I sindacati ci sono quasi tutti, Cobas, Anief, Unicobas, i genitori pure, la mobilitazione è in forze, di quelle che non si vedevano dai tempi della protesta contro la Riforma Gelmini, il motivo? I test Invalsi molto semplicemente. Il 7 maggio sono cominciati e con essi le proteste che li stanno accompagnando, in totale saranno 2.259.000 gli studenti che per tutto il mese di maggio si confronteranno con prove che sono già state criticate per la loro astrazione, per la loro difficoltà e perché ritenute discriminanti.

La protesta nasce direttamente dai genitori, molto attivi contro i test Invalsi, sono molti infatti quelli che vogliono tenere i figli a casa per protestare contro questo sistema di valutazione che per molti appare tanto inutile quanto punitivo. Intanto i test sono cominciati ugualmente  e le prime classi hanno cominciato a sostenerli, anche se fuori dalle scuole si sono tenuti dei sit – in di protesta, con le famiglie pronte a scioperare dal momento che, come ha detto Silvia Pasqua, rappresentante dei genitori alla scuola elementare “Baricco” di Torino, “il risultato di una classe non può e non deve essere paragonato a quello di un’altra”.

L’accusa che viene mossa alle prove fornite dal ministero, che dureranno fino al 16 maggio, è di rappresentare una “cultura aziendalista” che vorrebbe snaturare la scuola  e che non sarà mai d’aiuto, o peggio penalizzerà, le classi e gli istituti nei quali le situazioni difficoltose sono più presenti; insegnanti precari, lacune di organico, alta presenza di bambini stranieri o di casi critici sul piano sociale, scuole del Sud opposte a scuole del Nord, circoli didattici “ricchi” contrapposti ad altri “in rosso”.

E’ un grave fattore di ansia per le famiglie – evidenzia Maria Teresa Camera, maestra elementare al “Vallone” di PaviaOrmai ci addestriamo durante tutto l’anno, forniamo strumenti ai bambini, per lo più scaricati da internet dato che non ci sono i soldi per acquistare libri in più, perché possano superare queste prove“. In pratica, un esame dentro l’esame, o meglio un esame ulteriore che capita a fine anno, quando la stanchezza fra gli studenti la fa da padrona e molti sono concentrati a recuperare le insufficienze o le situazioni critiche.

Al momento, le assenze stimate si calcolano nell’ordine del 10%, ma è complicato distinguere chi si è assentato per protesta o per reali problemi di salute. “Il 16 maggio – dichiara Carmen Guarino dell’Unione degli Studentilasceremo in bianco le prove Invalsi perché non riconosciamo il metodo e gli obiettivi verso cui si vuole portare il sistema – scuola italiano”. 

Critica allo stesso modo è l’Anief, l’associazione dei dirigenti scolastici ha dichiarato per mezzo del proprio presidente Marcello Pacificoè una scelta che contraddice la nostra filosofia educativa”. Prosegue poi Pacificoanche dopo le modifiche adottate quest’anno la sostanza e lo spirito del test rimangono in antitesi con le tante esperienze progettuali portate avanti nelle scuole, che mettono al centro lo studente e le sue competenze. Per tacere del lavoro supplementare e gratuito a cui sono sottoposti migliaia di insegnanti già alle prese con i consigli di classe di fine anno“.

Anche Unicobas ha dichiarato sciopero, sollecitando la rilettura dell’articolo 33 della Costituzione solo i collegi docenti hanno titolo per valutare gli studenti” insomma, i test Invalsi non piacciono praticamente a nessuno anche se al momento continuano a svolgersi, ed è anche sulla base dei loro risultati che scuole e licei, prime elementari e maturandi verranno classificati, o peggio “schedati” come ipotizza qualcuno.

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