Si alza il sipario sul decreto “del fare”, ma è certo che l’aumento dell’Iva non ne farà parte. Nome pericoloso sul quale il governo rischia uno scivolone di non poco conto: l’auspicio di tutti, naturalmente, è che il provvedimento possa avere effetto, sia dalla parte dei governanti che da quella dei beneficiari, ossia contribuenti, imprese e lavoratori. Ma le novità non sono tutte rosee.

Tra i capitoli sicuri, il più corposo sembra quello delle semplificazioni: il decreto dovrebbe mettere in cantiere alcune innovazioni strutturali per vari comparti dell’economia, dall’edilizia ai servizi, fino al terziario. Secondo le prime indiscrezioni, infatti, per svolgere la professione di agente o rappresentante, andrà bene qualsiasi tipologica di laurea accademica, con pratica che va da cinque a dieci anni, dunque un allungamento della normativa attuale.

Importante anche il comparto ambientale del pacchetto semplificazioni, che introdurrà, sempre secondo le prime indicazioni filtrate dai palazzi del governo, una procedura più snella per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, direttamente riferibile, in futuro, al ministero dell’Ambiente, invece che a una serie di dicasteri come avviene oggi, un iter che trasforma la procedura di emanazione dell’Aia in una vera e propria odissea, come insegna il caso straordinario dell’Ilva. Inoltre, dovrebbero essere introdotte modifiche rilevanti nei termini di svolgimento delle operazioni di bonifica, soprattutto nel riguardo delle messe in sicurezza, grazie alla facoltà che viene riconosciuta all’imprenditore di presentare direttamente il progetto di bonifica.


Sul fronte del Durc, invece, dovrebbero arrivare multe di elevata entità qualora vengano corrisposti appalti in mancanza dell’atto, che potrà essere ottenuto entro un massimo di 180 giorni e solo per via telematica.

Molto più critico, invece, il comparto fiscale del pacchetto in arrivo. Tanto per cominciare, la Tares dovrebbe rientrare nella ridefinizione della tassazione immobiliare, legandosi anche al cambio di residenza ma andando a coprire una porzione dell’abolizione possibile dell’Imu.

Come dicevamo, però, l’Iva non dovrebbe trovare posto nel provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri, dato che l’aumento previsto per luglio potrebbe figurare in un apposito provvedimento. Attenzione, però, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha confermato poche ore fa che “non è possibile garantire il blocco dell’aumento”. Si tratta di un vero e proprio salasso che dovrebbe piovere sulle spalle degli italiani nel prossimo mese, con l’interessamento di circa il 60-70% dei consumi, anche di prima necessità, come gli alimentari (formaggio, burro, verdura, pane, pasta), o le case, o, addirittura, il gas di utilizzo terapeutico.

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