Il decreto Imu 2013 è arrivato ufficialmente in Parlamento, sponda Montecitorio, dove è partito il suo esame approfondito da parte dei gruppi eletti. Confermando l’urgenza con cui era stato approvato meno di sette giorni fa, dunque, il provvedimento che ha predisposto il rinvio della tassa sulla prima casa da giugno a settembre, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di martedì, arriva alle Camere per l’approvazione definitiva.

Ma c’è già un nodo che i gruppi parlamentari si troveranno a dover affrontare, insieme al problema del riordino del comparto fiscale sugli immobili: l’imminente balzo dell’Iva al 22% – previsto per l’inizio di luglio – che potrebbe gravare come e più dell’Imu, nel lungo periodo, sulle spalle delle famiglie, il cui potere d’acquisto, come ha certificato ieri l’Istat, si è drasticamente ridotto negli ultimi mesi.

A questo proposito, dando il benvenuto al decreto Imu alla Camera, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina ha cercato di collegare i due provvedimenti, invitando a un’abolizione soft dell’imposta immobiliare per favorire il blocco della “sorella maggiore”  sul valore aggiunto: “Riflettiamo se non convenga evitare un aumento dell’Iva e limitare la rimozione dell’Imu sulle fasce medie”.


Come noto, però, dalle parti del Pdl la linea è invece quella di abolire la tassa sugli immobili, e scongiurare, al contempo, l’aumento dell’Iva: un impegno che oggi il governo Letta non ha le forze di prendere, nonostante il pressing degli attuali alleati di governo del Pdl.

Quel che è certo, è che per evitare l’aumento dell’Iva almeno entro l’anno prossimo, saranno necessari almeno 2,1 miliardi di euro, e tutto ciò senza contare i 23 miliardi di gettito assicurati dall’Imu nel 2012, da cui andrebbero decurtati almeno i 4 della prima casa, che dovrebbe essere completamente esentata nel disegno preliminare del governo.

Un bel rebus per il governo delle larghe intese, che già si trova ad affrontare le prime grane burocratiche a seguito del rinvio della prima rata Imu di giugno, con l’affioramento quasi istantaneo del problema delle compensazioni in dichiarazione dei redditi, che potrebbero essere cancellate nel caso l’imposta venisse di fatto soppressa.

In aggiunta, il riordino del comparto fiscale sulla casa porterebbe sul peso delle amministrazioni il peso sia della ridefinizione catastale degli immobili, nonché della loro rivalutazione in base alla singola aliquota comunale. Come si vede, dunque, nonostante il decreto Imu sia approdato in Parlamento quasi a tempo di record, gli interrogativi sulla riforma fiscale del governo sono talmente numerosi che fissare un punto d’arrivo al momento è pressoché impossibile.

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