Il Governo, ha annunciato Annamaria Cancellieri, a capo del Dicastero di Giustizia, intende approvare al più presto un decreto “del fare” che sappia ‘fare’ qualcosa anche per l’emergenza delle carceri italiane. La situazione detentiva dello stivale, da tempo nel mirino della Corte europea dei diritti dell’uomo, infatti, non sembra aver minimamente risolto il problema del sovraffollamento dei detenuti, costretti a vivere in spazi ridottissimi, al limite della tortura. In tal senso, si vocifera che già domani in Consiglio dei ministri, si darà ufficialmente avvio ad “un provvedimento-tampone urgente sulle carceri, per alleggerire le condizioni di vita dietro le sbarre, con modifiche sia in entrata che in uscita dei detenuti. Farà uscire non più 3-4 mila detenuti”.

L’azione insistente della Corte di Strasburgo, che ha fissato a maggio 2014 il termine di scadenza per l’adeguamento della capienza delle 206 strutture penitenziarie i cui oltre 65mila detenuti superano di gran lunga la portata regolamentare che ne fissa le presenze entro un massimo di 46.995, è stata più volte ricordata dal ministro Guardasigilli, a margine della conferenza dei prefetti tenutasi presso la scuola di Polizia di via Veientana a Roma. In serata, il ministro ha giocato d’anticipo sulla negatività mostrata da alcuni pareri in merito all’emanazione del Dl: quest’ultimo, infatti, è specificatamente pensato per allentare “la pressione, salvaguardando la sicurezza dei cittadini perché non toccherà persone che hanno compiuto reati socialmente pericolosi”, ha rassicurato Cancellieri.

Il provvedimento, che sarà portato domani, sabato 14 giugno, al consiglio dei ministri, ancora in corso di perfezionamento al dicastero di via Arenula, rappresentando un decreto ad hoc contro il sovraffollamento carcerario che consentirà la scarcerazione di circa 3.500 detenuti, dovrebbe prevedere misure alternative alla detenzione, come ad esempio lo sconto di pena ai fini della liberazione anticipata (innalzato da 45 a 60 giorni per ogni semestre scontato) nei confronti dei soli detenuti che prendono parte alle attività di rieducazione. Lo scomputo poi, in caso di buona condotta, diverrebbe applicabile a tutte le tipologie delittuose, compresi anche i reati gravi. Qualora invece la pena residua da espiare, ferma restando la computa delle detrazioni per buona condotta, non superi i 3 anni detentivi (6 anni per gli illeciti commessi da tossicodipendenti), il pubblico ministero è tenuto a trasmettere gli atti al magistrato di sorveglianza competente per far sì che quest’ultimo provveda “senza ritardo” alla diminuzione della pena.


La bozza del decreto abbassa anche il tetto della pena residua, che consente ai condannati definitivi di chiedere una misura alternativa al carcere, da 3 a 4 anni. Il Dl non costituisce però l’unica carta che il Guardasigilli ha intenzione di giocarsi per restituire condizioni civili a chi vive dietro le sbarre italiane. In tal senso è in cantiere un “Piano carceri” volto a garantire la realizzazione di moderne strutture o la ristrutturazione di complessi dismessi, anche del Demanio militare, appositamente concepiti per aggiungere diecimila posti nuovi. “Abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Ci stiamo lavorando, e io conto di varare il piano per l’autunno”, ha assicurato Cancellieri. Di ieri, invece, è la presentazione di un emendamento governativo al disegno di legge su misure alternative e messa alla prova, già all’esame della Commissione Giustizia della Camera. La modifica punta a far rientrare la reclusione presso il domicilio del condannato (o in alternativa ad altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza ed accoglienza) tra le possibilità sanzionatorie comminate dal giudice al momento della sentenza, e non più dunque soltanto, come viene considerata attualmente, una misura alternativa.

L’emendamento prevede l’opzione domiciliari per i reati puniti con pene fino a sei anni, estendendo di conseguenza l’applicazione rispetto ai 4 anni previsti nel disegno di legge. Pur a fronte dell’esplicito supporto manifestato dal Presidente della Repubblica, il quale anche pochi giorni fa è tornato a parlare dell’urgente necessità di un intervento risolutivo dell’emergenza-carceri, l’accelerazione del Guardasigilli contraria Lega e Fratelli d’Italia. Entrambe gli schieramenti, infatti, hanno fatto scattare l’allarme sul via del decreto, denunciando il pericolo sotteso alla rimessa in circolazione dei condannati, in particolare di quelli più ‘gravi’, paragonando esplicitamente l’emendamento ad un inspiegabile piano di “follia” messo in atto dal Governo. Parere del tutto contrario è stato invece espresso dal presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, secondo cui “gli emendamenti messi a punto dai relatori e dal Governo valorizzano lo spirito del provvedimento che è quello di incidere sulla situazione emergenziale delle carceri e di diminuire il carico dei procedimenti penali, trovando un equilibrio tra la funzione rieducativa della pena, la sicurezza dei cittadini e la tutela delle vittime del reato”. Durante la conferenza dei prefetti di ieri, infine, è stato lanciato un ulteriore piano esecutivo, anch’esso atteso per uno dei futuri Cdm, specificatamente dedicato alla sicurezza delle città. A promuoverlo, il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, insieme  al ministro degli Interni, Angelino Alfano: l’obiettivo, ha spiegato quest’ultimo risponde alla necessità di liberare “gli italiani dalla paura”.


3 COMMENTI

  1. Per favore datevi una mossa a decidere per il sovraffollamento dei carceri queste persone in carcere devono pagare per un’errore non devono morire di carcere le condizioni che stanno sono pietose possono stare anche nelle loro case a scontare la loro pena, certamente parlo delle persone che non hanno ucciso o stuprato donne e bambini.

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