Con la reintroduzione della mediazione civile obbligatoria nel decreto del fare, avvocati e mediatori ormai “in pensione” hanno visto rientrare prepotentemente nella scena giuridica la questione più scottante, che coinvolge migliaia e migliaia di professionisti dell’ambito forense.

Dopo la sonora bocciatura della Corte costituzionale, che pareva aver definitivamente affossato qualsiasi pretesa di istituzionalizzazione della conciliazione nell’ambito della giustizia civile, ora il governo ci riprova con il decreto del fare.

Non si tratta, però, di una mediazione fotocopia di quella messa in disparte dalla Consulta, che suscitò reazioni contrastanti, tra i “duri e puri” della gavetta forense che non vedevano di buon occhio la possibilità di concorrenza non altrettanto formata in materia e, invece, gli strenui difensori della mediazione, come unica valvola in grado di consentire lo smaltimento degli arretrati civili senza inondare le Aule di nuove vertenze di poco conto, o di importanza non esiziale.


Comunque sie, ora la mediazione cambia faccia – almeno in parte – cercando di recuperare quei profili di costituzionalità che le erano venuti meno al primo tentativo, che aveva tra i suoi più assidui sponsor anche l’ex ministro della Giustizia Paola Severino. Ora che il testimone è stato raccolto da Anna Maria Cancellieri, c’era da attendersi che l’ex ministro dell’Interno avrebbe proseguito sulla linea del precedente Guardasigilli e già collega di Consiglio dei ministri.

Così, vediamo come la mediazione 2.0 improvvisamente riemersa tra le pieghe degli 80 articoli del decreto del fare, mantiene inalterato il punto ineludibile della mediazione civile, l’obbligo, cioè, per le parti in causa, di tentare una conciliazione prima di arrivare di fronte al giudice, ma in un range di materie ben più ristretto, che vede escluse, in prima analisi, le divergenze su responsabilità per danno provocato da circolazione di veicoli, mentre resta ampiamente previsto il ricorso preventivo negli argomenti caldi del condominio, della responsabilità dei medici e dei contratti assicurativi.

Cambiamento importante da aggiungere al novero dei ritocchi alla conciliazione, è quello della durata, che viene portata a quattro mesi rispetto ai 3 precedenti, mentre, per quanto riguarda l’esborso economico, vanno tenuti in conto i 40 euro per l’apertura del fascicolo e una spesa che ammonta tra gli 80 e i 250 euro in caso di risoluzione al primo incontro(a seconda del valore del contendere).

I dati sulla mediazione, che parlano di successi nel 46% dei casi esaminati, sono confortanti e hanno spinto il governo a fare un secondo tentativo, per assicurare la conclusione anche dei procedimenti aperti e rimasti nel limbo dopo il pronunciamento della Consulta, oltre, naturalmente, al “ripescaggio” di tanti mediatori formati in base alla legge precedente, che si sono trovati improvvisamente illegittimati all’esercizio. Per gli avvocati, naturalmente, resta l’iscrizione automatica all’Albo dei mediatori.

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10 COMMENTI

  1. vorrei dire ad alcuni avvocati che anche altre professionalità c’entrano con l’Istituto della mediazione e conciliazione in tema di separazioni e di affidamento dei figli per esempio forse uno psicologo o anche un assistente sociale avrebbero una preparazione di base più indicata per intervenire per una conciliazione o mediazione ……non credo che riguardi solo gli avvocati……….

  2. Mi associo a quanto scritto da Giannio, molti avvocati non hanno capito – o forse più probabilmente – fanno finta di non capire la portata dell’art. 12; questi dicevano che gli incompetenti in diritto sono i mediatori.. e se fosse il contrario ?
    Quanto a Dokky, bè.. ciò che riporti testualmente non è altro che quello che ho scritto più sopra: circa la metà delle mediazioni con adesione (percentuale di adesione peraltro in progressivo aumento) si sono concluse con una conciliazione, le sembra poco? le sembra poco che i dati delle adesioni e della conciliazioni – prima della nota sentenza della Consulta – fossero in aumento ? le sembra poco che sempre più cittadini ed imprese chiedano informazioni su questo nuovo istituto, perchè ne stanno capendo utilità e vantaggi?
    Poi leggendo il suo intervento, noto un suo clamoroso autogol, quando parla di triplicazione artificiosa delle spese: è proprio una delle pratiche cui facevo riferimento in precedenza e che va debellata dalla professione forense. Ovvio che molti avvocati non gradiscano la mediazione, e poi come farebbero a triplicare ?
    La realtà comunque dice che a poco a poco si sta diffondendo la cultura del mediare anche in Italia, e noto sempre più avvocati (specialmente giovani) che si avvicinano con spirito costruttivo alla mediazione. In ultima analisi, ritengo che le modifiche apportate dal decreto “del fare” comporteranno la definitiva spaccatura tra professionisti contrari e professionisti favorevoli all’istituto, con successo finale di questi ultimi.
    Per una volta, le istituzioni politiche sembrano aver raccolto il messaggio di cambiamento proveniente da imprese, cittadini e professionisti “moderni”.
    Buona giornata.

