Cosa sta succedendo in Turchia? Mentre in Italia siamo alle prese con le scaramucce di cortile, tra dibattiti al cloroformio sul presidenzialismo e le solite lotte in aula di tribunale, alle porte dell’Europa è in atto un’azione di protesta che il governo in carica sta cercando di sedare ricorrendo a metodi tutt’altro che convenzionali. Questo, mentre la ribellione partita da Istanbul a piazza Taksim si allarga a macchia d’olio su tutto il territorio turco, arrivando anche alla capitale amministrativa, Ankara. Ci racconta tutto Sevgi Bagislar, ricercatrice in campo medico di origine turca, ma da anni in Europa a completare la propria formazione: attualmente, dopo alcune esperienze tra Italia e Francia, si trova a Milano a svolgere un post dottorato all’Istituto europeo di oncologia.

Ma le tragiche vicende di questi giorni hanno riportato al centro dei suoi pensieri il suo Paese nativo, dove risiedono tuttora i suoi familiari e i più stretti conoscenti. Così, dai resoconti sui social network il fervore per il popolo che alza la testa si mischia alla paura di una reazione che si sta rivelando come una vera repressione nei confronti dei manifestanti da parte di Erdogan e delle forze di polizia. Dalle testimonianze, emerge chiaramente come le forze dell’ordine abbiano scelto la linea dura, servendosi peraltro di armi non convenzionali che mettono in serio pericolo il rispetto dei diritti umani e fanno temere per un’incontrollabile escalation di violenza, in un Paese che, non dimentichiamolo, nutre da anni l’ambizione di entrare nel circuito dell’Unione europea.

Solo dalle testimonianze dei giovani che si trovano proprio lì, al centro della protesta di Istanbul e Ankara, tra cui spiccano le voci di avvocati, studenti e dottori, riportate da Sevgi in esclusiva per i lettori di LeggiOggi.it, può emergere un quadro autentico della tensione nel Bosforo, tra il pugno di ferro adottato dal governo turco e i media locali che cercano di minimizzare gli eventi drammatici di questi giorni. 


Ma ciò che più preme sottolineare a Sevgi è come questa sommossa popolare, spontanea, fulminea quanto inaspettata e trasversale a tutte le fasce sociali e anagrafiche, stia improvvisamente risvegliando un popolo dopo anni di divisione e scarso spirito identitario. Ecco le sue parole.

Caro lettore,

le mie parole, le mie mani, ma più di tutto il mio corpo che sta soffrendo per il dolore di centinaia di feriti e giovani persone che rischiano la vita a migliaia di chilometri da me, si trasformeranno in un urlo di milioni. Questo urlo viene censurato violentemente; ma è come un fiume in piena, difficile da fermare.

Sono una giovane scienziata della Turchia che ha vissuto a Milano negli ultimi due anni. La ragione per cui mi faccio sentire è la mia frustrazione! Non avrei mai potuto immaginarmi in una situazione simile; tutte le notizie che sento dal mio Paese sono come proiettili che colpiscono il mio corpo e io mi sento completamente senza sostegno. Mentre scrivo queste parole, sto ricevendo la notizia che la polizia ha sparato a un cittadino di 22 anni.

I media in Turchia non svolgono più il loro ruolo. Mentre i poliziotti terrorizzano i cittadini, trasmettono programmi di intrattenimento e documentari dei pinguini, o mostrano l’evento in maniera distorta, come se fosse animato da un gruppo di persone ai margini della società che svolgono azioni di vandalismo. I social network sono l’unico modo per noi di comunicare cosa sta succedendo realmente. Ciò cui cui mi sono resa conto è che i media internazionali non sono pienamente consapevoli di cosa sta succedendo.

Anche i miei amici si trovano nelle strade, io resto in contatto con loro giorno e notte (le proteste non si fermano nelle ore notturne, e allo stesso modo anche la polizia). Tutto ciò che posso fare per loro è raccontare la verità al mondo.

E’ iniziata come una pacifica e tranquilla protesta a Piazza Taksim, contro la scomparsa di uno storico parco nel cuore della città. C’era un gruppo di persone di ogni età, a sedere accanto agli alberi intenti a leggere libri, mentre davano da mangiare ai loro bambini, o giocavano a giochi di carte…Venerdì, subito dopo l’annuncio del primo ministro, che spiegava di sapere cosa fare e che nulla gli avrebbe fatto cambiare idea, queste persone sono state improvvisamente sottoposte a gas nocivi e a grandi ed estesi getti d’acqua. Una vittima e diverse persone accecate sono state confermate. A sentire questo, in meno di un paio d’ore, centinaia-migliaia di persone hanno lasciato le loro case e si sono riversate sulle strade. E’ stato incredibile, perché non c’è stata nessuna pre-organizzazione, nessun annuncio, nessuna provocazione.

Le persone è semplicemente uscita in strada e si è diretta verso piazzo Taksim spinta da un moto interiore.

