Come un fulmine a ciel sereno è arrivata una sentenza del TAR che accoglie il ricorso di 150 professori contro la scelta del rettore del Politecnico di Milano che aveva annunciato lauree di secondo livello esclusivamente in inglese a partire dal 2014.

Il professor Azzone, Rettore dell’università, sosteneva l’importanza di questa scelta come “opzione” ad “e essere capace di lavorare in un contesto internazionale. O la nostra università lo capisce oppure il nostro Paese diventerà isolato, cosa insopportabile per una nazione come l’Italia.”

Di diverso avviso i docenti dell’Ateneo milanese. Nel merito i 150 professori lamentavano la lesività incostituzionale di tale decisione che non solo avrebbe messo in difficoltà molti studenti che non masticano la lingua di Albione, ma minaccia in modo fortemente invasivo la centralità della lingua italiana nonché la libertà di insegnamento sancita dall’art.33 della Costituzione italiana.


Senza contare che non risulterebbe certamente una scelta di qualità, dal momento che si tratterebbe di affidare degli insegnamenti in lingua straniera a docenti italiani, pur qualificati per le tante esperienze all’estero.

La scelta esterofila voluta dal rettore Giuseppe Azzone è stata nettamente stroncata dai magistrati: “Le scelte compiute dal Senato accademico con le delibere impugnate si rivelano sproporzionate, sia perché non favoriscono l’internazionalizzazione dell’ateneo ma ne indirizzano la didattica verso una particolare lingua e verso i valori culturali di cui quella lingua è portatrice, sia perché comprimono in modo non necessario le libertà, costituzionalmente riconosciute, di cui sono portatori tanto i docenti, quanto gli studenti”.

Dall’altra parte l’avvocato Maria Agostina Cabiddu, docente del Politecnico, plaudono alla scelta del TAR che si configura soprattutto come la vittoria della cultura: “Si tratta di una sentenza molto ampia e articolata, che accoglie in pieno le ragioni rappresentate dai ricorrenti dimostrando tutta la lesività della decisione impugnata. È una vittoria non solo e non tanto dei ricorrenti ma posso dire, senza timore di essere troppo enfatica, della ragione e della cultura. Spero per l’ateneo cui mi onoro di appartenere che i suoi organi di governo decidano di non presentare ricorso in appello”.

E l’Europa? Proprio il 21 maggio scorso il giornale di sinistra per eccellenza, Libération, salutava con un editoriale anglofono (Teaching english: let’s do it) la notizia data dal ministro per la cultura Genèvieve Fioraso, che prevede l’insegnamento in università di alcune materie in lingua inglese, con l’obiettivo proprio di sprovincializzare gli atenei d’Oltralpe. Il dibattito si sposta infatti sulla vera pietra dello scandalo che non è l’intrusione della lingua inglese nelle università, ma “l’intollerabile mediocrità dei francesi nella lingua di Shakespeare”.


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