Ieri, mercoledì 22 maggio, se n’è andato uno dei volti più ‘forti’ della Chiesa cattolica italiana. Voce spesso controcorrente, ‘missionario’ attivista tra la gente di strada, emblema di speranza per tutti i peccatori esclusi dalla casa di Dio. Don Andrea Gallo, nato il 18 luglio 1928 a  Genova, la città che lo ha amato, sarebbe arrivato quest’anno a 85 anni. Il prete progressista, il volto che voleva aprire la religione cattolica al mondo, è scomparso ieri alle 17.45 nella sua comunità, San Benedetto al porto, nel pieno fulcro della città vecchia, quella che lui stesso aveva ribattezzato la comunità “dei miei drogati”. Gioviale, ironico, era volutamente sopra le righe “il don”, come era stato soprannominato da tutti coloro che se n’erano imbattuti. Non soltanto Genova ma tante altre città, disperse in lungo e in largo nello stivale, avevano accolto la testimonianza di pace promossa da Don Gallo. Il prete di strada non ha mai voluto trincerarsi dentro le porte chiuse di una chiesa, preferiva passare al setaccio concerti, manifestazioni, raccolte fondi. Qualsiasi evento che chiedeva la testimonianza della sua voce roca trovava in lui una risposta certa di accoglienza. Ovunque lo chiamassero, il “don” portava, vivido e forte, il proprio messaggio, nient’altro che un esempio di amore, per utilizzare le parole lasciate da lui stesso nel suo ultimo ‘cinguettio’ su Twitter. L’amore vero, quello che per don Gallo era l’unico realmente in grado di fondare l’autentica idea di chiesa promulgata da Cristo, abbracciava la visione di una comunità di credenti “non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”.

Le condizioni di salute del prete genovese erano peggiorate bruscamente agli inizi di maggio. La notizia si era appresa dalla pagina Facebook della Comunità, tramite la quale il giorno 10 era stato diffuso uno scarno comunicato che riportava letteralmente: “Cari tutti, amici e compagni di don Andrea Gallo e della Comunità San Benedetto al Porto, nel corso di questa settimana don Andrea non si è sentito molto bene per problemi di salute legati alla sua veneranda età. Lunedì mattina (6 maggio) si è ricoverato per tre giorni presso l’ospedale San Martino per analisi, da ieri è tornato con entusiasmo a San Benedetto per riposo assoluto e convalescenza“. Da quel giorno più nulla, nessuna informazione sino al tragico annuncio di ieri, sempre tramite Facebook, utilizzato soprattutto perché, vista la visibilità, ha permesso di fornire maggiori spiegazioni alle migliaia di persone che durante questi giorni hanno continuato a puntellare di messaggi la bacheca della Comunità. “Ci rivolgiamo a tutte le persone che vogliono bene a don Andrea Gallo, lo facciamo con la mitezza e il rispetto che in questi giorni hanno accompagnato la fragilità della sua salute. Lo facciamo per dire a voi tutti che le condizioni di don Andrea si sono aggravate e che è monitorato, per ora, attraverso un’assistenza medica domiciliare, nella sua Comunità San Benedetto al Porto. Chiediamo a tutti voi, cosi come è avvenuto in questi giorni difficili, di mantenere intorno a don Andrea e alla Comunità la quiete e la tranquillità, in questo momento ancor più difficile. Mandiamo a tutti voi sin da ora un ringraziamento collettivo, certi del vostro affetto che ci conforta”, citava il messaggio.

Dal mondo clericale, istituzionale e della società civile le reazioni di cordoglio a seguito della notizia della scomparsa non si sono fatte attendere. La prima a rilasciare commenti è stata Vladimir Luxuria: ”Lo ringrazio per aver sempre accolto gli ultimi nella sua comunità e per aver aperto le porte della sua chiesa alla comunità transgender dimostrando che una chiesa inclusiva e amorevole verso tutti i figli di Dio è possibile”. E’ stata poi la volta del leader di Sel, Nichi Vendola, il quale ha lasciato parole di caloroso affetto: “Don Andrea Gallo, bambino di Dio,compagno di viaggio, padre, fratello, amico, ci sarai sempre nei nostri cuori, nelle nostre lotte, nelle nostre utopie”. Ancora Paolo Ferrero (Prc): “Il vuoto che lascia nelle nostre vite è grande quanto la sua carica umana, la sua simpatia, il suo impegno. Ciao compagno Gallo, la terra ti sia lieve. Un abbraccio a tutti gli amici e le amiche della Comunità di S. Benedetto al porto”.


Da ieri la Comunità fondata da Gallo ed attiva dal 1975, così come l’intera città di Genova porta il lutto. “Ora potrai di nuovo parlare con Paride (Batini) di porto e di camalli. Ciao Andrea”, ha salutato così l’amico scomparso, via Facebook e Twitter, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, facendo riferimento allo storico console della Compagnia unica dei lavoratori marittimi scomparso il 23 aprile 2009.

Davanti ai microfoni dell’emittente ligure Telenord ha parlato anche Franco Henriquet, il presidente dell’associazione Gigi Ghirotti di Genova, la onlus che presta assistenza ai malati terminali per la terapia del dolore e le cure palliative a domicilio e in hospice, che da giorni era accanto a don Gallo: “Si era visto già nel primo pomeriggio che le condizioni di don Andrea Gallo erano estremamente gravi. E’ stato improvviso. Dopo il ricovero al San Martino si pensava che le sue condizioni fossero migliorate e invece in questi ultimi giorni sono precipitate”. Sembra che le complicanze maggiori siano state causate da scompensi al cuore, a cui si sarebbe poi annesso un versamento pleurico. Nella serata il “don” era sembrato rivelare un lieve miglioramento, “Una fugace ripresa momentanea. –ha spiegato il professor Henriquet– Ha avuto ancora un momento di lucidità, ha riconosciuto i presenti, chi gli era vicino. Poi però si è riaddormentato”. Si chiude così una pagina decisiva su uno dei rappresentanti più fuori dal coro della chiesa cattolica italiana, un uomo che dimostrando una vicinanza estrema agli ultimi della società sembra aver lasciato un solco incolmabile, difficile da sostituire. Sul feretro, custodito nella camera ardente della chiesa di San Benedetto al Porto, insieme ad una copia della Bibbia ne spunta una della Costituzione. Si trovano anche uno dei suoi sigari, il suo cappello, la sua sciarpa rossa, la bandiera dell’Associazione Nazionale Partigiani, quella della pace e quella del Genoa, la squadra del cuore. Accanto al feretro poi la foto del “don”insieme ad una croce di ferro ricevuta in dono dai ragazzi della nave-riformatorio Garaventa sulla quale operò, e che riporta l’incisione: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei“. Don Gallo non ha mai escluso nessuno, si può dire davvero che fosse un piccolo uomo dal grande cuore.

 


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