Gli esami autoptici, convalidando i sospetti degli agenti investigativi, sembrano approssimare gli inquirenti allo scioglimento del giallo di Sannicandro di Bari. Dai primi riscontri delle autopsie effettuate sui corpi del 55enne farmacista, Michele Piccolo, della moglie Maria Chimienti e di entrambe i figli, Claudio e Letizia, giungono considerevoli rispondenze volte, pare, a rinvigorire l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. L’esito inequivocabile verrà reso noto solamente tra sessanta giorni, tuttavia alcune indiscrezioni sono già trapelate. Stando a queste notizie il decesso del capofamiglia Michele sarebbe stato causato da affogamento, nei polmoni infatti, Vito Romano e Giancarlo Divella, ossia i medici legali nominati dal pm della Procura barese, Angela Morea, hanno rinvenuto dell’acqua. Quest’ultimo rilevamento potrebbe rappresentare un chiaro richiamo alla costatazione che, prima di gettarsi dentro la piscina della villa, l’uomo fosse ancora vivo. Presumibilmente, tuttavia, la condizione antecedente alla morte del farmacista sarebbe stata semi-cosciente, per via del ritrovamento corporeo di alcune tracce, si dice, plausibilmente riferibili ad una sostanza compatibile con quella dei medicinali.

L’ipotesi al momento avanzata dagli inquirenti ritiene che l’uomo, prima di lasciarsi cadere in acqua, abbia ingoiato un mix di farmaci con l’intento di stordirsi. Per comprovare la ricostruzione bisognerà comunque attendere i risultati dell’esame tossicologico. Le due donne, invece, si è appurato essere state uccise con un unico colpo di pistola, esploso alla testa da una posizione fortemente ravvicinata. Entrambe, inoltre, sono state freddate durante il sonno. Diversa ancora è la dinamica che ha condotto al decesso di Claudio: il ragazzo di 24 anni sarebbe infatti morto grazie ad un proiettile sparato da 3-4 metri di distanza. Seguendo l’assetto ricostruttivo della magistratura inquirente, il padre-assassino, Michele Piccolo avrebbe atteso il rientro a casa del figlio, soltanto dopo aver appositamente disinnescato la corrente elettrica. Il giovane sarebbe stato ammazzato proprio quando, aprendo la porta d’ingresso, ha varcato la soglia della prima stanza. In ragione della mancanza di luce, l’omicida avrebbe scaricato tre proiettili, soltanto uno però sarebbe stato in grado di ferire mortalmente il 24enne. L’autopsia ha reso anche possibile la conferma del calibro della pallottole: è stata infatti utilizzata una pistola modello 38, la stessa che Michele Piccolo teneva legalmente custodita in casa da una quindicina d’anni.

Persino gli orari ipotizzati dei diversi omicidi sono stati approssimativamente avvalorati: Maria Chimienti e Letizia Piccolo sarebbero decedute nel pomeriggio, tra le ore 16 e le 18, mentre il figlio Claudio sarebbe morto in serata, intorno alle 21, infine il carnefice-suicida Michele soltanto dopo le ore 22. Affinché si possano stabilire con maggiore precisione i differenti momenti, sono stati effettuati, dai medici legali, appositi prelievi di cibo, ancora presente nei corpi dei defunti. Alle autopsie, eseguite al Policlinico e al Miulli di Acquaviva delle Fonti, ha preso parte anche il medico legale Roberto Gagliano Candela, nominato dai parenti della famiglia Piccolo. Al di là dei primi riscontri, le indagini condotte dai carabinieri non si fermano: in proposito, ieri mattina è seguito l’ennesimo sopralluogo all’esterno della villa. Alcune unità cinofile, insieme agli uomini della guardia campestre, hanno setacciato l’area circostante per ritrovare l’arma, spingendosi anche a controllare l’intercapedine presente tra il muro perimetrale della villa dei Piccolo, ubicata in contrada San Giovanni, e un appartamento attiguo.

Per ricomporre gli ultimi giorni di vita del nucleo familiare ‘scomparso’ sono stati poi acquisiti i tabulati telefonici, e parallelamente sono già stati disposti accertamenti sui conti correnti bancari. Ciò nonostante, gli inquirenti sembrano scartare l’ipotesi che vede al centro della genesi della tragedia la causa economica. Persino la pista che ammette la scoperta, improvvisa ed inaspettata, di un grave problema di salute non viene presa in considerazione: allo stato attuale delle ricerche, infatti, non emerge che il farmacista potesse essere affetto da particolari patologie. Il fulcro dell’inchiesta, condotta dalla pm Angela Morea, sembra vertere dunque entro l’ambito familiare, e nello specifico sui rapporti che il 55enne farmacista intratteneva con la moglie e con i figli, cercando di scovare l’evento-movente alla base del gesto omicida-suicida. Nei confronti di Michele è stato condotto l’esame dello stub volto ad accertare l’effettiva presenza di tracce di polvere da sparo dalle mani dell’uomo, anche il test pare aver comprovato l’ipotesi che sia stato lo stesso Piccolo ad aver concretamente aperto il fuoco prima di commettere il suicidio. Nonostante la teoria dell’omicidio-suicidio, rafforzata dagli iniziali rilievi autoptici, sembra far intravedere la soluzione del caso, resta ancora incomprensibile il vero movente che si cela dietro al fatto. Quale sia la ragione che abbia spinto Michele Piccolo a sterminare la famiglia, rimane infatti il dubbio principale a cui nessuno, a Sannicandro, sembra ancora riuscire a dare una plausibile risposta. Le testimonianze per ora continuano solo a delineare il profilo di un uomo taciturno ed introverso, un uomo che non aveva mai manifestato segni tangibili di disagio o sofferenza. Sono tante le persone che continuano a descrivere il padre assassino-suicida come una brava persona, cordiale e sempre disponibile.

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