Già dalla prossima settimana dovrebbe essere firmata un’intesa formale tra Governo e regioni sulle revisioni all’Isee, ovvero l’indicatore che misura la congiuntura economica equivalente dei nuclei familiari. La correzione si rende necessaria, spiega il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, dal momento che lo strumento è diventato ormai “superato e sbagliato”. Durante l’ascolto a Palazzo Madama, il ministro è intervenuto sull’imminente stipula dell’accordo di massima tra esecutivo e regioni che, una volta rotti gli indugi, ha aperto la strada al decreto della presidenza del consiglio dei ministri dopo la situazione di prolungata stasi. Il passo successivo consisterà, ha continuato Giovannini, nel mettere sul tavolo della Conferenza unificata il provvedimento di revisione. “Spero che il Parlamento -ha poi auspicato il ministro- sia rapido nella sua decisione”, cercando così di scongiurare l’ipotesi di discussioni protratte e, di conseguenza, infruttuose ed inefficaci.

Di recente anche il Governo Monti aveva cercato di metter mano ai criteri attestanti la condizione reddituale dei cittadini, legittimando in tal modo il recepimento da parte dei singoli di diversificate prestazioni, con particolare riguardo poi a quelle di tipo assistenziale. In tal senso, infatti, l’esecutivo costituito da Mario Monti aveva immesso nella normativa 214/2011 un’apposita delega per mutare l’indicatore Isee, presupponendo, inoltre, una determinazione di reddito disponibile inclusiva di tutti gli importi, anche se esenti da imposizione fiscale, e altresì considerando le quote patrimoniali di ogni membro della famiglia. In merito all’ardito progetto erano così partite lunghe trattative tra parti sociali e regioni, portando al definitivo blocco della manovra già prima del termine della XVI legislatura. Oggi, il ministro del Dicastero, punta invece ad affrettare i tempi.

Giovannini ha fatto inoltre sapere che la rivitalizzazione dei servizi per l’impiego rappresenta un altro fondamentale obiettivo che andrà raggiunto entro tempi rapidi. Mentre le proteste e le cifre ‘in rosso’ continuano a segnalare una situazione allarmante sul fronte della perdita-lavoro, il ministro ha sottolineato dinanzi al parterre di senatori che il vigente sistema va perfezionato “a breve”. Qualora le tempistiche dovessero rivelarsi lunghe e ‘dolorose’ lo scotto che il Paese rischia di scontare è quello di sprecare tutte le risorse che sono state stanziate per riattivare l’occupazione giovanile. In merito alla cosiddetta “Youth Guarantee”, infatti, la direttiva europea messa in atto a favore dell’impiego degli under 30, il ministro del Welfare è tornato a rimarcare il fatto che i 400/500 milioni di euro destinati al programma in sette anni “non risolvono la gravità della situazione”. Nel caso in cui la stessa cifra fosse integralmente investita entro il 2014, ha concluso infine Giovannini, tutti gli sforzi potrebbero comunque rivelarsi vani dal momento che i servizi per l’impiego necessitano, prima di tutto, di una spinta propulsiva “alquanto significativa”.


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