Il decreto del fare non è soltanto un provvedimento che si propone di rilanciare lo sviluppo di alcuni settori specifici, tra cui, in primis, infrastrutture ed edilizia, ma contiene anche alcune misure volte a rendere più agevole il rapporto dei contribuenti con il fisco.

Pubblicato venerdì in Gazzetta ufficiale, il decreto del fare, altrimenti noto come “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, prevede, innanzitutto, l’impossibilità dell’esproprio dell’abitazione principale del soggetto o della famiglia sottoposta a indagine.

In aggiunta, sempre in tema di espropriazioni, viene specificato che il limite minimo per procedere passa da 20 a 120mila euro. In ogni caso, non si potrà attivare la sottrazione del bene prima dei sei mesi trascorsi dal momento dell’ipoteca.


Riguardo al possibilità di rateizzare il pagamento, le 72 rate massime in vigore precedentemente vengono alzate a 120, purché venga riscontrata una grave situazione di difficoltà, che in precedenza era solo “temporanea”.

In aggiunta, la decadenza dai benefici interviene nel momento in cui otto rate non sono state pagate – anche non consecutive – mentre prima del decreto del fare erano sufficienti due rate non pagate consecutivamente. Quindi, sul pignoramento dei beni strumentali: se, prima, il limite del quinto riguardava le sole imprese individuali, ora viene esteso alle società laddove il capitale viene misurato in maniera superiore al lavoro.

Sono 200, ora, i giorni limite entro cui il pignoramento diviene inefficace se non viene effettuato l’incanto, mentre il pignoramento del quinto dello stipendio, il terzo può attendere fino a  60 giorni – contro i 15 precedenti – e il procedimento non viene esteso all’ultimo salario accreditato.

Vai al testo definitivo del decreto del fare


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  1. E’ giusto che il fisco sia sempre inesorabile con i suoi debitori, ma è altrettanto giusto che sia più equo ed umano. Giusto l’innalzamento della soglia per procedere all’espropriazione, io inserirei anche l’esclusione della prima casa, non di lusso.
    Ritengo, infine giusta la previsione di ulteriori facilitazioni di pagamento in caso di conclamate difficoltà economiche. Meglio rateizzare su un periodo più lungo anzichè perdere tutto (erario) e gettare la gente nella disperazione.
    Saluti

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