Sul tema, ‘caldo’, di case, debiti e rimborsi, il Fisco annuncia importanti novità. I pignoramenti saranno infatti meno brutali e, si spera, più consoni ai bisogni di famiglie e imprese, sui pagamenti rateali sarà garantita maggiore flessibilità, saranno infine sgravati gli oneri sotto la responsabilità dei contribuenti che presentano ricorso. Il Governo sembra dunque pronto, dietro pressanti solleciti da parte del Parlamento, a prendere in considerazione una nuova revisione normativa in tema di riscossione tributaria per conto degli enti pubblici. La modifica delle norme nasce con l’intenzione primaria di rispondere maggiormente alle necessità avanzate dai contribuenti, assicurando altresì un’efficace azione di recupero dei crediti fiscali, tanto da parte di Equitalia, la società pubblica preposta alla riscossione per conto dello Stato centrale, quanto degli enti locali che, una volta slegato il rendiconto con Equitalia, saranno chiamati ad incassare, direttamente o per interposti soci privati, i rispettivi tributi.

Risulta già in fase avanzata il vaglio delle nuove regole sulla riscossione, e proprio ieri, al Ministero dell’Economia, dovrebbe aver avuto luogo un primo riscontro tecnico di degna rilevanza. Il Governo si muove sul solco tracciato dalla Commissione Finanze della Camera mediante una risoluzione presentata a distanza di pochi giorni, peraltro pienamente accettata dall’esecutivo. La limitazione dell’esproprio e del pignoramento sulla casa del contribuente moroso o, nel caso di un’impresa, sui beni funzionali all’attività, configura chiaramente il primo obiettivo del Governo. L’idea di base è quella di assecondare il pignoramento dei beni a fronte di un credito fiscale di un determinato importo (oggi, ad esempio, questo non dev’essere inferiore ai 20 mila euro), senza tuttavia consentire la loro alienazione. La casa potrà dunque essere “congelata”, ma non sarà possibile per l’agente della riscossione rivenderla all’asta ai fini della salvaguardia del credito dell’ente pubblico affidatario.

Un’altra novità importante che si preannuncia riguarda l’introduzione della ‘linea morbida’ in merito al principio “solve et repete”, così avulso ai cittadini, attinente all’obbligo di versare almeno un terzo delle maggiori somme richieste dal Fisco prima di disporre della facoltà di presentare ricorso e così avviare un contenzioso. Almeno i contribuenti nei cui confronti l’amministrazione fiscale non attribuisce condotta fraudolenta, o comunque dolosa, potrebbero beneficiare dell’esenzione di questo, tanto disprezzato, obbligo. Nel pacchetto che andrà all’esame governativo sono comprese poi anche le norme utili a consentire maggiore flessibilità sui pagamenti rateali, sempre in riferimento ai debiti fiscali. Queste disposizioni sarebbero dunque appositamente pensate per diluire in maniera ancora più lunga il pagamento, presupponendo così rate più leggere da pagare, e maggiori tutele nei riguardi di quei contribuenti che hanno problemi di liquidità. Persino la quantità massima delle rate mensili, oggi fissata a 72 rate, e cioè 6 anni, potrebbe subire un lieve aumento, nonostante non sarà comunque raggiunta la cifra, suggerita da più parti, pari a 120 rateizzazioni. Parallelamente, però, potrebbe automaticamente annullarsi il vigente vincolo che presuppone di versare una rata minima di cento euro.


Senza ombra di dubbio, il Fisco mostrerà maggiore tolleranza in relazione ai pagamenti che mancano, o che viceversa sono in ritardo. L’accettazione del mancato versamento di un massimo di cinque rate nell’arco del completo piano di rateizzazione, e non più delle tre precedenti da dare consecutivamente, senza che per questo il piano di dilazione dei pagamenti venga abrogato (mentre attualmente il beneficio decade meccanicamente se il contribuente omette il pagamento di due rate consecutive) costituisce l’ipotesi di partenza.

Contemporaneamente, l’esecutivo non rinuncia a metter mano ad altre direttive sulla riscossione, tuttavia allargandosi anche al fronte opposto. A seguito della pesante stretta, così come evidenziato dalla stessa Corte dei conti, il Parlamento è stato chiamato a diminuire le norme contro l’evasione, e attraverso queste a ritoccare quelle sulla riscossione. L’esito ha visto ridursi notevolmente, nel giro degli ultimi due anni, la capacità di recupero crediti, e non soltanto da parte di Equitalia. La normativa che concretamente mette dei paletti alla riscossione coatta per i crediti sotto i 2.000 euro, ha letteralmente depauperato le casse comunali. Ecco perché i sindaci, pressoché all’unanimità, reclamano da Equitalia la riscossione, non avendo più incassato da mesi nemmeno un euro su multe, contravvenzioni, e su tutti quegli accertamenti di importo più basso. Nel pacchetto normativo nuovo, teoricamente pronto nel giro di poche settimane, è dunque altamente probabile che sia ricompresa, da parte del Governo, anche la completa revisione di alcune decisioni passate che i sono rivelate fortemente problematiche. Sono, di contro, previste tempistiche assai più lunghe per la riforma del catasto immobiliare, sollecitata ancora ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Sono annunciati cinque anni, ma la riorganizzazione catastale assume un’importanza imprescindibile dal momento che le rendite sono troppo datate e dunque inique.


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