  3. Vede, io sembrerò il depositario del verbo ma lei sembra semplicemente arrogante.
    Peraltro, mi ha confermato, lei è un mediatore professionale, quindi si riscontra nel suo intervento il suo interesse nell'”enfatizzare” gli aspetti positivi.

    Per quanto riguarda i dati, mi permetta, ritengo di essere meglio informato di lei e soprattutto del giornalismo italico che prende i dati senza capirli.

    Le copio, infatti, qui sotto il testo della relazione accompagnatoria al Decreto del Fare del Ministro Cancellieri. Come credo riuscirà a comprendere, quel 46% dei “successi” riguarda il campione del 31,2 % in cui l’aderente è comparso. Quindi, mi pare corretto dire, che MENO del 15% del totale delle isrizione ha comportato un “successo”.

    “I dati segnalano 215.689 iscrizioni di affari di mediazione tra il 21 marzo 2011 e il 30 giugno 2012, tempi di piena anche se prima operatività della condizione di procedibilità introdotta dal d.lgs. n. 28 del 2010. Di questi il 64,2% dei casi ha segnato la non comparizione dell’aderente (chiamato in mediazione dalla controparte), il 4,6% ha segnato la rinuncia del proponente prima dell’esito – percentuale comprensiva di ricomposizioni del conflitto – e il 31,2% dei casi la comparizione dell’aderente. L’accordo risulta raggiunto nel 46,4% dei casi di aderente comparso, con un risultato di oltre 31 mila conflitti risolti nei circa 15 mesi iniziali di compiuta implementazione del sistema. Dal che si può desumere la rilevanza dello strumento in proiezione pluriannuale, sia in termini di accesso a risoluzioni meno onerose dei conflitti, sia in chiave di prevenzione di processi. Ciò che fa comprendere perché anche molto di recente il Consiglio dell’Unione europea abbia sollecitato fortemente nuovo impulso allo strumento dopo Corte cost. n. 272 del 2012 (raccomandazione n. 362 del 2013, considerando 11 e punto 2).

    Lei riterrà che questo sia dovuto unicamente alla mala informazione data alle parti dal proprio avvocato. Mi chiedo che avvocati abbia conosciuto nella sua vita. Mi dovrebbe far comprendere l’interesse di un avvocato nel fare andare avanti una causa per secoli a fronte del nuovo sistema dei parametri, a seguito dei quali è divenuto impossibile “giocare” con le triplicazione delle voci di diritti e onorari. Questa sistema triste, di molti colleghi più anziani (io ho 30 anni), sono il primo ad auspicare che “scompaia” perchè lesivo della giustizia e del reale interesse della parte assistita (e mi permetta anche dell’avvocato che pima definisce, prima si prende i soldi… almeno io lavoro così).

    Sul fatto che chi non la pensa come lei andrà a “scomparire”, amen. Le ricordo che anche avanti il Tribunale del Lavoro era previsto il tentativo di conciliazione obbligatorio: è stato abolito, dopo averlo enfatizzato come lo strumento del secolo, dallo stesso legislatore perchè senza utilità.
    Saluti.

  4. Ancora una volta molti avvocati non hanno capito nulla. Avete capito il senso del rinnovellato art.12? SE come temo no, vi invito ad uno dei corsi o seminari che terrò’, almeno imparerete a comprendere il senso della mediazione

