Una delle novità sicuramente più significative per gli enti locali e contenuta nel decreto per lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione oggi approvato alla Camera è quella delle risorse che vengono consegnate a Comuni e Province per fare fronte alle fatture in sospeso (o anche per quelle già saldate), ma senza dover essere conteggiate nel Patto di Stabilità.

Da sempre il principale nemico degli enti locali, contro il quale non perdono occasione di gridare il proprio sdegno per i vincoli spesso troppo rigidi, il Patto di Stabilità è, insieme, croce e delizia di Comuni e Province. Da una parte, fissa preventivamente dei paletti entro i quali gli enti pubblici non possono indebitarsi per evitare dissesto finanziario, assicurando la sopravvivenza degli uffici e il mantenimento dei servizi in molte realtà disagiate. Dall’altra, però, obbliga anche i Comuni più virtuosi a limitare gli investimenti anche nel caso in cui questi  riescano a rimanere a galla dopo gli esborsi pattuiti.

Dunque, con oltre 90 miliardi certificati della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di prestazioni o servizi, i lacci del Patto di Stabilità avrebbero potuto bloccare teoricamente gran parte di questi pagamenti ormai passati in scadenza. Per fortuna, però, il nuovo decreto, approvato oggi dalla Camera dei deputati, prevede una precisa “corsia d’emergenza”.

Evitare le pastoie del Patto di stabilità sarà la vera innovazione di questo decreto che affida alla pubblica amministrazione 40 miliardi da versare alle imprese entro la data limite dei 30 giorni a partire dall’attimo del trasferimento centro-periferia.

Nel complesso, i primi fondi a essere erogati saranno quelli per i pagamenti inseriti nel computo dei debiti in conto capitale, di cui una buona parte – quasi 1 miliardo – spetta alle Province, mentre per le porzioni di debito già coperte da parte degli enti, arriva la garanzia di esclusione dalla bilancia del patto di Stabilità.

Quindi, è già dato per scontato, nelle prossime settimane, il ricorso al cosiddetto Patto verticale di Stabilità, cioè quello degli spostamenti finanziari all’interno di enti amministrativi di competenza diversa, come tra Regioni e Comuni, tra i quali, oltretutto, è stato allargato lo spazio di manovra, da 800 milioni a 1,2 miliardi, in modo che si possano completare anche alcuni oneri emersi nell’anno in corso. Questa norma dovrebbe favorire principalmente i piccoli Comuni, i quali saranno destinatari del plafond in aggiunta per una quota non inferiore al 50%.

Tra i capoluoghi, invece, Venezia porta a casa 124,4 milioni di euro, seguita da Napoli con 115, e da Milano con 93,2. Anche Firenze e Roma saranno destinatarie di quote importanti, rispettivamente con 75,7 milioni e 55,5 per la Capitale. Spiccano per virtuosità Bologna e Trento, che ricevono appena 3 milioni per municipio.

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