In un recente rapporto della Coldiretti è emerso che un numero crescente di giovani uomini e soprattutto donne, si iscrive alle facoltà universitarie di Scienze Agrarie e Zootecniche e che sempre più persone sotto i 35 anni scelgono di investire tempo e futuro in aziende agricole, dove in effetti si registra il maggior numero di crescita occupazionale.
Il settore agricolo vede impiegati non sono laureati in Agraria, ma anche esperti di comunicazione, gestione aziendale, chimici, biologi, … e persone diplomate o a bassa scolarità, che comunque risultano la minoranza. Quindi non più un’ agricoltura che si tramanda di generazione in generazione, dove il lavoro nei campi veniva preferito allo studio, ma un investimento nell’agroalimentare che coinvolge nuove professioni, dal turismo al marketing, alle energie rinnovabili. In buona sostanza la green economy, che vede il suo fulcro nell’agricoltore, il più antico mestiere del mondo, è sinonimo di innovazione, progresso, desiderio di abbandonare anche le città per vivere un diverso stile di vita, fatto di ritmi più lenti a contatto con la natura.
In una società votata al consumismo, dove il web la fa da padrone, il ritorno alla coltivazione della nostra terra è una delle strade percorribili per dare nuova crescita al paese, e dove idee innovative, in un tempo di crisi come quello che attualmente si registra, offrono concrete possibilità di lavoro.
Per dare forma al sogno di tanti giovani, sempre la Coldiretti ha presentato un vademecum su “Come aprire un’azienda agricola”, dove chiunque può reperire informazioni sull’argomento, sottolineando il fatto che oggi esiste la possibilità di affitto, oltre che di vendita, dei terreni agricoli demaniali, con prelazione a favore proprio di giovani agricoltori.
Il ritorno alla coltivazione della terra, inoltre, permetterebbe a tanti nostri ragazzi di non dover “emigrare” in altre città o addirittura all’estero, ma consentirebbe loro, soprattutto al Sud, di poter contribuire allo sviluppo del territorio e delle comunità locali, sfruttando proprio le potenzialità di una data zona.
E’ facile trovare aree interne o di montagna acquistabili a minor prezzo, che se da un lato risultano più difficili da coltivare, dall’altro offrono comunque opportunità di turismo rurale. Oltre all’acquisto della terra, all’affitto o alla gestione di un terreno, vale la pena considerare che molti agricoltori anziani che non vogliono cedere la propria azienda, sono disponibili a collaborazioni. Insomma un modo di imparare il duro mestiere da chi già ha una consolidata esperienza. Non male come inizio!
Il codice civile definisce all’articolo 2135 la figura dell’imprenditore agricolo:
E’ imprenditore agricolo colui che esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento di animali e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura”.
Studiando bene la parte burocratica, verificando eventuali agevolazioni statali o regionali, si devono poi possedere le competenze e le conoscenze richieste dall’art. 5 del Regolamento CE n. 127/99. Si deve essere membri o titolari dell’azienda agricola al 50% sia per il tempo dedicato al lavoro sia per i guadagni percepiti dall’attività.
Insomma, se avete ereditato un pezzo di terra, o possedete un terreno abbandonato dove crescono solo erbacce… se volete ascoltare il soffio del vento ed il canto degli uccelli, se amate circondarvi di tutte le sfumature di verde e marrone che offre la campagna, se pensate che produrre miele, olio, frutta e verdura, latte e formaggi sia sano e naturale, o volete diventare birrai artigianali o allevatori di struzzi o farfalle, se il duro lavoro non vi spaventa, se amate un po’ il rischio … bhè, buttatevi ed inginocchiatevi sulla nuda terra … prendetene un manciata tra le mani, annusate il suo odore, chiudete gli occhi … e che il vostro sogno diventi realtà!


CONDIVIDI
Articolo precedenteUniversità a numero chiuso, test rimandati a settembre. Le nuove date
Articolo successivoRedditometro e crisi auto; intervista al Fleet Manager Renault

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here