Esenzione Imu e blocco dell’Iva al 21%, due lembi della stessa coperta che sembra essere troppo corta per coprire tutta la cittadinanza. Questo in sintesi il quadro con cui si trova a fare i conti l’esecutivo Letta che deve considerare tutta una serie di delicati equilibri per trovare le coperture per cercare di mettere in atto due provvedimenti che al momento sembrano tutto fuorché compatibili vista la scarsità di risorse. Del resto non si può fare affidamento nemmeno sull’Europa che da domani ci riammetterà in serie A, concedendoci così maggiori margini di manovra che però saranno destinati alla problematica urgente del lavoro, che non c’è.

Il dualismo Imu – Iva però deve trovare presto una soluzione perché il suo perdurare innalza inevitabilmente la temperatura della politica italiana visto che il Pdl spinge per avere sia l’Iva al 21% che l’abolizione dell’Imu mentre il Pd, in un ipotetico gioco di chi buttare giù dalla torre, avrebbe già optato per l’Imu, preferendo sterilizzare l’Iva e pensando un’imposta di un settimo sulla casa.

La questione dell’Imu, nonostante il blocco dell’acconto di giugno, resta al centro dell’attenzione tanto che si ipotizza che per agosto si arrivi ad una stesura definitiva della riforma dell’imposta municipale unica. Intanto però c’è un altro nodo da sciogliere; il passaggio dell’Iva dal 21% al 22% tra poco più di un mese, 1 luglio. Un aumento che inciderà sulle famiglie nell’ordine di 130 euro gravando così sul 60 -70% dei consumi già che sono già ampiamente in calo.


Le due tematiche sono strettamente connesse “o annulli l’Imu sulla prima casa per tutti e ti tieni però l’Iva più alta, oppure allenti l’Imu di 2 – 2,5 miliardi e il resto lo usi per bloccare l’Iva, o come terza ipotesi punti sulla Service Tax, che ingloba l’Imu e la Tares sui rifiuti, per evitare il rincaro Iva” affermano i tecnici che studiano le diverse opzioni sul tavolo. “Tutto non si può avere. Imu, Iva e Tares insieme valgono 8 miliardi; 4 la prima, 2 ciascuna le altre”.

La via più percorribile nei dicasteri economici è l’esenzione dall’Imu prima casa per l’85% dei proprietari, quelli che l’anno scorso hanno pagato fino a 100 euro aggiungendo altri 400 – 450 euro di detrazione ai 200 euro oggi applicati a tutti. In questa maniera sarebbero esclusi non solo i castelli e le ville ma anche abitazioni grandi, attici signorili, immobili di pregio, ossia il 15% delle prime case possedute da redditi alti, che valgono quasi quanto il punto di Iva da bloccare, per il solo 2013 però, 1,9 miliardi.

Favorevole a questa soluzione, il viceministro pd dell’Economia Fassina, contrario invece il capogruppo pdl Brunetta e più in generale tutto il partito del Cavaliere che fa dell’Imu un vero e proprio baluardo da brandire in vista della prossima campagna elettorale, senza rinunciare però a sterilizzare l’Iva al cui aumento, tra l’altro, fu previsto proprio dal governo Berlusconi che lo introdusse in una sciagurata delega fiscale.

Il Pdl, ora, non propone coperture possibili, mentre le imprese, nonostante il pressing per esentare i capannoni dall’Imu, preferirebbero di gran lunga smorzare il costo del lavoro. Commercianti, artigiani, grande e piccola distribuzione, poi, vorrebbero fermare l’Iva prima di crollare del tutto.

Fra le tematiche favorevoli all’ipotesi “niente Imu” per l’85% delle prime case, anche quello di eliminarla per tutti sarebbe un premio a contribuenti ricchi  e ricchissimi, come dimostrano i dati Uil ” chi ha redditi altissimi risparmia oltre mille euro e chi vive di stipendio poco più di 100 euro” spiega il segretario Guglielmo Loy. Chi dichiara oltre i 75 mila euro, d’altronde, nel 2012 ha pagato mediamente 983 euro. Chi è nella forbice tra 26 e 55 mila euro solo, 296.


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