E’ stato il vero coniglio uscito dal cilindro del decreto del fare. Che molte materie, anche di natura e obiettivi divergenti, potessero trovare spazio tra gli articoli di un provvedimento annunciato come rivoluzionario dal governo Letta, era pressoché scontato; ma che tra queste rispuntasse anche la mediazione e in una veste quasi identica a quella già nota, è stato veramente un colpo di scena, confermato con la pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale, che ha rialzato ufficialmente il sipario sulla conciliazione.

Una novità che ha riportato le lancette nel mondo della giustizia indietro di diversi mesi, quando, cioè, la popolazione del foro si divise in due frazioni contrapposte, tra favorevoli all’istituto della conciliazione e contrari a oltranza. Una battaglia al calor bianco che ha portato il professionismo forense a interrogarsi radicalmente sulla propria natura e sulla propria funzione, a fronte di una giustizia – soprattutto – civile, che batte la fiacca sotto il peso di un arretrato inaudito.

Ora, dunque, si riparte: il governo ripresenta la mediazione obbligatoria, cercando di spogliarla dei profili di incostituzionalità che avevano portato la Consulta a dichiararla illegittima, di fatto decretandone la morte per sentenza. Una decisione che aveva, naturalmente, suscitato le ire di mediatori e dei supporter di questa soluzione alle controversie, contro, invece, l’euforia dei “puristi” del professionismo forense.


Ecco, dunque, che dalla mediazione civile obbligatoria come eravamo soliti conoscerla è stato espunto l’unico capo delle liti da strada, quelle a seguito di sinistri tra veicoli. Probabilmente, però, tutte le novità più sostanziose sono contenute nella procedura attraverso cui la conciliazione dovrà essere posta in essere.

Innanzitutto, i tempi: l’accordo tra le parti andrà trovato entro 90 giorni, dunque un mese in meno rispetto ai 120 precedenti; inoltre, nel primo mese dall’avvio dell’iter, verrà fissato un meeting preliminare con il mediatore incaricato e, qualora emerga innegabilmente l’impossibilità di trovare l’intesa tra le parti in dissidio, per i coinvolti l’esborso economico sarà ridotto.

Si tratta, nello specifico, di range di spesa che prendono come base i 100 euro, sempre nel caso di tentativo di mediazione andato a vuoto, per liti stimate entro il tetto dei 100mila euro.

Resta, poi, la mediazione come istituto processuale: è vero, infatti, che anche nella nuova versione del tentativo istituzionalizzato di patto amichevole tra le parti sia il giudice l’estrema autorità in grado di ordinare ai duellanti di presentarsi di fronte a un organismo deputato a sciogliere il nodo secondo i principi della mediazione civile. Naturalmente, resta intatto quello che, a detta dei detrattori, è il vero vulnus della questione, ossia la condizione di procedibilità della conciliazione.

Vai al testo del decreto del fare pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Vai allo speciale decreto del fare di Leggioggi

Vai alo speciale mediazione di Leggioggi


CONDIVIDI
Articolo precedenteNomine Consiglio Presidenza Giustizia Amministrativa: perché sono così importanti
Articolo successivoProcesso Ruby: ultimo atto. Oggi è attesa la sentenza per Berlusconi

3 COMMENTI

  1. anche se l’argomento è del 2013 , voglio esprimere la mia opinione.
    CON TUTTO RISPETTO DEGLI AVVOCATI, SE VOGLIAMO DARE POSTO AI GIOVANI NON DEVONO MANGIARE IN PIù ” GREPPIE” E POI L’AVVOCATO E’ COME IL MEDICO E L’INFERMIERE il medico bravo fa cose di alto livello sanitario e non la manzione dell’ifermiere.
    L’avvocato può volare più in alto, non ha nessun interesse a mediare preferisce andare in giudizio per guadagnare di più, pertanto è stato un errore riconoscergli la qualifica di mediatore. LA MEDIAZIONE COSI’ CONCEPITA NON DECOLLERA’ MAI .

    Poi nella mediazione dovena essere presente “LE PARTI ” e il mediatore non anche 2 avvocati ( come il vecchio Conciliatore ).

    grazie.

  2. A mio avviso la mediazione obbligatoria non serve a niente, anzi costituisce un’inutile dispendio di energie e soldi a danno del cittadino che chiede giustizia.
    Ma vi pare che se le parti si vogliono accordare debbono andare avanti un mediatore,
    non lo possono fare prima, magari transigere tramite i rispettivi legali? E’ l’ennesimo
    e grave sbaglio di un legislatore stordito e incurante, o incompetente che vuole dimostrare
    di fare. Ma fare che cosa? se non si conoscono quali siano le reali difficoltà perché la giustizia è “ingolfata” in tutti i campi.
    La verità è un’altra, chi giudica lavora poco e non produce, altro che 90 sentenze all’anno:
    Ogni singolo giudice ne fa molto meno. Provate a pagare costoro come vorreste pagare i 200 giudici onorari che vorrebbero mandare presso le sedi delle Corti d’appello italiane, però per loro senza limiti di numero ed allo stesso prezzo di quanto vorreste dare per umiliare i poveri idioti che accettano di fare domanda per diventare giudice onorario.
    Aquila.

  3. La posizione della APMC – Associazione Professionale Mediatori Civili.

    L’attuale normativa sulla “mediazione” è stata concepita da giuristi e così da loro oggi è stata integrata con il Decreto del fare.

    E’ stato come chiedere a dei preti di legiferare sul “divorzio”, anche richiedendo il parere a dei preti laici, quelli che si dichiaravano a favore, anche questi al massimo riuscivano a concepire una “separazione in casa”.

    L’attuale normativa è completamente viziata da “concetti giuridici” che la privano completamente di efficacia: occorre svuotarla completamente da questi richiedendo il parere ad “illustri esperti internazionali” nella “disciplina della mediazione” per riscriverla.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here