E’ pieno bailamme nel mondo del professionismo forense dopo la reintroduzione della mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità, contenuta nel decreto del fare, approvato sabato 15 giugno dal Consiglio dei ministri e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di venerdì 21, dunque già in vigore.

Come noto, la mediazione civile obbligatoria era stata bocciata dalla Corte costituzionale per alcuni profili di illegittimità, soprattutto di carattere procedurale, che ne avevano viziato l’approvazione in Parlamento. All’indomani della sentenza, però, l’allora Guardasigilli Paola Severino e gli altri esponenti della maggioranza – simile a quella che oggi appoggia l’esecutivo Letta – avevano ribadito la bontà e l’efficacia dell’istituto, sviscerando i dati sulle cause chiuse prima dell’approdo in Aula e sottolineando l’emersione del nuovo professionismo dei mediatori.

Aspetti che, in realtà, non sono mai stati condivisi da alcune tra le categorie principali del mondo giustizia, in rappresentanza degli avvocati, le quali non hanno nascosto il proprio disappunto verso la strada della mediazione obbligatoria, affidando le proprie proteste ai megafoni delle organizzazioni di rappresentanza. Allo stesso modo, dunque, non appena uscì la sentenza della Consulta, quelle stesse sigle che avevano osteggiato la conciliazione, esultavano per la decisione presa dalla Corte, che obbligava a rivedere natura e applicazione dei tavoli diplomatici tra parti in causa.


Ora, con il decreto del fare, la mediazione è tornata improvvisamente di attualità, in una veste rinnovata, ma quasi identica alla precedente, con l’esclusione della materia inerente i procedimenti a seguito di sinistri stradali e, soprattutto, con durata e costi più ristretti.

Oltre a ciò, la nuova disciplina prevede che tutti gli avvocati iscritti all’Albo siano riconosciuti a norma di legge come mediatori di diritto, in modo che le loro prerogative professionali non vengano schiacciate in una fase pre-processuale tale da limitarne il raggio d’azione.

Ma non basta: i detrattori della mediazione tornano e con forza a farsi sentire dopo il decreto del fare. E’ il caso, ad esempio, dell’Anai, che stigmatizza tutte le nuove sfumature incostituzionali contenute nella mediazione enunciata dal decreto del fare di questo mese di giugno. “la mancanza di indipendenza, di professionalità e di trasparenza delle Camere di conciliazione private (più di mille autorizzate con il silenzio-assenso). A ciò si aggiunge – spiega il presidente De Tilla – l’assenza nei mediatori di una specifica professionalità con mancanza di specializzazione, qualificazione e perizia”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Oua, che oggi si riunisce a Roma proprio per discernere il tema del ritorno della mediazione civile, e, per bocca del presidente Nicola Marino, sottolinea 2″che 1 milione di cause in meno, come annunciato da diversi ministri all’epoca, questo sistema nella sua applicazione concreta ne ha intercettato al massimo alcune decine di migliaia. Ma anche con esiti qualitativamente mediocri”.

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2 COMMENTI

  1. anche se viene reintrodotta pari pari la norma di cui all’art. 5 del DLGS. 28/2010 se ben si riflette è obbligatorio l’incontro programmatico che dovrebbe fare da filtro gestito proprio dalle parti per verificare se sussistano nella specie le condizioni per una soluzione stragiudiziale conciliativa della lite: se ci troviamo in un caso di eccezione di prescrizione non mi pare, salvo che la situazione degli interessi delle parti, la loro rilevanza e la intuibilità da parte del mediatore consenta una soluzione imprevedibile sul piano giuridico e anche logico, ma non tanto sotto il profilo della soddisfazione degli interessi dei singoli contendenti che possono trovare una complementarietà inaspettata e rilevabile con sessioni separate in cui il mediatori abbia la capcità di entrare empaticamente nelle posizioni delle singole parti per vagliarne proprio la compatibilità in relazione all’oggetto della lite,

  2. La posizione della APMC – Associazione Professionale Mediatori Civili.

    L’attuale normativa sulla “mediazione” è stata concepita da giuristi e così da loro oggi è stata integrata con il Decreto del fare.

    E’ stato come chiedere a dei preti di legiferare sul “divorzio”, anche richiedendo il parere a dei preti laici, quelli che si dichiaravano a favore, anche questi al massimo riuscivano a concepire una “separazione in casa”.

    L’attuale normativa è completamente viziata da “concetti giuridici” che la privano completamente di efficacia: occorre svuotarla completamente da questi richiedendo il parere ad “illustri esperti internazionali” nella “disciplina della mediazione” per riscriverla.

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