Gli stadi italiani teatro del dissenso sul ricordo di Giulio Andreotti. Dopo i fischi dell’Olimpico di Roma, martedì sera, prima del calcio d’inizio di Roma-Chievo, anche a Torino è stata inscenata una protesta silenziosa, ma eclatante da parte di una tifoseria.

Protagonisti, gli ultrà granata della squadra torinese, che, non appena è scattato il minuto di silenzio previsto su tutti i campi d’Italia per commemorare la figura del Divo Giulio, ha innalzato all’unisono la foto che ritrae Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati barbaramente uccisi per mano della mafia nella calda estate del 1992.

Una dissociazione significativa, perché avviene in uno dei mondi più impermeabili alle questioni della legalità, dove spesso le curve si dimostrano zone franche. invece, negli ultimi giorni la manifestazione della consapevolezza anche nei teatri del pallone ha preso la forma del dissenso, di una protesta civile come quella scelta dai tifosi della curva Maratona.

Quella negli stadi, naturalmente, non è l’unica forma di dissociazione che la commemorazione a un personaggio controverso come Andreotti ha provocato: si ricorda, ad esempio, l’allontanamento volontario di Umberto Ambrosoli dal Consiglio regionale della Lombardia mentre si ricordava la figura del senatore a vita.

Morte Andreotti, la curva del Torino alza la foto di Falcone e Borsellino

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