Anche quest’anno, con l’Ordinanza pubblicata in data 3 maggio 2013 sulla Gazzetta Ufficiale, vengono dichiarate aperte le iscrizioni all’esame di abilitazione per le professioni di Agrotecnico ed Agrotecnico laureato.

In Italia queste figure professionali sono regolamentate dalla legge 6 giugno 1986 n.251, modificata successivamente dalla legge 5 marzo 1991 n.91. La figura prevista per legge è quella di un tecnico specializzato in diverse funzioni, con particolari competenze per quanto riguarda assistenza tecnica, direzione di aziende e cooperative agrarie, fino ad arrivare all’amministrazione delle colture, alle attività peritali ed alla gestione del verde urbano. Le possibilità di inserimento professionale, ad oggi, sono elevate: l’agrotecnico è in sostanza un “consulente globale” che svolge attività che potrebbero sembrare attribuibili solamente ad altre professioni, come ad esempio la contabilità, la commercializzazione dei prodotti, la gestione di finanziamenti. Si può scegliere inoltre se svolgere l’attività di libero professionista, previa iscrizione all’albo.
Nel 2012, il numero di studenti che hanno scelto gli istituti agrari è aumentato (più 11%), e il tasso di disoccupazione dei laureati in materie agrarie è decisamente basso e si attesta sull’1-2%.
I possessori dei titoli di Agrotecnico ed Agrotecnico laureato sono in forte crescita: il numero dei giovani che affrontano l’esame di abilitazione è sempre maggiore e la percentuale dei promossi si attesta intorno al 75% dei candidati totali. L’esame è svolto su base annuale e il Ministero dell’Istruzione e dell’Università garantisce almeno una sede d’esame per Regione, ai fini di garantire un’equa concorrenzialità a tutti i candidati. Per poter partecipare agli esami sono necessari alcuni requisiti (consultabili sul sito www.agrotecnici.it) ed è necessario iscriversi entro e non oltre il 3 giugno 2013.

La seconda giovinezza del settore primario

Dopo aver vissuto un intenso periodo di crisi, il settore primario sta vivendo una seconda giovinezza: la crisi sta spostando migliaia di lavoratori disoccupati dalle città alle campagne, le quali creano occupazione anche tra le categorie che vivono in maniera più intensa la carenza di lavoro, ovvero studenti e giovani, donne e immigrati (registrando nell’anno 2012 un aumento record dei lavoratori dipendenti nelle campagne del 10,1%). Tutto ciò contribuisce anche ad ampliare il panorama dei professionisti competenti in materie che interessano sia le città (amministrazione del verde cittadino), sia le campagne (più tecnici in grado di fornire consulenze ad agricoltori ed allevatori).
Inoltre, il settore agroalimentare in Italia assume ogni anno circa 11.600 persone, il 15% delle quali sono laureate; più precisamente, le figure professionali ricercate sono quelle competenti in agraria, biotecnologie e zootecnie, tutte riconosciute dal Collegio Nazionale degli Agrotecnici ed Agrotecnici laureati, che al suo interno raggruppa anche figure equipollenti a quella di Agrotecnico. Più tecnici significa anche maggiori vantaggi per i produttori in termini di qualità e quantità: potendo fare affidamento sui consigli di figure professionali specializzate tra le altre cose in consulenze, potranno far fruttare maggiormente colture ed allevamenti. Una svolta per quanto riguarda le campagne italiane, che in alcune zone del Paese versano in condizioni arretrate e che ora possono sperare in una rinascita che veda messi al centro non solo i consumatori ma anche i produttori, troppo spesso sfruttati.

La lotta al Made in Italy contraffatto

La falsificazione di prodotti agroalimentari di qualità sta soffocando l’export italiano: sempre più produttori, sparsi per il globo, millantano infatti di vendere – o addirittura produrre – “mortadela” o “chapagetti”, spacciandoli per prodotti Made in Italy.
Stime provenienti da Coldiretti affermano che debellando questa piaga si avrebbero oltre 300.000 posti di lavoro in più nel settore primario. Con adeguate leggi per la salvaguardia dei prodotti Made in Italy provenienti da agricoltura ed allevamento, potrebbero essere recuperati più di 60 miliardi di euro l’anno, che contribuirebbero sia al consolidamento dell’industria agroalimentare, sia al risollevamento dell’economia italiana.
Buone notizie invece per ciò che riguarda metodi non convenzionali di produzione, che coinvolgono sempre più giovani: ne sono ottimi esempi la fermentazione del vino in fondo al mare o l’allevamento di uccelli da preda per tenere lontani altri volatili da aeroporti e colture, oltre che le metodologie di produzione ecosostenibili ed a basso impatto ambientale, che contribuiscono sia a creare nuovi posti di lavoro, sia ad aumentare la qualità dei prodotti, dando un nuovo impulso all’economia e cambiando il modo di vedere della gente: le campagne non sono più simbolo di arretratezza e desolazione, ma un luogo in cui lavorare, produrre e – perché no – essere anche felici.

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