Ora, il governo è impegnato a sbrogliare i capitoli del decreto del fare e della nuova pioggia di semplificazioni. Quindi, in cima all’agenda salirà il comparto del welfare, con, in prima analisi, i correttivi alla riforma delle pensioni, senza tralasciare il “buco nero” degli esodati.

Nei giorni scorsi, il dietrofront sulla riforma della legge Fornero era parso netto: secondo quanto dichiarato dal ministro del Welfare Enrico Giovannini, immediatamente appoggiato dal titolare del Tesoro Fabrizio Saccomanni, all’orizzonte non sarebbe prevista alcuna “controriforma” della vituperata legge Fornero, che ha lasciato a spasso oltre 300mila esodati, secondo le stime della Ragioneria dello Stato.

Ora, però, a riassicurare migliaia di lavoratori prossimi alla pensione e i tantissimi esodati – o, come li ha chiamati il ministro recentemente nel corso di un Question Time, “esodandi”, ossia coloro che sono a rischio di diventare i futuri “estromessi” dal sistema previdenziale – arrivano le parole del senatore Giorgio Santini, di sponda Pd che rassicura sul fatto che pensioni e salvaguardia per gli esclusi siano tutt’altro che argomenti passati in secondo piano nelle priorità del presidente del Consiglio e del governo.


“Letta lo ha detto nel suo discorso di insediamento –  dichiara l’esponente democratico in un’intervista al sussidiario.net – non si tratta di interventi che saranno realizzati nell’immediato, ma saranno realizzati”. Dunque, contribuenti ed esodati dovranno armarsi nuovamente di pazienza prima di scoprire cosa cambierà nel proprio destino.

Per i non tutelati, per la verità, le tempistiche sembrano un po’ più serrate: “Partiremo e da subito, con la vicenda degli esodati, che ancora non è stata completamente risolta” , così il senatore Pd cerca di rassicurare i tanti che si sentono abbandonati anche dal governo che è succeduto a quello di Mario Monti, responsabile del dramma sociale che ha generato l’ultima legge sulle pensioni.

Secondo le ipotesi, dopo i primi dati diffusi dall’Inps, che in due occasioni ha certificato come dei 65mila rientri previsti con il primo decreto esodati, siano state accolte tremila posizioni in meno: un caso che, qualora dovesse ripetersi anche nei due successivi decreti ancora in corso di studio – il primo da 55mila e il secondo per altri 10mila – potrebbe generarsi un tesoretto per aprire a nuove finestre di salvaguardia.

Per le pensioni, invece, la soluzione sul tavolo resta sempre quella stessa che Giovannini e Saccomanni hanno seccamente smentito, e che invece non pare definitivamente tramontata: le reintroduzione della flessibilità, che, in un primo momento, doveva portare l’età pensionabile a 62 anni, con bonus del 2% in assegno per ogni anno in meno dai 65 con 35 di contribuzione. Ora, resta da vedere se il governo tornerà davvero sui suoi passi o se, invece, verrà trovata qualche altra ricetta per rendere il welfare meno ostile ai lavoratori e prossimi pensionati.

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11 COMMENTI

  1. IL POVERO LAVORATORE DOPO UNA VITA DI LAVORO RIMANE SENZA SOLDI

    Sono un lavoratore di anni 54 ed ho versato 38 anni di contribuzione,non capisco questo governo a parte l’unione al governo tra destra ed sinistra mi meraviglio che ci sono ex sindacalisti ché pretendevano da noi lavoratori di scioperare su tutti i diritti dei lavoratori adesso invece ché sono in politica non si ricordano che noi abbiamo scioperato anche per loro ed con le varie deleghe che continuiamo a pagare,sapete cosa penso che sono una massa di ladri sia al governo che nei sindacati. Nesuno sa darmi una risposta ancora per quanti anni devo lavorare e continuare a pagare per loro visto che nel 2020 scende le percentuali delle pensioni un cittadino che non abbia mai lavorato prenderebbe più di me con la pensione sociale; che io stando alle nuove riforme che il governo sta per attuare dopo l’estate chi le prede sempre a quel posto e il povero lavoratore.

  2. LA VERGOGNA E’ CHE UNO LAVORA E PAGA LE TASSE X 41 ANNI ARRIVA UNA E UN MEZZO PROFESSORE E TI DICE PAGA CRETINO PER CASTE STATALI E C… CILIEGINA INPDAP SULL’ORLO DEL FALLIMENTO INCORPORATA CON L’INPS… IL DRAMMA TUTTI D’ACCORDO PC PDL SINDACATI, HA RAGIONE GRILLO TUTTI CON LA FORCA PER QUESTI MANGIAPANE A TRADIMENTO, E INTANTO BLA BLA BLA DEVO ASPETTARE 42 ANNI E 6 MESI, POI POSSO CREPARE, QUELLA A 15 ANNI NON LAVORAVA 10 ORE AL GIORNO COME ME PER UN PEZZO DI PANE. COMPLIMENTI E GRAZIE.

  3. Fra qualche mese compiro’ 60 anni, disoccupata da maggio 2012 con 35 anni di contributi quando percepiro la mia pensione? Dai conti fatti nel futuro 2020 oppure se opto per l’opzione donna da subito ma con una differenza di pensione di ben 600 euro mensili, non mi sembra giusto il nostro governo deve trovare una soluzione adeguata anche per tutti i sessantenni che si trovano nella mia condizione.

