Saranno decisivi i prossimi due anni per rimettere in sesto il welfare italiano e attuare pienamente una riforma delle pensioni che riesca a superare gli errori degli ultimi interventi, in special modo quelli contenuti nelle leggi supportate dagli ex ministri Maurizio Sacconi ed Elsa Fornero, che hanno dato vita anche al “buco nero” degli esodati.

Ormai, tutte le parti sociali convergono sul fatto che sia necessario ristabilire criteri, parametri e requisiti per l’ingresso nella fascia pensionistica, ristudiando limiti anagrafici, età contributiva e, soprattutto, modalità di uscita dal lavoro elastiche, che consentano ai lavoratori più, esperti di gestire secondo le proprie esigenze la fase conclusiva della propria carriera professionale e, insieme, agevolare l’ingresso a giovani lavoratori, magari proprio al posto che si avviano ad abbandonare.

A questo proposito, si puntano gli occhi sul caso Lombardia, dove sta per venire inaugurato un modello di turnover che prevede un avvicendamento tra anziani e lavoratori entranti che potrebbe fungere da esempio su scala nazionale, se i primi risultati dovessero rivelarsi confortanti.


Naturalmente, viene riconosciuto come questo sistema di ricambio generazionale non crei nuovi posti di lavoro per i giovani, la cui quota di disoccupati ha raggiunto livelli mai visti dal dopoguerra, ma gli occhi dei tecnici e degli osservatori sono rivolti verso la regione lombarda per comprendere e registrare l’impatto sociale ed economico di un tale modello di compartecipazione tra generazioni diverse.

Sono i sindacati, in principale misura, a chiedere che si intervenga con misure drastiche per rilanciare occupazione ed evitare il ripresentarsi di nuovi episodi simili allo shock esodati, che ha trascinato nel baratro oltre 300mila lavoratori ormai ai margini de mercato, ma non ancora in possesso dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico.

Così, Cgil, Cisl e Uil hanno stilato un documento per invocare maggiori agevolazioni fiscali a favore di quelle imprese che si impegnino a macinare nuove assunzioni di qui al 2015, chiedendo, in aggiunta, una generale riduzione del carico su pensionati e lavoratori. Il metodo, a detta delle sigle sindacali, di reperire le risorse necessarie sarebbe quello di applicare un nuovo giro di vite all’evasione fiscale, per recuperare i fondi necessari anche a “correggere le iniquità della legge sulle pensioni”.

Le parole d’ordine, dunque, sono sgravio e flessibilità, che le parti sociali non vedono in contraddizione reciproca, e, anzi, invitano a considerare come parti di un unica rifondazione del welfare che protegga i cosiddetti “esodandi”, come li ha chiamati il neo ministro Giovannini, e, insieme, favorisca ingressi e uscite dai posti di lavoro senza lasciare i disparte né disoccupati in cerca di un posto, né i futuri pensionati. Anche per questo, domani il ministro incontrerà i rappresentanti delle parti sociali, in previsione del primo pacchetto lavoro già annunciato per giugno, destinato, sì, principalmente ai giovani, ma con queste premesse, dalle inevitabili ricadute sull’intero comparto economico-sociale.

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2 COMMENTI

  1. Come può Giovannini risolvere il problema degli esodati se si è dimesso dalla commissione che doveva verificare e ridurre i costi del Parlamento senza approdare a nulla? ……al peggio non c’è fine. A meno che……………. Perchè non si auto esoda e va in vacanza in capo al mondo (e ci resta)?

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