“Se non si può impugnare la scure, bisogna usare il cacciavite” parole di Enrico Letta, di sicuro nel Pd non manca la fantasia quando si tratta di fare metafore, si veda il giaguaro di Bersani, però quello che realmente importa è che l’Esecutivo sia alle prese con la difficile risoluzione del cosidetto “ingorgo fiscale” ossia quella concomitanza di scadenze ed imposte che rischia di stringere gli italiani in una morsa recessiva piuttosto pericolosa.

L’idea di Letta, espressa con l’immagine del cacciavite, è quella della selettività, quindi non rimedi generici e grossolani ma un’azione di governo più mirata e che crei delle imposte su misura, sia per l’Imu che per l’Iva; “stiamo valutando tutte le soluzioni compresa quella di un intervento selettivo sull’Iva”. I tempi però sono davvero stretti visto che fra meno di un mese l’Iva passerà dal 21% al 22%, anche se al momento nella maggioranza è in atto da giorni un estenuante tira e molla che vede protagonisti Brunetta e Fassina.

Il Capogruppo alla Camera del Pdl sostiene che l’Imu sarà cancellata per tutti e senza distinzione”. Il vice ministro dell’Economia invece è molto più cauto e propone di circoscrivere l’intervento sull’Imu per la prima casa all’85% dei proprietari lasciandola pagare al 15% con le case di pregio; le risorse che si risparmiano dovrebbero permettere il blocco dell’aumento dell’Iva, tuttavia il Pdl non sente ragioni, anche se allo stato attuale dei fatti il progetto del Pdl sarebbe irrealizzabile visto che richiederebbe 6 miliardi, 2 per l’Iva e 4 per l’Imu.


Il piano a cui si sta lavorando con maggior attenzione è quello che prevede l’incremento dell’Iva ma di affievolirne l’effetto attraverso una ricombinazione dei “tre panieri”; quello che aumenterebbe al 22% potrebbe essere alleggerito di quei beni che ormai vengono ritenuti di largo consumo e di necessità praticamente primaria che potrebbero godere di una aliquota agevolata.

Differente la questione per quei beni che al momento beneficiano di una aliquota agevolata, che rappresentano una spesa importante per lo Stato e che le raccomandazioni Ue del 29 maggio chiedono di “rivedere” la perdita di gettito per il regime del 4% costa 14,5 miliardi mentre quella del 10% costa 25,5 miliardi, 40 miliardi in tutto di regimi Iva agevolati che potrebbero essere analizzati a fondo; una operazione simile è stata fatta per le coperture dei bonus – casa stilati la scorsa settimana che sono stati finanziati proprio innalzando le aliquote Iva agevolate delle merendine dei distributori automatici e dei gadget dei giornali.

L’elenco è ampio: al 4%, ad esempio, ci sono le concessioni televisive, la carta per stampare i manifesti elettorali oppure le lenti correttive per gli occhiali applicate a montature costose fanno precipitare l’aliquota dal 21 al 4%. Si tratta di stime specifiche, ma i tecnici sono al lavoro. Stesso discorso vale per l’Imu; ossia interventi selettivi e imposta sulla base del reddito. Intanto il Governo ha tempo fino al 31 agosto per mettere in atto una riforma sulla tassazione degli immobili quanto mai necessaria e ieri nell’ambito del decreto “salda – debiti” è stata spostata al 30 settembre l’approvazione dei bilanci dei comuni che così avranno tempo per deliberare dopo le decisioni del Governo, sono stati erogati 600 milioni per le vecchie compensazioni Imu ed è stato stabilito che i municipi non dovranno pagare l’Imu sui propri beni ad uso strumentale.

L’ipotesi che si fa sempre più possibile è quella di un intervento “selettivo” sulle abitazioni che tenga conto anche del reddito; secondo una stima della Uil servizio politiche territoriali infatti il 71,1% dei possessori della prima casa ha un reddito minore ai 26 mila euro, anche se non sempre il reddito dichiarato è quello effettivo sembra necessario un intervento graduato che potrebbe essere quello di aumentare la detrazione di base, attualmente di 200 euro, per portarla a 400 e di graduarla mediante la griglia dell’Isee.

In alternativa una delle ipotesi è quella di ripristinare l’Irpef sulla prima casa; una deduzione che oggi vale 3,3 miliardi. Aperta infatti la questione della riforma della tassa sulla casa si stanno verificando complessivamente le spese fiscali per le abitazioni; oggi costano allo Stato 10,6 miliardi per la stragrande maggioranza sono rivolte ai proprietari dell’abitazione principale o degli immobili locati oppure l’esenzione Irpef per gli immobili a disposizione.

Per coloro che sono in affitto rimane ben poco; 157 milioni e l’Italia – in base ai dati di Scenari immobiliari – è in ultima posizione in Europa per le spese di housing sociale e per l’edilizia residenziale che riguardano comunque il 20% dei cittadini.


5 COMMENTI

  1. Questa tassa è una vergogna e un’ingiustizia: guadagno 1200 euro al mese e ho comprato la prima casa dopo molti sacrifici e anni di lavoro; ho ereditato 2 case dai miei genitori che sono attualmente vuote e impossibili anche da affittare visto che abito in un paesino. Pago 1200 euro all’anno di IMU, praticamente un intero mese di lavoro quando ci sono “ricconi” che non sborsano neanche un centesimo…La rabbia è veramente tanta, mi va bene contribuire a pagare la crisi ma che almeno ognuno paghi a seconda delle proprie possibilità. Invece proprio quelli che davvero non se lo possono permettere sono massacrati e ridotti alla fame. VERGOGNA!

  2. pagheranno in base al reddito le galline d’oro, vale a dire pensionati e dipendenti a reddito fisso, pensiamo a combattere l’evasione fiscale

  3. Vorrei sapere se si deve pagare solo al comune o anche allo stato. Grazie per la risposta

  4. “Per coloro che sono in affitto rimane ben poco; 157 milioni e l’Italia – in base ai dati di Scenari immobiliari – è in ultima posizione in Europa per le spese di housing sociale e per l’edilizia residenziale che riguardano comunque il 20% dei cittadini.” Si pensi che persino il prof. Raffaello Lupi – noto tributarista – è arrivato a dire che persino i pali della luce sanno che chi ha una casa sta meglio di chi è in affitto! Ma alla dittatura di maggioranza (“formata” da soggetti con almeno una casa… spesso acquistata – se non regalata… a sua insaputa? – a prezzi stracciati) credo che non interessino nemmeno i numerosi casi in cui, per risparmiare sulle tasse i poveri proprietari, di fatto si costringe l’affittuario a starci senza contratto, privandolo del diritto di poter accedere al contributo di legge offerto dal comune! Atti miserabili di privati ma non meno diversi da scellerati politicanti che vorrebbero restaurare la grossolana esenzione – rozza e approssimata – dell’Ici/Imu!

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