  5. Mi rivolgo a Dokky, il quale – dal tono della Sua risposta – pare il depositario della sapienza giuridica.
    Il dato di circa la metà delle mediazioni andate a buon fine si riferisce, ovviamente, alle mediazioni con adesione, che – prima della nota sentenza della Consulta – stavano progressivamente aumentando (e aumenteranno nuovamente alla luce di questo decreto-legge); queste non sono mie affermazioni, vada ad informarsi sui dati del Ministero, per cortesia.
    E’ altrettanto chiaro che in molti casi, non c’è stata adesione in quanto la controparte è stata, per usare un eufemismo, “male informata” o “poco informata” dal suo avvocato, i motivi sono ben chiari e li sappiamo tutti, specialmente Lei che è un avvocato.
    Se Lei ha svolto poche mediazioni e sono andate tutte male, è un problema Suo, quindi non è opportuno nè obiettivo generalizzare. A differenza sua, io (e altri miei colleghi) ho avuto la possibilità di svolgere diverse mediazioni e di completare in tempi rapidissimi il tirocinio previsto, quindi come vede, è sbagliato generalizzare. Occorre scegliere con molta attenzione l’ente di mediazione di cui far parte. Inoltre anch’io, come Lei, ho formazione giuridica pluriennale quindi nuovamente fa affermazioni non appropriate sul mio conto.
    Lei parla di enti privati di mediazione, lo sa che non sono tutti privati, vero? lo sa che anche le Camere di Commercio hanno propri uffici di mediazione? lo sa che sugli enti privati vigila il Ministero di Giustizia? Gli stessi avvocati, poi, sono privati, quindi se qualcuno sostiene dell’interesse dei mediatori a mediare, dove lo mettiamo l’interesse dell’avvocato a NON mediare ? La considerazione che una causa in Tribunale comporta maggiori guadagni per l’avvocato è incontrovertibile.

    Ribadendo il concetto già espresso in precedenza, la mediazione è il futuro, lo chiedono cittadini e imprese – specialmente in un tale momento storico – e i soggetti contrari sono destinati a scomparire.

    Buona giornata.

  6. Per Achille.

    Probabilmente sei uno dei tanti soggetti che ha speso soldi per fare il corso da mediatore. Quindi senza scadere nella provocazione ritengo che sia tu quello “interessato”.

    Da avvocato posso dirti quello che ho visto nell’anno di obbligatorietà della mediazione in tema di diritto successorio e locazioni. 8 mediazioni sono finite miseramente nel nulla, con buona pace delle parti. Si sono persi mesi e affrontate spese inutili. Mi chiedo da dove salti fuori il dato del 46% dei successi, peraltro senza nessuna suddivisione tra le materie e il valore della vertenza.

    Non c’entra la contrarietà dell’Europa e il “premier” Letta non ha usato quelle parole. In tutta Europa non esistono strumenti analoghi, in termini di obbligatorietà. Porre la mediazione come condizione di procedibilità dell’azione giudiziale è un unicum italiano, peraltro già bocciato dalla Corte Costituzionale, che incidenter tantum aveva comunque affermato che anche quel punto presentava aspetti di incostituzionalità.

    L’idea stessa, peraltro, che per poter agire davanti all’autorità giudiziaria io debba preventivamente rivolgermi a soggetti privati, facenti parte di organismi sulla cui vigilanza avrei molto da ridire, è comunque sbagliata.

    Sul fatto, poi, che gli avvocati sarebbero contrari per “perdita di volume d’affari” è un’altra facile provocazione.
    Come dovresti sapere, tra una modifica e l’altra, era stato previsto che fosse obbligatoria la difesa tecnica davanti all’organo di mediazione. Pertanto, semmai, all’avvocato fa solo avere più “soldi”, visto che difende la parte prima dinnanzi al mediatore e poi davanti alla giustizia ordinaria.

    Da giurista, rispondendo a quanto da te sostenuto, invece posso dirti che trovo molto triste che le parti debbano andare a far decidere i loro problemi GIURIDICI davanti ad un soggetto che neppure è necessario sia laureato, men che meno in legge!
    Ora, come contentino, hanno reso tutti gli avvocati mediatori ex lege.

    Spero che la mia risposta possa aiutarti a riflettere sotto un’altra luce.

    Saluti.

  7. Eh beh, invece il volume di affari che intravedono gli enti di mediazione, quello sì che è giusto et santissimo

  8. E’ chiara l’intenzione del legislatore di reintrodurre la mediazione obbligatoria come efficace strumento di composizione delle liti e di riduzione dei procedimenti civili (si ricorda giustamente la percentuale di successo del 46% dei casi esaminati).
    Il Premier Letta ha detto che le misure approvate rientrano tra le raccomandazioni dell’Unione europea, come “il ripristino della mediazione obbligatoria per la giustizia civile”;
    pertanto i detrattori che sostengono che l’obbligatorietà non sia gradita all’UE, come al solito fanno disinformazione interessata al fine di impedire la diffusione dell’istituto.
    Molti avvocati ritengono – in modo chiaramente non disinteressato – che la conciliazione extragiudiziale rientri nel loro esclusivo “terreno professionale”, si sbagliano di grosso: in quanto giuristi dovrebbero aver chiara la distinzione – non di poco conto – tra la figura professionale dell’avvocato – difensore di parte – e la figura professionale del mediatore – terzo imparziale.
    Evidentemente c’è chi pensa che dal successo della mediazione consegua una perdita di volume di affari di causa, bè affari loro..

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