Malgrado la loro prevista imminente soppressione, la Regione assegna alle Province le stesse risorse del 2011, mentre penalizza fortemente i Comuni.
A fronte della previsione della Legge Regionale n.7/2013 che abroga le Province ed istituisce i liberi Consorzi comunali, contrariamente a quanto avvenuto per i Comuni, non solo nell’ultimo triennio non si è verificata una flessione significativa, ma ciò non avverrà nemmeno nel 2013. Le risorse previste, per l’anno in corso, dalla legge di stabilità regionale sono, infatti, pressoché identiche a quelle del 2011.
Mentre per i Comuni la flessione è stata drammatica. Tanto che il segretario generale dell’Anci Sicilia, Mario Alvano, ha redatto un documento fortemente critico rispetto alla legge approvata dal Parlamento siciliano che detta le “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2013. Legge di stabilità regionale
Alvano parla di serie difficoltà ad elargire persino i servizi essenziali.
Il Fondo delle Autonomie Locali, per i Comuni siciliani è stato pressoché dimezzato, passando dal 913 milioni del 2009 a 506 milioni nel 2013. La riduzione è stata di ben 407 milioni, equivalenti ad un consistente 44,5% in meno.
In effetti il dato nominale ammonta a 651 milioni di euro, ma addiziona anche importi che negli anni scorsi erano fuori dal Fondo.
Il riferimento è, in particolar, ai centouno milioni della compensazione effettuata a seguito della soppressione dell’addizionale comunale e provinciale dell’accise sull’energia elettrica (67 milioni per i Comuni ed il resto per le Province).
La quantificazione, inoltre, è assolutamente inferiore rispetto a quanto era lecito attendersi.
Il rimborso ai Comuni del minor gettito derivante dall’abrogazione dell’addizionale (previsto dall’art.4 della L. 44/2012) per i primi nove mesi del 2012 era quantificato in 88 milioni, mentre per l’intero 2013 è stato determinato in 67.
Il taglio, rispetto al valore potenziale di 117 milioni, è di ben ulteriori 50 milioni di euro corrispondenti al 42%.
Il Segretario Generale dell’Associazione dei Comuni, Mario Alvano, in un documento sottolinea come, per il terzo anno consecutivo, il Governo regionale, pur facendo riferimento alla legge di attuazione del Federalismo fiscale (“Nelle more dell’adozione dei provvedimenti attuativi della legge 5 maggio 2009, n. 42”), non ha introdotto alcuna innovazione nei rapporti finanziari con i Comuni siciliani.
L’Anci Sicilia non è l’unico soggetto al quale la finanziaria regionale 2013 non è piaciuta.
Il Commissario dello Stato (titolare di un potere di controllo preventivo di legittimità costituzionale) ha bocciato 21 articoli su 77, partendo dalla famigerata “tabella H”, l’elenco dei contributi che i deputati regionali ripartivano discrezionalmente ad enti vari, richiamato nell’art. 74.
Per il prefetto, Carmelo Aronica, la norma non evidenzia criteri obiettivi e trasparenti nella scelta dei beneficiari dei contributi.
Secondo il Commissario dello Stato, la “tabella H” è soltanto un percorso privilegiato per la distribuzione di contributi in denaro, con prevalenza degli interessi di taluni soggetti collettivi rispetto a quelli, parimenti meritevoli di tutela, di altri enti esclusi, ed a scapito quindi dell’interesse generale.
In pratica, Aronica boccia l’assoluta discrezionalità con la quale l’Assemblea Regionale Siciliana intendeva spartire soldi pubblici tra enti ed associazioni.
Tra le norme impugnate anche il comma 4 dell’art. 15, quello che stanziava 700 mila euro per favorire l’assunzione di 32 vigili urbani presso il Comune di Messina (venti subito ed altri 12 in seguito ad una selezione).
Secondo il Commissario dello Stato, la previsione introdurrebbe un immotivato trattamento di favore per la città dello Stretto, stanziando delle somme per l’emergenza traffico messinese in deroga ai principi degli articoli 3 e 97 della Costituzione giacché introduce una norma di privilegio per il solo comune di Messina.
Stracciato anche l’articolo 16 che prevedeva l’istituzione di un ticket di sbarco nelle isole minori e il ticket di accesso alle sommità dei vulcani. La disposizione, secondo l’impugnativa, costituisce un’entrata di evidente natura tributaria.
In effetti, lo Statuto speciale della Sicilia riconosce alla Regione la facoltà di istituire tributi propri regionali, ma non prevede che essa possa istituire o autorizzare gli enti locali situati nel proprio territorio ad istituire tributi locali.


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