Il giudice è autorizzato a revocare l’ordine di demolizione del fabbricato abusivo qualora sopravvenga un atto amministrativo che annunci la destinazione, da parte del Comune, del fabbricato in questione a fini di utilità sociale. A fornire il chiarimento è intervenuto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, ieri durante un question-time alla Camera, rispondendo ad un quesito (n. 3-00037) inerente le iniziative normative urgenti in relazione a provvedimenti conseguenti ad abusi edilizi nella Regione Campania. Nell’interrogazione è stato preliminarmente ricordato che “i cittadini della regione Campania, sulla base di un discutibile intervento legislativo regionale, poi vanificato, non hanno potuto usufruire del condono edilizio del 2003”, che “il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha raggiunto nel napoletano punte notevoli, sia sulla base di interventi di necessità, sia sulla base di interventi speculativi”, e infine che “l’assenza dell’applicabilità della norma nazionale del 2003 ha prodotto un ulteriore imbarbarimento della realtà, dovuto al sommarsi degli abusi teoricamente rientranti nel condono del 2003 e quelli successivi a tale data”.

La magistratura penale, a fronte dell’ingente entità dell’abusivismo edilizio, sta provvedendo ad diffondere e a notificare agli interessati opportune ordinanze di abbattimento dei manufatti abusivi, sia costruiti per semplice attività speculativa o viceversa costruiti sulla base di necessità effettive, che teoricamente rientranti nella previsione di condono del 2003 e precedenti, senza previa distinzione tra le differenti fattispecie. Dal momento che “tale situazione incide negativamente in una realtà già compressa socialmente ed economicamente quando il previsto abbattimento deve essere realizzato su attività commerciali che producono risorse e lavoro”, l’interrogazione si è rivolta al titolare del dicastero della Giustizia chiedendo “se non sia il caso di prevedere, attraverso iniziative normative urgenti, una soprasessoria o una graduazione delle previste demolizioni, al fine di salvaguardare, ove possibile, le attività commerciali in essere e tenendo conto anche della qualità dell’abuso realizzato, distinguendo, se possibile, tra abuso di speculazione e abuso di necessità commesso anche a titolo abitativo di prima e unica casa, in assenza del piano di sicurezza nazionale non ancora adottato”.

Nella risposta, il ministro Cancellieri ha dichiarato che “il fenomeno dell’abusivismo edilizio, determinato, in alcune realtà locali come quella campana, anche da ragioni di necessità abitative, va inquadrato nel necessario bilanciamento di diversi valori di rilievo costituzionale, quali, accanto a quelli di natura sociale, quelli connessi alla tutela della equilibrata programmazione e del rispetto del patrimonio archeologico, naturalistico ed ambientale”. Ipotetiche manovre normative sull’antico problema degli abusi edilizi in Campania, dunque, “non possono assolutamente prescindere da una sinergica, congiunta e preliminare attività di ricognizione e valutazione, da parte di tutte le componenti istituzionali interessate, in ordine alle concrete situazioni abusive poste in essere e al danno effettivamente arrecato al territorio e all’ambiente”. All’interno di questo scenario, ha proseguito Cancellieri, “si inserisce la sanzione accessoria che impone la demolizione del manufatto abusivo e, se del caso, il ripristino dello stato dei luoghi, rispetto all’oggetto dell’abuso, acquisito ope legis al patrimonio del Comune”. Il ministro ha comunque specificato che “ciò non esclude la possibilità che il giudice dell’esecuzione revochi l’ordine di demolizione qualora sopravvenga un atto amministrativo del tutto incompatibile con lo stesso, quale la destinazione, da parte del Comune, del manufatto abusivo a fini di utilità sociale”.

Ha fatto poi eco il commento di due esponenti del Pd campano, Enzo Amendola e Lello Topo: “Concordiamo con il ministro Cancellieri, la situazione è drammatica, per questo anche da parte del governo nazionale occorre cautela, il rischio è quello di aprire conflitti di competenza tra gli Enti che allungherebbero i tempi della risoluzione dei problemi, aumentando anche le incertezze e i timori di numerose famiglie”. Amendola e Topo hanno rammentato che in Campania il loro partito ha già da tempo preparato una proposta normativa ad hoc, “equilibrata e rigorosa, per costruire e dare risposte alle domande di condono in atto ormai, in alcuni casi da più di venti anni, e per realizzare un piano serio di recupero ambientale e sociale. In diversi casi con opere di mitigazione ambientale e paesaggistica sarà possibile recuperare i manufatti e le aree di costruzione abusiva, nelle situazioni particolarmente gravi bisognerà dire no, soprattutto contro le speculazioni fatte dalla camorra che ha distrutto e mortificato il nostro territorio”.

A premere sulla riapertura dei termini del condono edilizio in Campania è intervenuto anche il neo presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma, del Pdl. “Se c’è stata sul territorio nazionale una disparità di trattamento tra le regioni dovuta a due leggi della Campania che sono state dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale, non deve creare scalpore una posizione che tende ad ottenere la parità di trattamento per tutti i cittadini italiani”, ha asserito Palma a Radio 24. “Vi invito -ha ribadito il neo presidente- ad andare sui territori e vi renderete conto che da circa 35 anni, in una terra dove governava il centrosinistra, si è costruita una città grande come Padova e adesso qualcuno intende abbattere quella città. Stiamo parlando di circa 700-800 mila persone, e non ci sono le risorse finanziarie per procedere agli abbattimenti, non ci sono le discariche dove inserire l’abbattuto e principalmente non c’è la possibilità di riallocare i soggetti che vivono in quelle abitazioni. Vi sono dei mostri edilizi e ci sono delle abitazioni di speculazione, ma la maggior parte di quelle abitazioni abusive sono abitazioni di necessità”.

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