Dopo breve tempo, la questione è diventata un’insurrezione popolare contro il regime anti democratico del primo ministro Erdogan. In quegli attimi, lui pensava ancora si trattasse di un paio di alberi, ma è stata la goccia finale per la popolazione. Questo regime ha lentamente strappato via le libertà e i diritti dei cittadini. Malgrado le promesse di rispetto per la democrazia, ha tenuto uno stretto controllo sui mezzi di comunicazione e messo ai margini l’opposizione. Molti giornalisti sono stati arrestati, l’islamizzazione è diventata necessaria nella carriera scolastica, restringendo le leggi e i divieti e molti altri esempi. Sembrava che le persone di qualsiasi status ideologico, religioso, socioeconomico ed etnico fosser unite. Quella notte, centinaia di migliaia di persone hanno camminato dalla parte asiatica a quella europea attraverso il ponte sul Bosforo, e così fino alla mattina.

Nessuno avrebbe potuto indovinare che sarebbe stato solo l’inizio di uni dei più crudeli crimini contro l’umanità di questo secolo.

Erdogan ha tenuto un discorso in televisione per indicare che i protestanti sono un gruppo di individui ai margini (e che probabilmente sarebbero anche dediti all’alcool) che stanno distruggendo le vetrate delle banche e le fermate degli autobus. Ha detto che un gruppo di razziatori non può insegnargli il suo lavoro, che è solo una questione di pochi alberi, che pianterà in un prossimo futuro. Io penso che avrebbe potuto essere una camminata silenziosa se la polizia non fosse stata così violenta. Hanno iniziato ad attaccare le persone con l’obiettivo di uccidere, usando capsule al gas come proiettili puntando direttamente ai volti e alle teste. Guidavano grandi blindati della polizia direttamente sulla gente. Quella notte oltre tre persone sono morte, e ci sono stati centinaia di feriti, traumi al capo, perdita di un occhio. Una delle cose più scioccanti è stata la conferma che mi è arrivata da molte persone di gruppi di poliziotti devastare le fermate degli autobus, i bancomat e le vetrine dei negozi, e appiccare i fuochi. So che è difficile da credere; io stessa non lo avrei creduto se non lo avessi sentito direttamente da molte persone indipendenti che lo hanno visto coi propri occhi. L’unico obiettivo era quello di mostrare i manifestanti come un gruppo di vandali. Ma erano milioni là fuori.

Hanno provato ad arrestare o bloccare i dottori che stanno cercando di aiutare la gente ferita. In realtà, le ambulanze stesse stavano trasportando migliaia di nuove capsule al gas. Hanno arrestato centinaia di persone e le hanno torturate nelle stazioni di polizia, ma non hanno lasciato che gli avvocati proposti come volontari raggiungessero e difendessero le persone arrestate. In aggiunta, alcuni di loro hanno incominciato a utilizzare veri proiettili. Gas al peperoncino viene inoltre rilasciato dagli elicotteri.

Ma tutto questo sembra non scoraggiare il popolo della Turchia, ma incoraggiarlo ancora di più. Crescono di numero…che per me è preoccupante, perché significa anche più sangue. Gli anziani che non possono scender e in piazza hanno protestato dai balconi delle loro case facendo rumore, colpendo dei bidoni l’uno contro l’altro. Poi la polizia ha incominciato a scagliare i gas nocivi direttamente a balconi e finestre.

Mentre questa violenza si stava consumando, siamo anche stati testimoni della bellezza di sentirci uniti dopo così tanti anni. Le persone stavano ritrovando quello che a un certo punto avevano smarrito. Le persone si aiutavano l’una con l’altra, curavano gli animali sofferenti per il gas al peperoncino, i ribelli ripulivano la città di tanto in tanto, allargando la rete tramite i social media, e proteste di supporto da tutto il mondo (anche qui a Milano ne abbiamo svolta una).

A questo punto, Erdogan ha avvisato che non avrebbe potuto contenere l’altra metà della nazione dal sollevarsi contro gli insorti (si riferiva alle persone che hanno votato per lui). In realtà, è stato un segnale per un certo gruppo, e questi hanno preso i loro coltelli e i loro bastoni, iniziando a raccogliersi attorno alla polizia, delal quale avevano il supporto per attaccare i manifestanti mortalmente. Il sindaco di Ankara ha fatto un annuncio dal suo profilo Twitter, per dire che le forze dell’ordine non devono assumere misure eccezionali contro donne e bambini, ma che dovrebbero esser trattati con equità. A, indovinate coaa ha fatto, oltre ogni immaginazione, ha invitato i lavoratori a porre grandi pietre vicino ai marciapiedi (Ci sono foto di ogni singola cosa che sto affermando). Così che i dimostranti potessero utilizzarle!

Sì, sono sicura che sono stati i ribelli a lanciare pietre contro la polizia, ma la maggioranza stava cercando di riportare la calma.

Sono consapevole che ho già occupato abbastanza il vostro tempo. Non voglio esagerare con questa lettera. L’ultima cosa che posso aggiungere è che la violenza che ho menzionato in precedenza, è ancora in corso.

Sevgi Bagislar

Guarda le foto degli scontri in Turchia

 


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