’ meno nota ma non certo meno influente di quella dello Ior, l’importante incarico di responsabile rivestito dal sacerdote toccava le migliaia di immobili di ampio valore concentrati a Roma e gli ingenti depositi (si parla di centinaia di milioni di euro contanti) di appartenenza dell’Amministrazione. “Monsignor 500“: da solo, il nome con cui era conosciuto nell’ambiente Scarano, preannunciava la vera ‘natura’ del prelato: una vocazione per la ‘materialità’ dei soldi. Sacrano vantava infatti una cospicua, insolita per un uomo di chiesa, possibilità economica, disponendo assai frequentemente di banconote da 500 euro. Il prete salernitano proponeva agli imprenditori della propria zona che gli erano amici, di scambiare blocchi di dieci o venti banconote da 500 con assegni circolari da 5/10mila euro. Il sacerdote disponeva persino di un conto intestato presso l’Istituto vaticano. L’indagine, di portata autonoma rispetto alla più estesa inchiesta in corso alla procura della Repubblica di Roma, è così approdata al fermo dei tre imputati, arrestati da militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza.


Le ordinanze di custodia cautelare sono state convalidate dal giudice per le indagini preliminari Barbara Callari su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci. Dopo l’istituzione della commissione referente che consentirà al Pontefice di “conoscere meglio la posizione giuridica e le attività dello Ior per permettere una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa universale e della Sede apostolica”, la notizia dell’arresto sembra concretizzare l’innesco di una vera e risolutiva svolta diplomatica, dopo trent’anni di inconcludenti inchieste giudiziarie, all’interno dei delicati meandri che uniscono la Chiesa alla banca dello Ior. “Lo Ior non va chiuso, ma senz’altro va riformato”, aveva commentato giorni fa il cardinale George Pell, arcivescovo di Sidney. La ‘politica’ abbracciata dallo stesso Papa Francesco sembra rispecchiare appieno la linea della trasparenza. Anche per un’istituzione secolare, pressoché immutata, come quella della Chiesa cattolica romana è giunto il tempo di cambiare adeguandosi alle regole della più ‘terrena’ ma forse più equa società civile.


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  1. Ve ne sono molti di queste sanguisughe che operano dietro le sacrestie. Basta seguirli .Finalmente è ritornato S. Francesco. Come faranno a camminare scalzi, dopo che si sono abituati a calzare scarpe felpate? Dio è arrabbiatissimo !!!

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