Meno sette all’aumento dell’Iva: tutta Italia con il fiato sospeso per sapere se, tra una settimana esatta, aumenterà l’imposta su moltissimi beni di prima necessità o se, in alternativa, si deciderà di lasciare altro ossigeno ai contribuenti dopo il rinvio dell’Imu.

Le posizioni sono note, anche se, in realtà, non così nette: sia dentro che fuori dalla maggioranza, si scontrano le voci di coloro che propendono per un’abolizione immediata dell’aumento e chi, invece, cerca di individuare altre strategie per non gravare ulteriormente sul portafoglio degli italiani.

Comunque vada a finire, il premier Enrico Letta ha iniziato a sentire puzza di bruciato, immaginando che un’eventuale cancellazione sarebbe sbandierata dagli alleati di governo del Pdl come una vittoria personale. A questo proposito, il presidente del Consiglio, ospite ieri al talk show di Lucia Annunziata “In mezz’ora”, ha ricordato come, in realtà, l’incremento dell’imposta sui beni di consumo fu decretato dall’ultimo governo Berlusconi nel 2011, nel grande ciclone delle intemperie finanziarie.


Sull’Iva, però, il problema sorge mettendo mano ai numeri, con i 6 miliardi di gettito già messi in preventivo che verrebbero a mancare in caso di stop al passaggio al 22%. Il governo, insomma, con tempi così ristretti e la necessità di non sottrarre d’impeto risorse già in bilancio per l’erario, si trova in una situazione scomoda e di urgenza massima.

In queste ore, c’è fremente attesa per un Consiglio dei ministri importantissimo in calendario mercoledì, con all’ordine del giorno il piano lavoro per i giovani, che lo stesso premier porterà al Consiglio europeo di venerdì e sabato, e il decreto svuota carceri promesso dal Guardasigilli Cancellieri.

Con un margine così esiguo, se davvero arriverà un provvedimento in grado di rinviare l’aumento dell’Iva e, insieme, di assicurare una soluzione-tampone per le casse pubbliche che risulterebbero in deficit, allora con ogni probabilità quella sarà l’occasione. E una soluzione allo studio ci sarebbe già: coprire un miliardo per garantire il rinvio di tre mesi, dopodiché si vedrà.

Per la cronaca, tra i beni che si vedrebbero investiti dell’aumento dell’Iva, si trovano moltissimi alimenti e bevande tra cui vino e birra, o altri oggetti di primissima necessità come le scarpe e, non meno importanti, i personal computer e le televisioni. La stangata, secondo i primi calcoli delle associazioni di categoria, potrebbe ammontare a ulteriori 135 euro a nucleo famigliare.


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