La Corte di Cassazione ha un nuovo primo presidente. Dopo l’addio di Ernesto Lupo, che si accinge a passare la mano per sopraggiunti limiti di età, la Suprema Corte ha scelto come proprio principale rappresentante Giorgio Santacroce, ora al vertice della Corte di Appello di Roma.

La decisione è stata presa ieri dal plenum del Csm, con la presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha sottolineato la corrispondenza temporale tra l’inizio delle attività di governo e parlamentari e l’arrivo del nuovo presidente in Cassazione.

Giorgio Santacroce, 72 anni, è originario ligure, di La Spezia, ha seguito innumerevoli inchieste, tra cui anche la strage di Ustica, il caso Cogne e la P2. E’ stato eletto a maggioranza dal Csm dopo che sul suo nome si era creato qualche dissidio tra gli esponenti del consesso che guida il potere giudiziario. Alla fine, però, la sua elezione è arrivata grazie al consenso di tredici votanti, mentre il diretto avversario Luigi Rovelli (presidente della Seconda sezione civile della Corte), non è andato oltre i nove.

Le divisioni emerse in sede di votazione confermano la distanza tra le posizioni già emersa in sede di quinta Commissione, dove erano stati proposti due candidati, per un braccio di ferro inedito a guidare il palazzaccio. A sostengo di Santacroce, si erano accodate le sigle di Mi e Unicost, mentre per Rovelli si erano espresse Area e i laici in orbita di centrosinistra. Non mancavano, comunque, anche posizioni neutre, come poi confermato nel momento del voto, con l’astensione di quattro esponenti del Consiglio, rispondenti ai nomi del vicepresidente Michele Vietti,  Gianfranco Ciani, procuratore generale di Cassazione, Ernesto Lupo, il presidente uscente, e di Annibale Marini, laico vicino al Pdl. Ovviamente, non ha espresso la propria preferenza anche il Presidente della Repubblica.

La spaccatura non è stata bocciata in toto da Napolitano, dal momento che nel suo discorso ha riconosciuto come “la pluralità delle candidature, il riconoscimento della difficoltà nello scegliere tra i vari candidati e il loro alto profilo sono segno confortante della qualità delle risorse umane e anche del clima che si é venuto a determinare”.

Sul nuovo presidente Santacroce, però, arrivano già i primi veleni: negli anni Novanta, fu chiamato a testimoniare nel processo Imi-Sir per via di una cena con Cesare Previti.


1 COOMENTO

  1. GENTILE PRESIDENTE,
    SO CHE LEI E’ PERSONA ATTENTA E SPERO INTERVENGA.
    ANCHE LA MAGISTRATURA E’ MESSA MALISSIMO COME IL RESTO DEL PAESE :
    LO DIMOSTRA QUESTA PESSIMA NOTIZIA E PERFINO LA MIA DIRETTA ESPERIENZA
    CON VARI TRIBUNALI E PER VARI CONTENZIOSI.
    PRESSO IL SUO TRIBUNALE HO ANCHE SPERIMENTATO UN EPISODIO DI EVIDENTE
    CORRUZIONE A LIVELLO DI MAGISTRATO CIVILE E CTU.
    ORA CI MANCAVA ANCHE QUESTA : GRECO E LA FAMOSA BOCCASSINI INDIZIATI
    X COMPORTAMENTO MOLTO SCORRETTO COL PLACET DI BRUTI LIBERATI.
    ALTRO CHE FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA : FIDUCIA IN NULLA SALVO IL M5S

    PS
    BOCCASSINI UN ANNO FA AVEVA CRITICATO INGROIA.
    ROBLEDO 2 ANNI FA DISSE CHE ITALIA ERA PEGGIO DI GRECIA.
    BRUTI RACCONTO’ GROSSE PALLE SU RUBY
    GRECO ASSOLSE PER LA TRUFFA DI BIPOP-CARIRE
    ECC ECC

    Il vice contro il procuratore
    «Ho altri fatti da rivelare»
    Il 19 gennaio il Quirinalesi complimentò con Bruti Liberati. Ma per Robledo «turba l’ufficio». Martedì il duello davanti al Consiglio giudiziario
    di Luigi Ferrarella6 MAGISTRATURAIl Procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati (Ansa)Il Procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati (Ansa)shadow
    Il Consiglio Giudiziario milanese, guidato dal presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio, ha messo all’ordine del giorno di martedì prossimo l’esame del voluminoso carteggio – depositato venerdì scorso anche al Procuratore generale Manlio Minale e all’Avvocato generale Laura Bertolè Viale, e inviato a Roma al Consiglio Superiore della Magistratura – con il quale il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha denunciato una serie di «non più episodici comportamenti» con i quali, a suo avviso, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati «ha turbato e turba la regolarità e la normale conduzione dell’ufficio»: in particolare svuotando il pool reati contro la pubblica amministrazione di Robledo, e privilegiando invece l’assegnazione dei fascicoli più delicati al capo dell’antimafia Ilda Boccassini e al capo del pool reati finanziari Francesco Greco. Queste turbolenze si sarebbero verificate nel processo Ruby a Silvio Berlusconi per concussione, nell’indagine su Formigoni-San Raffaele per corruzione, nel fascicolo sulla turbativa d’asta Sea-Gamberale al Comune di Milano, e oggi per Robledo starebbero danneggiando una nuova segreta indagine su tangenti, sul cui coordinamento rimprovera alla «collega» Boccassini di «non aver avuto alcuna risposta, neppure verbale».

    Sul tema dell’asserita «violazione dei criteri organizzativi sulla competenza interna», ieri tre consiglieri togati Csm (Antonello Racanelli, Alessandro Pepe e Tommaso Virga) della corrente di centrodestra di «Magistratura Indipendente» (alla quale è vicino Robledo) hanno chiesto al Comitato di presidenza del Csm l’apertura di una pratica in prima Commissione per valutare se esistano i presupposti per avviare trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale e/o funzionale. «Non ho niente da dire», si trincera Bruti Liberati, ex membro Csm, ex presidente dell’«Associazione nazionale magistrati» negli anni più duri delle leggi berlusconiane, riferimento storico della corrente di sinistra di «Magistratura democratica», e capoufficio al quale il 19 gennaio il presidente Giorgio Napolitano ha tributato una lettera di soddisfazione per i risultati 2013 del «Bilancio di responsabilità sociale» della Procura: bilancio di cui il Quirinale in particolare apprezzava la «grande attenzione» di Bruti «al ricorso a strumenti limitativi della libertà personale» (le richieste di custodia in carcere) «o fortemente invasivi della privacy» (le intercettazioni).

    Il suo vice Robledo, nel chiedere di essere convocato dagli organismi istituzionali, alla fine delle 10 pagine fa balenare che «vi sono poi ulteriori episodi, sui quali mi riservo di ulteriormente interloquire, che, pur non costituendo violazione nelle assegnazioni, ritengo abbiano turbato la regolarità dei compiti dell’Ufficio».

    18 marzo 2014 | 09:47
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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