Giornata cruciale per le riforme costituzionali, argomento improvvisamente piovuto al centro dellìagenda governativa e della scena politica da diversi giorni, benché, nel frattempo, le preoccupazioni dei cittadini vanno in ben altre direzioni. Così, un po’ per sfidare l’indifferenza dell’opinione pubblica, Quirinale e governo si muovono all’unisono e in tutta fretta. Da una parte, i 35 saggi nominati dal presidente del Consiglio Enrico Letta si apprestano  a incontrare il presidente della Repubblica Napolitano, che ha assunto nelle ultime ore, per propria iniziativa, le vesti di “garante” del progetto di revisione costituzionale. Dall’altra, il Consiglio dei ministri, in programma già oggi o, tutt’al più, domani mattina, sta per varare il primo ddl che dovrebbe dare ufficialmente il via alla riforma della seconda parte della Carta fondamentale.

Nel frattempo, però, i 35 saggi – in principio solo 20, poi lievitati – raggiungono quota 42, per effetto dell’arrivo dei sette estensori che dovrebbero tradurre in gergo giuridico le proposte avanzate dagli esperti individuati dal governo.

Intanto, come si diceva, il Cdm prepara il varo del disegno di legge che dovrebbe scandire i tempi della riforma della Costituzione, con il termine definitivo dei 18 mesi indicati dal Capo dello Stato, anche se il premier stesso, oggi, ribadisce a Repubblica la sua intenzione di restare in sella fino a conclusione della legislatura.


Ecco i nomi dei 35 saggi che oggi riceveranno informalmente il mandato presidenziale di Giorgio Napolitano per guidare l’esecutivo sul terreno impervio, e mai percorso interamente, delle riforme dell’architrave istituzionale: tra loro, spiccano eminenti costituzionalisti, presidenti emeriti della Consulta ed esperti di diritto amministrativo. Non mancano, poi, ritorni eccellenti, come Giovanni Pitruzzella, Luciano Violante e Valerio Onida, già nella truppa dei primi dieci esperti che ha guidato il Paese nelle due settimane antecedenti la rielezione dello stesso Napolitano, durante il vuoto di governo post elezioni.

Michele Ainis (Università Roma 3)
Augusto Barbera
 (Università di Bologna)
Beniamino Caravita di Toritto (Università la Sapienza Roma)
Lorenza Carlassare (Università di Padova)
Elisabetta Catelani (Università di Pisa)
Stefano Ceccanti (Università Roma 3)
Ginevra Cerrina Feroni (Università di Firenze)
Enzo Cheli (Presidente Emerito Corte Costituzionale)
Mario Chiti (Università di Firenze)
Pietro Ciarlo (Università di Cagliari)
Francesco Clementi (Università di Perugia)
Francesco D’Onofrio (Università La Sapienza Roma)
Giuseppe de Vergottini (Università di Bologna)
Giuseppe Di Federico (Università di Bologna)
Mario Dogliani (Università di Torino)
Giandomenico Falcon (Università di Trento)
Franco Frattini (Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale)
Maria Cristina Grisolia (Università di Firenze)
Massimo Luciani (Università La Sapienza Roma)
Stefano Mannoni (Università di Firenze)
Cesare Mirabelli (Presidente Emerito Corte Costituzionale)
Anna Moscarini (Università della Tuscia)
Ida Nicotra (Università di Catania)
Marco Olivetti (Università di Foggia)
Valerio Onida (Presidente Emerito Corte Costituzionale)
Angelo Panebianco (Università di Bologna)
Giovanni Pitruzzella (Università di Palermo)
Anna Maria Poggi (Università di Torino)
Carmela Salazar (Università di Reggio Calabria)
Guido Tabellini (Università Bocconi di Milano)
Nadia Urbinati (Columbia University)
Luciano Vandelli (Università di Bologna)
Luciano Violante (Università di Camerino)
Lorenza Violini (Università di Milano)
Nicolò Zanon (Università di Milano)

Intanto, però, ancora prima di entrare nelle proprie funzioni, il gruppo dei 35 più 7 registra le prime crepe, dopo le dichiarazioni di Lorenza Carlassare che, a ruota dell’incedersi di voci sull’esigenza di una qualche forma soft o più decisa di presidenzialismo, dichiara: A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse ho sbagliato perché questa voce dissidente non avrà alcuno spazio. Se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto”. E se il buongiorno si vede dal mattino…


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5 COMMENTI

  1. Da quanto si dice, la riforma elettorale dovrebbe reintrodurre la preferenza per la scelta dei candidati da eleggere. Ho l’impressione che le esperienze del passato non abbiano insegnato molto anche ai “saggi”. Come non rendersi conto dei danni che genera la preferenza al candidato specie nel sud ? Si dimentica anche che in Calabria si è arrivati perfino all”assassinio politico” per una manciata di voti? Come non capire che quando l’ambizione del candidato supera ogni limite di tollerabilità, si fanno accordi anche col diavolo? La reintroduzione della preferenza condannerà definitivamente specie le regioni del sud , al degrado della politica e alle aberrazioni del voto di scambio già sperimentate(le organizzazioni deviate e malavitose riconquisteranno ruoli determinanti). Si era sperato, invece che sarebbe stato eliminato il voto di preferenza alle regionali. Purtroppo, anche se in buona fede(?), gli orientamenti che stanno emergendo vanno in tutt’altra direzione.
    L’unica preferenza da concedere all’elettore è quella per la lista, per il partito, per la coalizione, per il movimento, ecc., mai quella del voto al candidato che produce immancabilmente fenomeni di clientelismo e di devianza.
    Mentre il voto allo schieramento responsabilizza politicamente lo stesso schieramento, quello al candidato crea legami individuali ispirati alla logica del “do ut des”.
    Non solo: il candidato più danaroso dei voti può fare “mercato”, come già è successo.
    A che serve poi varare leggi anticorruzione? L’ideale sarebbe quello di introdurre anche un parziale sorteggio (20-30%) nell’assegnazione dei seggi, dopo avere, con l’accordo di tutti, fissato rigorosamente i requisiti necessari per l’esercizio dell’elettorato passivo.
    In via sperimentale il parziale sorteggio si potrebbe introdurre nelle consultazioni amministrative. I Greci, padri fondatori della democrazia, lo avevano generalizzato quasi per tutte le magistrature, consentendo la rotazione e il rinnovamento. Cosa quest’ultima che la gerontocrazia non vuole. Un saluto, Roel

  2. Si vuole affossare il sistema parlamentare. La colpa non è della Costituzione che non funziona,ma dei politici che non più la capacità di proporre . Siva inesorabilmente verso un sistema forte, autoritario. Speriamo che il popolo li bocci.

  3. Con queste Commissioni, per nulla previste dalla Costituzione, si vogliono preconfezionare riforme costituzionali su misura dell’interesse di persone e di partiti, ma rischiano di naufragare nel nulla, perché volere “riforme” è un conto, decidere “quali riforme” ben altro. Per ora si mira soltanto a scopiazzare il sistema francese di elezione presidenziale. Ma quale funzione, quale ruolo avrebbe un presidente della Repubblica eletto popolarmente qui in Italia ? Una caricatura di re ?.

  4. I saggi sono quasi tutti docenti universitari, spero che facciano ottime cose.

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