Si riaccendono le proteste all’annuncio dell’arrivo degli Invalsi, le prove dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo d’istruzione e formazione. Si succedono, uno dietro l’altro, gli scioperi dei docenti Cobas, le esplicite richieste di riforma rivolte al neoministro Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione, da parte di alcuni sindacati (in modo particolare dalla Cgil), i sit-in di genitori e ragazzi. Quest’anno saranno 2 milioni e 200mila gli studenti che si cimenteranno nei test di valutazione dell’Invalsi. Si parte dalla prossima settimana, martedì è il turno delle seconde elementari, mentre venerdì delle classi quinte. Il 14 maggio sarà poi la volta delle medie, con le classi prime, il 16 delle seconde superiori, ed infine il 17 giugno si cimenteranno i 600mila  studenti di terza media in sede di esame.

In quest’ultimo caso, il risultato della prova, ai fini della promozione e soprattutto del voto finale, peserà per un sesto sulla valutazione complessiva. I dirigenti di ricerca Invalsi hanno annunciato diverse novità a partire proprio da quest’anno: i dati saranno raccolti per via elettronica , sarà riservato maggiore spazio a domande aperte, sia in matematica che in italiano, dal momento che si vuole puntare “più sulle competenze e sul ragionamento che sulle conoscenze nozionistiche”. Ulteriori novità riguarderanno invece il futuro: l’inglese viene inserito gradualmente a campione e a cadenza pluriennale, infine si sta valutando di inserire l’Invalsi dentro l’esame di maturità, persino da svolgere prima, eventualmente nel corso dell’anno, rendendolo comunque influente, facendo media, sul voto finale e addirittura sull’orientamento in uscita verso l’ambito universitario.

Tutto questo ai Cobas non piace, per questo hanno già invocato lo sciopero: i quiz Invalsi saranno dunque accompagnati dalle rispettive proteste proprio in concomitanza con le prove, il 7 , il 14 e il 16 maggio. Per i 7 e il 16 maggio, sono previsti poi sit-in davanti al ministero a Roma, congiuntamente a diverse manifestazioni in giro per l’Italia. Il segretario generale Scuola della Cgil, Mimmo Pantaleo ha affermato: “Chiediamo al ministro Carrozza di ridiscutere il sistema di valutazione troppo incentrato sugli Invalsi, sono prove sbagliate che testano solo l’apprendimento di italiano e matematica mentre il sistema di valutazione è cosa molto più complessa”. Ha rincarato la dose Massimo Prudente, genitore appartenente al Coordinamento Scuole di Roma: “I test Invalsi sono una sciocchezza e uno spreco di risorse, 14 milioni di euro all’anno che potrebbero essere spesi per la scuola statale già così sottoposta a pesanti tagli. Queste prove -ha aggiunto il genitore- indirizzano lo studio verso un modello di scuola fatto a quiz che è l’opposto di un vero apprendimento”.

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado ha sostenuto al contrario che: “le prove Invalsi perseguono obiettivi corretti e utili alla governance e alla progettazione didattica delle scuole. Tuttavia sono solo una parte del tutto -ha poi proseguito- Si può fare meglio, non basta valutare italiano e matematica, ci sono altri ambiti didattici che andrebbero valutati. E’ anche evidente -ha continuato Rembado- che la valutazione non la si fa solo per un’acquisizione di dati che spesso rimangono fini a se stessi, ed è qui il limite che io vedo. Un vero sistema di valutazione globale dell’istituto è per ora tutto da inventare, non esiste ancora”. Il presidente del Coordinamento genitori democratici, Angela Nava, guarda invece ai genitori: “I ragazzi -ha ribadito- vedono gli Invalsi come qualcosa di assolutamente alternativo, avulso da quello che studiano regolarmente a scuola. Ma questi quiz diventano addirittura vergognosi quando in terza media entrano a far parte dell’esame, pesando con una rigida media ragionieristica sul voto finale. Il rischio più grosso -ha concluso Nava- è ritrovarseli alla maturità”.

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