Ci sono due volti della protesta che sta proseguendo anche in queste ore nelle maggiori città della Turchia. Da una parte c’è un esercito di giovani, che miscela manifestazioni con il tam tam via internet, spesso condito dell’ironia e dell’acume tipici dell web 2.0. Dall’altra, c’è la violenza, che le forze dell’ordine non hanno lesinato sin dalle prime battute sulle indicazioni del governo e che ora rischia di complicare ulteriormente la situazione nel Bosforo.

Nei giorni scorsi, abbiamo ospitato la testimonianza di Sevgi Bagislar, che attualmente si trova in Italia a completare la propria formazione di scienziata, ma ha laggiù, in Turchia, nell’occhio del ciclone, non solo i propri cari, ma il proprio popolo, che sta osservando giorno dopo giorno con speranza e preoccupazione. 

Uno dei lati più creativi e meno drammatici delle rivolte in atto in Turchia, ma fondamentale per comprendere la diffusione di un’onda lunga che non sembra arrestarsi di fronte alla mano pesante del governo Erdogan, è certamente quello del “Chapulling”, un verbo che è già diventato il marchio distintivo della rivolta sociale e culturale in atto. Per quanto il verbo presenti ormai il significato di “combattere per i propri diritti”, il suo vero atto di trasgressione però risiede nello sbeffeggio che il termine dispregiativo, quasi di sfida, usato proprio dal premier contestato Erdogan nei confronti dei ribelli: “Capulcu”  li aveva chiamati, che significa “saccheggiatori”. 


Così, i movimenti spontanei alla base dei sommovimenti a Istanbul e Ankara hanno cominciato a identificare le proprie azioni con la targa del “Chapulling”, neologismo tra la lingua natia e l’inglese lingua madre di internet, piazza virtuale in cui la protesta continua a vivere e fare proseliti. Così, l’eco vastissima che questo termine sta raggiungendo tra più e meno giovani in piazza contro Erdogan è già il marchio identificativo di tutti coloro che si riconoscono nelle azioni dimostrative di questa “tardo-primavera turca”.

Anche il professore al Mit di Boston, nonché famosissimo filosofo Noam Chomsky si è accodato al chapulling. Ecco alcuni esempi del fenomeno:

 

 

 

Sono sempre le parole di Sevgi a descrivere la prospettiva delle generazioni emergenti in Turchia“La parola si pronuncia cha-pul-dju ed è subito diventata di valenza internazionale per identificare una persona che combatte per i propri diritti”, tanto è vero che è stata aperta una pagina anche su Wikipedia.

In aggiunta, la reazione della Turkish Language Association è stata davvero sorprendente: “Il significato nei dizionari della parola “Capulcu” è stato cambiato da ‘saccheggiatore’ a ‘ribelle’. Ci sono già canzoni e videoclip su chapulling che girano in rete con messaggi che invitano a imparare l’inglese se vogliono sapere cosa sta succedendo a piazza Taksim”. Già, perché,a  quanto pare, nelle prime ore di protesta, in tv venivano trasmessi documentari sui pinguini…

Intanto, però, per le strade il sangue continua a scorrere. Questa mattina, piazza Taksim, punto di origine delle proteste che da Istanbul si sono allargate a tutto il Paese, è stata sgomberata con le maniere forti. Nei giorni scorsi, dove è avvenuta la morte di 4 manifestanti, lacrimogeni e armi non convenzionali sono state utilizzate dal governo per disperdere i manifestanti.

Eppure, sembra che le contromisure di Erdogan stiano rendendo la situazione ancora più critica. La popolazione in piazza sta respingendo le politiche neo-conservatrici e filo-islamiche del premier, nell’unico Paese musulmano che ha già compiuto la sua personale rivoluzione laica, quasi cento anni fa. Non destano stupore le condanne che lo stesso primo ministro e altri esponenti del potere turco hanno rivolto verso il ricorso allo strumento dei social media, che producono l’enorme effetto di engagement popolare già sperimentato nelle primavere arabe. Si potranno anche allontanare i ribelli dai centri simbolici di questa rivolta, ma smuovere le coscienze, questa volta, per Erdogan sarà davvero complicato.

Guarda il video di un manifestante ucciso ad Ankara


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