  4. Ritengo che la flessibilità, cioè la possibilità di uscita dal lavoro, in cambio di penalizzazione non sia giusta ed equa.
    Ricordo, che già con il decreto Salva Italia dal retributivo siamo passati, solo per gli ultimi anni di lavoro, al contributivo per tutti i lavoratori.
    Non dimentichiamo che i coefficienti utilizzati per calcolare l’ammontare della pensione sono già stati cambiati e sono sfavorevoli, (ad es. a 62 anni il coefficiente ora è 4,940%, il precedente era 5,09%) come sono stati già aumentati i mesi per l’aspettativa di vita sempre dalla ex Ministro Fornero.
    La Ministra Fornero ha previsto, tutt’ora in vigore, la pensione a 66 anni ma ha anche previsto la pensione anticipata, senza nessuna penalizzazione , solo e soltanto per quei lavoratori che hanno 42 anni più 9 mesi (per l’aspettativa della vita) di contributi versati e 62 anni di età.
    Ora è nata una nuova proposta, che permetterebbe di andare in pensione tra i 62- 70 anni con almeno 35 anni di contributi (in pratica si cambia il vincolo Fornero cioè quello dei 42 anni di contributi versati e dimenticando tra l’altro anche il calcolo dell’aspettativa della vita).
    Ritengo che si dovrebbe capire che c’è una differenza tra chi ha lavorato 42 anni ,di effettivo lavoro, con 42 anni di contributi versati rispetto a chi ha lavorato 35 anni, di effettivo lavoro, con 35 anni di contributi versati.(differenza 7 anni)
    Con questa nuova proposta non si tiene conto di chi ha lavorato 7 anni in più, cioè 42 anni di contributi versati rispetto ai 35 anni di contributi versati e ha 62 anni poiché di fatto, con questa nuova proposta, chi ha lavorato di più e ha versato di più viene con lo stesso identico metodo penalizzato, con la “generosità” di farti andare prima in pensione, con un’ulteriore penalizzazione che incide 8% in meno sull’ammontare dell’assegno del corrispettivo pensionistico.
    Pertanto vorrei capire cosa succede se questa nuova proposta viene approvata a tutti quei lavoratori che hanno lavorato e versato 7 anni di contributi in più cioè 42 anni di contributi versati poiché hanno iniziato a lavorare a 20 anni e hanno 62 anni di età, in pratica anche questi lavoratori saranno penalizzati pur avendo versato i 42 anni di contributi ????????
    e il calcolo dell’ aspettativa di vita che fine fa??????
    Rammento che in passato ci sono stati lavoratori che hanno potuto andare in pensione con solo 20-25 anni di contributi versati e visto l’aspettativa di vita su questi pensionati precoci, secondo me, sarebbe giusto ma soprattutto equo, prevedere, senza chiedere, tramite un decreto, come è stato fatto per il Salva Italia, un contributo mensile per aver beneficiato di una situazione ora insostenibile.
    Questo contributo mensile, solo per i pensionati baby/precoci, è doveroso prevederlo per rispetto verso chi ancora deve continuare a lavorare, pur avendo già fatto il suo dovere verso la società, come stabilisce il decreto Salva Italia, per rispetto verso chi il lavoro non lo trova, e per rispetto nei confronti delle nuove generazioni.

    Per quanto riguarda la staffetta generazionale faccio presente che il lavoratore anziano che accetta un part-time per far assumere un giovane vuol dire che ha una riduzione del 50% dello stipendio, (che è già basso per i lavoratori dipendenti settore privato), e dei contributi versati negli anni che gli mancano per accedere al trattamento previdenziale, quindi in pratica questo lavoratore anziano avrà una riduzione dell’assegno pensionistico poiché di fatto il corrispettivo pensionistico si basa sulla media della contribuzione percepita negli ultimi anni di vita lavorativa.

    Ricordiamoci anche che in caso di decesso del lavoratore anziano l’eventuale moglie percepisce solo il 60% del corrispettivo pensionistico del defunto.
    Ecco perché ritengo che questa proposta cioè la staffetta generazionale non è valida per risolvere il problema occupazionale dei giovani, anzi porterebbe solo ad estendere, allargare la povertà su più persone ma soprattutto sui lavoratori anziani, in pratica a tutti quei soggetti che essendo alla fine della loro attività lavorativa non hanno fatto in passato, poiché non era previsto, una previdenza complementare, e ora non hanno più neppure la convenienza di farla questa previdenza complementare.

  5. insomma, 52 anni con 35 di contributi,devo morire in fabbrica prima di andare in pensione?
    secondo me 40 anni di lavoro sono anche troppi

  6. Se questo che emerge in questi giorni è il piano Letta allora devo proprio rammaricarmi di aver sperato in questo Premier dopo aver visto fallire il mio sogno di un governo di cambiamento.

  7. Dipendente pubblico impiego classe 1951 con 36 anni di contributi.
    Con la riforma pensionistica del governo Monti il 1 Luglio 2013 potevo andare in pensione,
    con la riforma pensionistica della Fornero dovrò andare in pensione il 1 giungno 2018. Un prolungamento di uno o due anni lo accetto volentieri purché si aprono le porte del momdo del lavoro per i giovani

  8. reintrodurre le quote è un elemento di giustizia.
    Anni lavorati ed età. 100 – 101 – 102 – quello che sia sia ma datevi una mossa e date certezze per il futuro a milioni di lavoratori che adesso non capiscono più niente grazie alla Professoressa Elsa e al Professorone Mario. E se avanza un cerino per favore date ………….

  9. spero facciano qualcosa lor signori perche’ con l’ultima riforma io andrei in pensione a 67 anni e 8 mesi con 43 anni e 10 mesi di contributi
    UNA AUTENTICA FOLLIA !!!

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